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Cartolina ritrovata dopo 82 anni

Una cartolina spedita durante la Seconda Guerra Mondiale è riemersa dopo 82 anni, portando alla luce la storia di Sante Giuseppe Targa, un soldato di Isola della Scala. L'epistola, ritrovata e restituita alla nipote Giuliana Targa, ha permesso di colmare un vuoto di informazioni durato decenni riguardo al destino dello zio, morto prigioniero in Polonia.

La missiva, datata 1944, è stata recuperata da Eleonora Principe di Sommacampagna, che si occupa di restituire ai familiari cartoline e corrispondenza militare trovate nei mercatini. Grazie a un meticoloso lavoro di ricerca e all'uso dei social media, Principe è riuscita a rintracciare i discendenti di Sante Targa.

La ricerca della verità

Giuliana Targa, 77 anni, ha accolto la notizia con incredulità ed emozione. La sua famiglia non aveva mai conosciuto il luogo esatto del decesso dello zio, né la sua sepoltura. La scoperta della cartolina ha rappresentato un momento cruciale, permettendo di ricostruire gli ultimi giorni di vita di Sante e di iniziare il percorso per riportare a casa le sue spoglie.

Sante Targa, aviere arruolato nel 1941, fu catturato dai tedeschi nel settembre 1943 dopo l'armistizio. Fu internato in diversi campi di prigionia in Germania, tra cui lo Stalag II/A e lo Stalag VIII/B. La cartolina, spedita ai genitori Angelo e Argenide Stocco, mostrava un timbro postale di Isola della Scala datato 26 agosto 1944.

La tragica fine in Polonia

Il 27 gennaio 1945, Sante Targa morì a Hindenburg, oggi Zabrze in Polonia, a pochi chilometri da Auschwitz, colpito dalla scheggia di una granata. Fino a quel momento, la famiglia era convinta che fosse deceduto in Germania. La scoperta del vero luogo di morte ha aperto nuove piste per il recupero dei resti.

La nipote Vanessa, figlia di Giuliana, ha sottolineato come la ricerca fosse stata inizialmente indirizzata verso la Germania, senza risultati. Ora, grazie alle informazioni fornite da Eleonora Principe, si ipotizza che Sante possa essere sepolto in una fossa comune vicino alla chiesa di San Francesco in Polonia, con i resti potenzialmente conservati nell'ossario del cimitero militare italiano di Varsavia. Vanessa ha già avviato le procedure con il Ministero della Difesa per tentare di riportare le spoglie in Italia.

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