Condividi
AD: article-top (horizontal)

Le indagini sull'omicidio di Hekuran Cumani a Siena si chiudono con nuove accuse per Yassin Amri. Emergono dettagli su violenza, premeditazione e coinvolgimento di altre persone.

Nuove accuse per Yassin Amri a Perugia

Le indagini preliminari a Perugia delineano uno scenario di estrema violenza. La morte di Hekuran Cumani, ventitreenne di Fabriano, è ora attribuita con nuove contestazioni a Yassin Amri. Il ventunenne è già detenuto a Siena per l'omicidio.

I fatti risalgono alla notte del 18 ottobre. Una lite è scoppiata nel parcheggio del locale 110. L'alterco è degenerato rapidamente. La Procura ipotizza che la furia di Amri non si sia limitata alla vittima. Anche il fratello di Hekuran, Samuele Cumani, sarebbe stato coinvolto.

L'aggressione a Samuele Cumani e il buttafuori

Le carte giudiziarie descrivono un'azione brutale. Amri avrebbe colpito ripetutamente Samuele Cumani. Un addetto alla sicurezza del locale è indagato per lesioni aggravate. Il buttafuori avrebbe partecipato al pestaggio. Questo accadde prima che Amri accoltellasse Samuele alle gambe.

L'episodio si inserisce in un contesto di alta tensione. Pochi istanti dopo, Hekuran Cumani è stato colpito al torace. Il fendente è risultato fatale. Gli inquirenti stanno analizzando la dinamica dello scontro. L'obiettivo è separare le responsabilità dei vari partecipanti alla rissa.

Ritrovamento del coltello e nuovi reati

Un elemento chiave dell'inchiesta è il ritrovamento dell'arma del delitto. Sommozzatori hanno recuperato un coltello nel fiume Tevere. Il ritrovamento è avvenuto nei pressi di Ponte San Giovanni. Insieme al coltello, è stato recuperato il telefono cellulare di Amri.

Gli esami tecnici confermano la compatibilità dell'arma con la ferita mortale. Oltre all'omicidio e alle lesioni, Amri deve rispondere di nuovi reati. Tra questi figurano il porto abusivo di oggetti atti ad offendere. Vi è anche l'accusa di detenzione di materiale pedopornografico.

Quest'ultima contestazione deriva dall'analisi dei file multimediali. Lo smartphone conteneva immagini pedopornografiche. Queste sono state individuate dai periti informatici durante l'estrazione dei dati. L'accusa è molto grave e aggiunge un ulteriore peso alla posizione dell'indagato.

Video di minacce e spedizioni punitive

A compromettere ulteriormente la posizione di Amri sono alcuni filmati. Questi video sono stati girati la sera prima dell'omicidio. Nei filmati, Amri appare in auto. Brandisce un coltello e rivolge minacce esplicite a vari gruppi etnici. La notte del 17 ottobre, la sua banda era già stata protagonista di uno scontro violento.

Questo precedente scontro era terminato con il ferimento di altri ragazzi. Successivamente, Amri e Abid Mohamed, noto come Simo, avrebbero organizzato una ritorsione. L'obiettivo era l'esterno dell'ospedale Santa Maria della Misericordia. Lì, avrebbero minacciato di morte con le lame due rivali. Questi ultimi avevano appena ricevuto cure mediche.

Coinvolgimento della fidanzata e origine della rissa

Nell'avviso di chiusura delle indagini compare anche la fidanzata di Mohamed. La ventunenne è accusata di aver agevolato la spedizione punitiva. Avrebbe accompagnato i giovani in macchina. Lei e Mohamed rispondono di porto abusivo di armi. Mohamed è accusato anche di minacce aggravate.

Secondo la squadra mobile, Mohamed avrebbe innescato la rissa fatale. L'alterco è avvenuto fuori dal locale 110. La causa scatenante sarebbe stato un banale commento calcistico. Sarebbe stato lui a estrarre per primo un coltello. Lo avrebbe puntato alla gola degli amici dei Cumani. Questo diede il via alla sequenza di eventi culminata nel tragico epilogo.

Le indagini proseguono per chiarire ogni aspetto di questa tragica vicenda. Le nuove accuse ampliano il quadro delle responsabilità di Yassin Amri e dei suoi complici.

AD: article-bottom (horizontal)

Questa notizia riguarda anche: