A Sesto Fiorentino, le prossime elezioni amministrative vedono una sinistra frammentata con due candidati distinti e un centrodestra unito attorno alla figura di Stefania Papa. Un civico con un passato nella Lega completa il quadro politico.
Sinistra divisa su candidato sindaco
La scena politica di Sesto Fiorentino si presenta frammentata in vista delle elezioni amministrative. A sinistra, la coalizione si è spaccata. La lista civica Ecolò ha deciso di non sostenere il candidato unitario del centrosinistra. La scelta è motivata da divergenze su temi ambientali e urbanistici. Ecolò presenterà una propria candidata sindaca.
Il candidato principale del centrosinistra è Damiano Sforzi. Egli è espressione della lista civica Per Sesto. La sua candidatura è sostenuta attivamente da figure di spicco come il presidente della Regione Eugenio Giani. Anche l'ex sindaco Lorenzo Falchi di Sinistra Italiana appoggia Sforzi. La coalizione che sostiene Sforzi include il Partito Democratico, Sinistra Italiana e il Movimento 5 Stelle. Si segnala una notevole spaccatura interna al PD.
La decisione di Ecolò di correre da sola è una diretta conseguenza del mancato ricorso alle primarie. Questo metodo di selezione del candidato sindaco era atteso da Ecolò. La lista ecologista contesta la scelta di non passare dalle primarie, un processo che si svolgerà altrove, come a Pistoia. La candidata di Ecolò è Beatrice Corsi, attuale assessora all'ambiente. Lei critica l'unità del centrosinistra.
Beatrice Corsi ha dichiarato che negare le primarie ha spezzato l'unità della sinistra. Ha aggiunto che questo ha accantonato una forza ecologista come Ecolò. La lista ha inciso sulle scelte strategiche della città. Ha criticato un «patto d’acciaio» con chi contrasta le loro politiche. Si riferisce in particolare al sostegno all'ampliamento dell'aeroporto e alla costruzione di un inceneritore. Queste posizioni sono sostenute da chi appoggia Sforzi, secondo Corsi.
Centrodestra unito con Stefania Papa
Sul fronte opposto, il centrodestra ha ufficializzato la propria candidata sindaca. Si tratta di Stefania Papa. La sua candidatura è presentata come espressione di Fratelli d'Italia. La coalizione che la sostiene è ampia. Include Forza Italia, Noi Moderati e UDC. Manca invece il sostegno esplicito della Lega.
I coordinatori regionali di Fratelli d'Italia e UDC, Francesco Michelotti ed Enrico Mencattini, hanno commentato la scelta. Hanno parlato di un campo largo sempre più stretto per fame di potere. Hanno anche menzionato posizioni divergenti su temi centrali. Hanno affermato la compattezza attorno a Stefania Papa. La descrivono come una professionista affermata a livello nazionale. Sottolineano i suoi incarichi nell’Ordine dei Biologi. Evidenziano anche il suo forte radicamento sul territorio.
Marco Stella, segretario regionale di Forza Italia, e Andrea Ulmi, segretario toscano di Noi Moderati, hanno espresso fiducia. Sono certi che Papa saprà raccogliere il consenso degli elettori di centrodestra. Credono anche che intercetterà il malcontento diffuso tra i cittadini di Sesto Fiorentino. La sua figura è vista come capace di attrarre un ampio bacino di voti.
Un civico con passato nella Lega
La frammentazione non riguarda solo la sinistra. Anche il centrodestra presenta delle sfumature. Oltre al mancato appoggio esplicito della Lega a Stefania Papa, emerge un'altra figura. Si tratta di Daniele Brunori. Ex esponente della Lega, ha lasciato il partito a febbraio. Ha poi lanciato la sua lista civica, denominata Via Nova.
Brunori si definisce ora un «vero civico». Tuttavia, il suo background politico proviene dal centrodestra. La sua candidatura aggiunge un ulteriore elemento di complessità al quadro elettorale. La sua presenza potrebbe sottrarre voti sia al centrodestra tradizionale che ad altre forze politiche.
La campagna elettorale si apre ufficialmente. Mancano quasi due mesi alle votazioni del 24 e 25 maggio. Sesto Fiorentino è una piazza storicamente di centrosinistra. Questo dato emerge anche dai risultati di precedenti consultazioni. Un esempio recente è il referendum costituzionale del 22 e 23 marzo. L'affluenza fu del 73%, con il 71,5% di voti per il 'No'. La divisione a sinistra e le dinamiche interne al centrodestra saranno cruciali.