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Il bacino del Piave affronta un grave deficit idrico dell'83% a fine 2025, con precipitazioni ridotte del 57%. Questo dato allarmante, presentato da Savno, evidenzia una connessione inaspettata con la crisi ecologica dell'Amazzonia brasiliana.

Crisi idrica: Piave in ginocchio, Amazzonia a rischio

Il fiume Piave soffre una grave siccità. A fine 2025, il suo bacino idrico ha registrato un deficit dell'83%. I dati provengono da Arpav, l'agenzia regionale per la protezione ambientale. Le precipitazioni sono crollate del 57% rispetto alla media storica. Questo valore fotografica la crescente vulnerabilità delle riserve idriche locali. Anche gli accumuli nevosi sulle Dolomiti sono a rischio. Una delle spiegazioni di questa crisi si trova a migliaia di chilometri di distanza. Il bioma dell'Amazzonia brasiliana è sull'orlo del collasso.

Il progetto «Radici nella corrente: vivere e resistere lungo i fiumi d’Amazzonia» indaga questo legame. L'iniziativa è sostenuta da Savno, Alto Trevigiano Servizi (ATS) e Piave Servizi. L'obiettivo è studiare il rapporto tra la biodiversità amazzonica e le comunità native. La presentazione si è tenuta martedì 24 marzo. L'evento si è svolto sulle sponde del Piave, precisamente a Negrisia. Questo luogo è stato scelto per sottolineare il legame tra ecosistemi apparentemente distanti. Si vuole evidenziare il tema della salvaguardia delle risorse nel nostro territorio.

Spedizione in Amazzonia: reportage e connessioni

La spedizione è iniziata lo scorso 20 gennaio. I protagonisti sono la giornalista ambientale Valeria Barbi e il fotografo documentarista Davide Agati. Hanno partecipato al progetto «WANE - We Are Nature Expedition». Hanno navigato con un'imbarcazione pubblica a motore. Hanno percorso il Rio Negro nello stato di Amazonas. Hanno anche navigato il Rio Jauaperi nello stato di Roraima. Successivamente, hanno vissuto per quasi due settimane in un tratto considerato ancora intatto dell'Amazzonia. Questo è avvenuto nel villaggio di Xixuau.

La comunità di Xixuau è composta da ribeirinhos, ovvero rivieraschi. Molti di loro si considerano coboclos. Questa definizione indica persone con origini africane, europee (soprattutto portoghesi) e indigene. La seconda parte del progetto si è svolta lungo il Rio delle Amazzoni. Barbi e Agati hanno navigato fino a Belém, capitale dello stato del Pará. Hanno utilizzato un recreio, un tipo di imbarcazione locale. A Belém, hanno documentato la massiccia deforestazione. Questa avviene per ricavare legname. Serve anche a fare spazio all'allevamento estensivo di bestiame e alla coltivazione di soia.

Deforestazione amazzonica: impatto globale sul clima

La deforestazione sta trasformando l'Amazzonia. Da assorbitore di carbonio, sta diventando una fonte di emissioni di CO2. Si stima che l'Amazzonia sudamericana emetta circa 1,51 miliardi di tonnellate di CO2 all'anno. Questo processo accelera il riscaldamento globale. Il cambiamento climatico colpisce anche l'Europa. La compattazione del suolo, causata dalla deforestazione, aggrava ulteriormente il problema. Questo fenomeno aumenta le emissioni di ossido di azoto. L'ossido di azoto è un altro gas serra potente. Il suo aumento contribuisce ulteriormente al riscaldamento globale.

La conclusione della spedizione segna l'inizio di una nuova fase. I dati raccolti da Davide Agati sono preziosi. Le immagini e le testimonianze diventeranno parte di un percorso didattico. Questo percorso sarà presentato nelle scuole del territorio trevigiano. L'obiettivo è sensibilizzare gli studenti. Vogliono far capire le connessioni tra azioni locali e impatti globali. La crisi idrica nel Piave e la deforestazione in Amazzonia sono due facce della stessa medaglia. La gestione insostenibile delle risorse naturali ha conseguenze a cascata.

Savno: «Trasformazione culturale per le nuove generazioni»

Il presidente di Savno, Stefano Faè, ha commentato l'iniziativa. «Vogliamo innescare una trasformazione culturale», ha dichiarato. L'obiettivo è mostrare alle nuove generazioni. Vogliono dimostrare, dati alla mano, che una scelta compiuta qui ha un effetto visibile in un villaggio remoto. Questo aiuta a superare la logica dei cluster territoriali. Si comprende che le sfide del clima e della biodiversità sono globali. Con dati freschi e testimonianze dirette, l'obiettivo è rendere gli studenti dei reporter del territorio. Saranno loro a diffondere la consapevolezza.

Faè ha sottolineato l'importanza di collegare le problematiche locali con quelle globali. La crisi idrica nel Veneto, esemplificata dal Piave, non è un problema isolato. È parte di un sistema ecologico interconnesso. La deforestazione in Amazzonia, con le sue enormi implicazioni climatiche, ha ripercussioni anche sul nostro territorio. La presentazione del progetto a Negrisia, sulle rive del Piave, serve proprio a rafforzare questo concetto. La salvaguardia delle risorse idriche e della biodiversità richiede una visione olistica.

Piave Servizi: «L'acqua è un ecosistema vivente interconnesso»

Antonella De Giusti, consigliere di Piave Servizi, ha aggiunto il suo punto di vista. «È affascinante osservare come per le comunità amazzoniche, i fiumi sono molto più che semplici corsi d'acqua», ha affermato. I fiumi sono infrastrutture vitali. Permettono il trasporto. Sostengono la pesca. Collegano popolazioni isolate. L'acqua non è un dato per scontato. È l'elemento di un ecosistema vivente interconnesso. In questo senso, il ruolo attivo delle comunità locali nella difesa del suolo e dell'acqua diventa cruciale. I nativi guidano iniziative innovative di conservazione. Utilizzano la conoscenza locale. Promuovono mezzi di sussistenza sostenibili. Questo approccio dimostra come il coinvolgimento diretto della popolazione sia fondamentale.

De Giusti ha evidenziato il valore della conoscenza indigena. Le comunità native dell'Amazzonia possiedono un sapere ancestrale sulla gestione sostenibile delle risorse naturali. Questo sapere è fondamentale per la conservazione degli ecosistemi. La loro lotta contro la deforestazione e per la tutela dei fiumi è un esempio per tutti. Il loro legame profondo con la natura è un monito. Dobbiamo imparare a considerare l'acqua non solo come una risorsa da sfruttare, ma come un elemento vitale di un sistema complesso.

ATS: «Responsabilità non più rimandabile, serve visione condivisa»

Il presidente di ATS, Fabio Vettori, ha concluso il ciclo di interventi. «Il quadro che emerge da questi dati e dalle testimonianze raccolte lungo il Rio delle Amazzoni ci richiama a una responsabilità non più rimandabile», ha dichiarato. La gestione dell'acqua non può più essere letta solo in chiave locale. Deve essere vista come parte di un sistema interconnesso. Anche equilibri lontani incidono direttamente sulle nostre risorse. Come gestori del servizio idrico, siamo chiamati a rafforzare resilienza e pianificazione. Dobbiamo anche promuovere maggiore consapevolezza. Solo attraverso una visione condivisa sarà possibile garantire la sostenibilità della risorsa nel lungo periodo.

Vettori ha sottolineato la necessità di un approccio integrato. La gestione delle risorse idriche richiede una pianificazione a lungo termine. È fondamentale aumentare la resilienza dei sistemi di approvvigionamento. La consapevolezza pubblica è un pilastro essenziale. Educare i cittadini sull'importanza della risorsa idrica e sulle minacce che la circondano è un dovere. La collaborazione tra enti gestori, istituzioni e cittadini è la chiave per affrontare le sfide future. La crisi idrica è una realtà che richiede azioni concrete e immediate.

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