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Un giovane operaio di 22 anni ha perso la vita sul lavoro presso la ditta Boldrin a Selvazzano. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato un presidio per chiedere maggiore sicurezza e responsabilità.

Presidio sindacale davanti alla ditta Boldrin

Nella mattinata di venerdì 27 marzo, le insegne di Cgil, Cisl e Uil hanno sventolato davanti ai cancelli della ditta Anselmo Boldrin. La sede dell'azienda metalmeccanica si trova a Caselle di Selvazzano. L'iniziativa dei sindacati è giunta a pochi giorni da un tragico evento. Cinque giorni prima, un giovane operaio di soli 22 anni, Mamour Mbow Pape, ha perso la vita. L'incidente è avvenuto mentre il ragazzo stava tentando di rabboccare il liquido lubrificante all'interno di un macchinario in funzione. La notizia ha scosso profondamente la comunità locale e il mondo del lavoro.

La morte del giovane ha riacceso i riflettori sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Le organizzazioni sindacali hanno voluto esprimere il loro sdegno e la loro preoccupazione con questa manifestazione. La presenza dei rappresentanti sindacali davanti all'azienda sottolinea la gravità della situazione. L'obiettivo è sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni. Si chiede un intervento deciso per prevenire futuri incidenti. La ditta Boldrin, specializzata nella lavorazione dei metalli, è ora al centro dell'attenzione. L'episodio solleva interrogativi sulle procedure di sicurezza adottate.

Sicurezza sul lavoro: un appello urgente dalle sigle sindacali

Massimo Zanetti, coordinatore della sede padovana di Uil Veneto, ha espresso il suo profondo rammarico per l'accaduto. «Ciò che è successo ci sconvolge», ha dichiarato. «Non possiamo piangere così spesso la morte di un lavoratore». Zanetti ha sottolineato la necessità di affrontare il tema della sicurezza sul lavoro con la massima serietà. Ha definito «inaccettabile» il numero di decessi che si registrano ogni anno in Italia. Si parla di oltre mille vite spezzate. Le responsabilità, secondo il sindacalista, sono spesso complesse. Tuttavia, l'appello di Uil si rivolge principalmente alle istituzioni. «Serve fare molto di più di quello che si è fatto finora», ha insistito.

Il segretario di Uil Veneto ha anche lanciato un invito a ripensare i ritmi di lavoro. Propone un «Veneto più lento». Questo approccio potrebbe contribuire a ridurre gli incidenti. Nel caso specifico, l'incidente sarebbe avvenuto perché il giovane non ha fermato completamente il macchinario. Ha solo diminuito la velocità durante l'operazione di manutenzione. «Non possiamo più accettarlo, ci vuole un sussulto di dignità e speranza», ha concluso Zanetti. La sua dichiarazione evidenzia la frustrazione dei sindacati di fronte a tragedie ricorrenti. La richiesta è di un cambio di passo concreto.

Le richieste di Cgil e Cisl per prevenire le tragedie

Gianluca Badoer, segretario generale della Cgil di Padova, ha definito la situazione «senza parole». Secondo la sua analisi, l'incidente sarebbe stato «evitabile». Questo sarebbe stato possibile se l'azienda avesse adottato un impianto automatico per la lubrificazione dei macchinari. Badoer ha evidenziato la necessità di agire con fermezza. Ha proposto «istituendo una procura speciale e facendo pagare chi ha piena responsabilità». Ha aggiunto con amarezza: «I soldi non restituiranno mai la vita di un ventiduenne». Le sue parole sono un grido di dolore e di denuncia. La Cgil padovana chiede giustizia e prevenzione.

Samuel Scavazzin, segretario generale della Cisl Padova-Rovigo, ha espresso stanchezza. «Siamo stanchi di doverci ritrovare in occasione di queste tragedie», ha affermato. Ha lanciato un appello corale: «Tutti, dalle parti datoriali a noi sindacati, fino alla politica, dobbiamo fare di più, serve un cambiamento culturale profondo». Scavazzin ha posto l'accento sull'importanza di rafforzare gli organici dello Spisal. Questo permetterebbe di incrementare i controlli. Soprattutto, si punta a controlli «preventivi». La formazione continua è un altro pilastro fondamentale. È prevista dal decreto legislativo 81/2008. La formazione riguarda sia i datori di lavoro, che devono capire la sicurezza come risorsa e non come costo. Sia i lavoratori, che devono essere consapevoli dei rischi. Infine, Scavazzin ha sottolineato il ruolo cruciale degli Rls (Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) e Rlst (Rappresentanti dei Lavoratori Territoriali). Il loro ruolo va valorizzato, come previsto dalla legge sulla partecipazione.

Un appello congiunto per una maggiore responsabilità

Michele Iandiorio, segretario generale della Fiom Cgil, ha rivolto un appello congiunto. Si rivolge sia alle imprese che ai lavoratori. Le prime devono «investire in sicurezza». I secondi devono «fermarsi quando non ci sono le condizioni per lavorare» in sicurezza. L'intervento delle istituzioni è considerato fondamentale. Devono «dare responsabilità certe». Sul luogo del presidio era presente anche una delegazione del partito Rifondazione Comunista. Il segretario generale, Daniele Ruffini, ha definito l'episodio «un altro omicidio sul lavoro». Ha aggiunto che questa morte si aggiunge a quelle di un modello basato sulla precarietà. Un modello che schiaccia le condizioni dei lavoratori. Un modello che mette al centro il profitto e l'impresa. Ruffini ha delineato alcune soluzioni. Tra queste: l'aumento dei controlli, la formazione del personale, l'abolizione delle leggi che generano precarietà. Inoltre, sono necessari investimenti in sicurezza. Infine, l'introduzione di una norma che punisca il reato di omicidio sul lavoro in caso di responsabilità accertate.

La tragedia di Mamour Mbow Pape a Selvazzano, presso la ditta Boldrin, ha messo in luce le criticità persistenti nel panorama della sicurezza lavorativa in Italia. Le dichiarazioni dei rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl e Uil, unite all'intervento di Rifondazione Comunista, disegnano un quadro preoccupante. Le richieste convergono su un punto fondamentale: la necessità di un cambiamento radicale. Non si tratta solo di applicare norme esistenti, ma di promuovere una cultura della sicurezza. Una cultura che veda la prevenzione come priorità assoluta. L'investimento in sicurezza non deve essere percepito come un costo. Deve essere considerato un valore irrinunciabile. La formazione continua e il rafforzamento degli organi di vigilanza come lo Spisal sono passi concreti. L'obiettivo è ridurre drasticamente il numero di incidenti. La morte di un giovane operaio è una perdita inaccettabile per la società. Le istituzioni sono chiamate a rispondere con azioni concrete. La responsabilità deve essere chiara e sanzionata. Solo così si potrà sperare in un futuro lavorativo più sicuro per tutti.

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