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Cinque detenuti sono stati assolti a Santa Maria Capua Vetere perché il cellulare trovato in cella era inutilizzabile. La difesa ha dimostrato che il dispositivo era privo di componenti essenziali per la comunicazione.

Assoluzione per cellulare in cella a Santa Maria Capua Vetere

Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso una sentenza di assoluzione. Cinque persone detenute erano accusate di aver posseduto un dispositivo idoneo alla comunicazione. La formula adottata è stata «il fatto non sussiste». Questo significa che il reato contestato non è stato riconosciuto dai giudici. La vicenda ha avuto origine durante una perquisizione all'interno del carcere cittadino.

Gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno rinvenuto un telefono cellulare. La sua presenza all'interno di una cella ha portato alla denuncia di tutti i detenuti presenti in quel momento. L'accusa, rappresentata dalla Procura, aveva richiesto una condanna per ciascuno degli imputati. La difesa ha però presentato argomentazioni solide.

La difesa: dispositivo non utilizzabile

Gli avvocati difensori, **Gaetano Aufiero** e **Carmine Lanzillo**, hanno basato la loro strategia su un elemento cruciale. Hanno evidenziato che il telefono cellulare ritrovato era completamente privo di batteria. Mancava anche la scheda SIM e il relativo cavo di alimentazione. Di conseguenza, il dispositivo non era in grado di funzionare in alcun modo.

I legali hanno sostenuto che un oggetto del genere non poteva essere considerato «idoneo» a stabilire comunicazioni con l'esterno. Questo requisito è fondamentale per configurare il reato previsto dalla legge. Hanno citato una precedente sentenza della Cassazione per rafforzare la loro tesi.

Precedente della Cassazione determinante

La difesa ha fatto riferimento a una pronuncia della VI Sezione Penale della Corte di Cassazione. Questa sentenza, risalente al **2025**, aveva chiarito un punto importante. L'articolo **391-ter** del codice penale si applica solo ai dispositivi «immediatamente utilizzabili per la comunicazione con l'esterno». Un telefono privo di componenti essenziali, come batteria e SIM, non soddisfa tale condizione.

Il giudice monocratico ha accolto pienamente le argomentazioni della difesa. Le motivazioni dettagliate della sentenza non sono ancora state rese note. Sarà necessario attendere il deposito delle stesse per comprendere appieno il percorso logico seguito dal Tribunale. Si potrà così valutare l'influenza del precedente della Cassazione sulla decisione finale.

Dettagli del ritrovamento e della sentenza

Il ritrovamento del telefono è avvenuto nel carcere di **Santa Maria Capua Vetere**. L'azione degli agenti della Polizia Penitenziaria ha portato alla scoperta dell'apparecchio. Immediatamente sono scattate le procedure di denuncia per i detenuti presenti. La Procura ha poi avanzato richiesta di condanna per tutti.

La difesa ha contestato la configurabilità del reato. Ha dimostrato l'inutilizzabilità del dispositivo. L'assenza di batteria, SIM e cavo di alimentazione ha reso il telefono un oggetto inerte. Non poteva essere impiegato per comunicazioni illecite o per scambiare informazioni con l'esterno. La sentenza di assoluzione conferma questa interpretazione.

La Corte di Cassazione, con una sua precedente decisione, aveva già delineato i confini dell'applicabilità dell'articolo **391-ter**. La norma mira a prevenire l'uso di strumenti di comunicazione non autorizzati all'interno degli istituti penitenziari. Tuttavia, l'utilizzabilità effettiva del dispositivo è un elemento chiave. Un telefono non funzionante non rappresenta una minaccia concreta.

Il Tribunale di **Santa Maria Capua Vetere** ha quindi applicato questo principio. L'assoluzione dei cinque detenuti sottolinea l'importanza della prova concreta dell'idoneità del dispositivo. La difesa ha saputo sfruttare questo aspetto per ottenere un esito favorevole. Si attende ora la pubblicazione delle motivazioni per un'analisi completa.

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