Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, respinge le critiche sul progetto del nuovo stadio e afferma la sua volontà di decidere. Difende il prezzo di vendita dell'area e i tempi dell'avviso pubblico, sottolineando i benefici per la città.
Sala: "Non sono un passacarte per Milano"
Il primo cittadino di Milano, Giuseppe Sala, ha rivendicato con fermezza il via libera al progetto del nuovo stadio. Ha difeso l'operato del Comune e dei suoi dirigenti. Ha dichiarato, tramite un post su Instagram, che «questa città non merita un sindaco passacarte. E speriamo non lo avrà mai».
Sala ha spiegato che avrebbe potuto rimandare la decisione al prossimo sindaco. Questo avrebbe permesso ai milanesi di vedere partire i lavori per il nuovo stadio di Roma, mentre a Milano si sarebbero prolungati i dibattiti. Ha però sottolineato che questa non sarebbe stata una sua scelta.
Il Comune difende il progetto stadio
Il giorno dopo le accuse della Procura sulla turbativa d'asta e le rivelazioni di segreto relative all'avviso pubblico sul futuro dell'area di San Siro, il sindaco ha cercato di chiarire alcuni dubbi. La linea del Comune è chiara: nessun passo indietro o autocritica. Palazzo Marino è convinto che il progetto del nuovo stadio di Milan e Inter e la rifunzionalizzazione dell'area dove sorge il «Giuseppe Meazza» fosse la strada migliore.
Sala ha affrontato la questione della necessità di un nuovo impianto. Ha ricordato che l'opzione della ristrutturazione del vecchio stadio era stata ipotizzata. Tuttavia, la posizione dei club era ed è chiarissima: o un nuovo stadio o l'addio a Milano. Il sindaco ha dichiarato di preferire «Milano con un nuovo stadio».
Prezzo di San Siro e tempi dell'avviso
Il secondo punto affrontato dal sindaco riguarda il prezzo di vendita dell'attuale stadio e dell'area di 280 mila metri quadrati ai club: 197 milioni di euro. Per i contrari al progetto, si tratterebbe di una «svendita». Sala ha replicato che sono state effettuate due valutazioni. La prima dall'Agenzia delle Entrate, la seconda dal Politecnico e Bocconi, che avrebbero indicato un prezzo persino più basso.
Il terzo punto riguarda i 35 giorni concessi a eventuali privati interessati ad affiancare altri progetti all'area di San Siro. La Procura ha definito questo termine «brevissimo». Sala ha spiegato che i 35 giorni erano previsti solo per una generica manifestazione di interesse. Se fosse pervenuta qualche manifestazione, si sarebbe stabilito un termine congruo per formulare un'offerta.
La Legge Stadi e le critiche politiche
Infine, il sindaco ha ribadito che la Legge Stadi «ammette, anzi promuove» le interlocuzioni tra Comune e club. Questo ha permesso di modificare il primo progetto presentato dalle società, a favore del Comune. Le pretese edificatorie sono state dimezzate, il 50% della superficie sarà a verde, la capienza è rimasta a 70 mila posti e le infrastrutture sono finanziate dalla vendita.
Non sono mancate le reazioni politiche. Il capogruppo di FdI in Comune, Riccardo Truppo, ha invocato le dimissioni del sindaco. Enrico Marcora, altro esponente di Fratelli d'Italia, ha ipotizzato un danno erariale per il Comune. Dalla maggioranza di centrosinistra, Alessandro Giungi ha definito inaccettabile la sottoposizione di atti frutto di «collaborazione» tra Comune e club.
Questa notizia riguarda anche: