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La chiusura dello Stretto di Hormuz crea instabilità energetica globale. Donald Trump impone la riapertura come condizione per la fine del conflitto, ma l'Europa è più esposta degli USA.

La guerra in Medio Oriente e le promesse mancate

Il conflitto contro l'Iran non sta dando i risultati sperati. Le previsioni iniziali sulla rapida caduta del regime e la neutralizzazione delle capacità di risposta iraniane si sono rivelate errate. La Casa Bianca aveva ricevuto stime considerate irrealistiche da alcuni consiglieri. Queste proiezioni, presentate da Benjamin Netanyahu a Donald Trump, non si sono concretizzate.

La strategia bellica, promossa congiuntamente da Washington e Tel Aviv, sembra aver fallito. L'obiettivo di mantenere aperto lo Stretto di Hormuz non è stato raggiunto. La situazione attuale evidenzia un netto scostamento dagli obiettivi prefissati all'inizio delle operazioni militari.

Lo Stretto di Hormuz: da snodo libero a controllo iraniano

Prima del conflitto, lo Stretto di Hormuz era un passaggio marittimo internazionale. L'Iran e l'Oman ne condividevano la vicinanza geografica. Il principio della libera navigazione garantiva il transito. Oggi la situazione è drasticamente cambiata.

Teheran esercita un controllo effettivo sullo stretto. L'Iran decide chi può transitare. Impone tariffe elevate per il passaggio. Dove prima il transito era gratuito, ora si pagano somme ingenti. Le condizioni sono dettate da Teheran, con coperture militari a supporto.

Questo snodo vitale gestisce circa il 20% del petrolio e del gas mondiale. È stato trasformato in una risorsa controllata da un singolo attore. La libera circolazione delle risorse energetiche è compromessa.

Conseguenze economiche: l'Europa più vulnerabile

Le implicazioni di questa situazione sono potenzialmente gravissime. L'Iran ha compreso il proprio potere. Non si misura solo in termini militari. La capacità di condizionare il mercato energetico è una nuova leva strategica. Può mettere in ginocchio le borse mondiali.

L'aumento dei prezzi del petrolio e del gas è una conseguenza diretta. Anche i noli e i premi assicurativi salgono. Il rischio percepito dagli operatori aumenta notevolmente. L'instabilità si trasferisce dal Golfo ai mercati internazionali. L'Iran valuta pedaggi fino a 2 milioni di dollari per nave.

Il regime iraniano ha compreso di avere uno strumento potente. Può incidere direttamente sulla vita dei suoi nemici occidentali. Questa consapevolezza era assente prima del conflitto. Ora è una realtà concreta.

USA vs Europa: un divario energetico crescente

Paradossalmente, gli Stati Uniti subiscono meno di quanto subisca l'Europa. Nel 2025, gli USA hanno raggiunto record nella produzione di petrolio e gas naturale. Continuano a esportare carburanti raffinati. L'Unione Europea, invece, rimane un grande importatore netto di energia.

Nel 2024, la dipendenza energetica estera dell'UE era al 57%. Nel 2025, l'Unione ha importato 723,3 milioni di tonnellate di prodotti energetici. La differenza si riflette sui prezzi alla pompa. Il 6 aprile, la benzina media USA costava circa 0,93 euro al litro.

In Italia, il 9 aprile, la benzina self-service si attestava tra 1,78 e 1,82 euro al litro. Il divario sul diesel è simile. Negli USA circa 1,27 euro al litro, in Italia tra 2,15 e 2,21 euro. L'Europa è significativamente più colpita dall'aumento dei costi energetici.

Trasporto aereo: l'Europa in maggiore affanno

Anche nel settore del trasporto aereo, l'asimmetria è evidente. Il carburante incide per il 25-30% sui costi operativi delle compagnie aeree. L'Europa è molto più esposta a questa problematica.

Nel 2025, l'UE ha importato 616.600 barili al giorno di jet fuel. Una quota significativa, tra il 43% e oltre la metà, proveniva dal Golfo o dal Medio Oriente. Gli Stati Uniti, al contrario, dispongono di una vasta base produttiva e di raffinazione interna.

Pur pagando il carburante più caro, gli USA subiscono principalmente uno shock di prezzo. Non affrontano la stessa minaccia di scarsità fisica che incombe sugli aeroporti europei. La vulnerabilità europea è quindi accentuata.

La richiesta di Trump: riaprire Hormuz per l'alleanza

Nonostante lo Stretto di Hormuz colpisca meno gli USA, Donald Trump ha posto la sua riapertura come condizione essenziale. Questa richiesta è legata alla fine della guerra in corso. Esiste una distinzione tra crisi politica e alleanza operativa.

Trump può criticare la NATO e le sue esitazioni. Tuttavia, riconosce l'importanza strategica della rete alleata. Le tensioni tra Washington e gli alleati europei sono reali. Le esitazioni europee a un coinvolgimento diretto nella crisi iraniana lo dimostrano.

Molti alleati continuano a offrire supporto, come ricordato da Rutte. Questa contraddizione, tipica di un presidente imprevedibile, è fondamentale. I rapporti politici sono deteriorati, ma l'alleanza militare funziona ancora. L'insistenza di Trump sullo Stretto di Hormuz va letta in questo contesto. Tuttavia, il danno è già fatto e potrebbe essere troppo tardi per rimediare.

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