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Fratelli d'Italia critica la gestione della peste suina africana in Emilia-Romagna, evidenziando un peggioramento della situazione rispetto a Lombardia e Piemonte. Si chiede un intervento più deciso, specialmente nelle aree parco, per proteggere il comparto suinicolo.

Critiche alla gestione regionale della peste suina

La gestione della peste suina africana in Emilia-Romagna è oggetto di forti critiche da parte di Fratelli d'Italia. I consiglieri Giancarlo Tagliaferri (regionale) e Giampaolo Maloberti (comunale di Rivergaro) evidenziano una marcata differenza di approccio e risultati rispetto ad altre regioni. Mentre Lombardia e Piemonte sembrano ridurre progressivamente le restrizioni grazie a strategie basate su abbattimenti mirati e controllo della fauna selvatica, in Emilia-Romagna si assiste a un peggioramento della situazione. Questo si traduce in un aumento delle aree colpite dal virus e in nuove difficoltà per gli allevatori.

La provincia di Piacenza, in particolare, è al centro delle preoccupazioni. Alcuni comuni sono passati da zona bianca a zona 1, e altri da zona 1 a zona 2. Tale progressione normativa comporta un inevitabile deprezzamento dei suini. Le aziende agricole si trovano così a operare in condizioni sempre più penalizzanti. I dati disponibili sembrano confermare le perplessità sollevate da Fratelli d'Italia. Gli annunci della Regione, secondo gli esponenti del partito, non si stanno traducendo in risultati concreti. La strategia attuale non sta funzionando come dovrebbe, necessitando di un ripensamento sostanziale.

Il problema delle aree parco e il modello abbandonato

Un aspetto particolarmente critico sollevato riguarda la gestione delle aree parco. Nel corso del 2023, la Polizia provinciale di Piacenza aveva collaborato con associazioni agricole, mondo venatorio e Atc per creare una cabina di regia. Questo organismo permetteva di applicare criteri operativi omogenei sia all'interno che all'esterno dei parchi per i piani di controllo della fauna. Tale modello rappresentava un patrimonio di esperienza e collaborazione, dimostratosi efficace nel contenimento del virus. Tuttavia, questo approccio collaborativo è stato progressivamente abbandonato, secondo quanto riportato da Fratelli d'Italia.

Le conseguenze di questa scelta sono evidenti e preoccupanti. Gli abbattimenti all'interno delle aree parco risultano insufficienti. I cinghiali, identificati come i principali vettori del virus della peste suina africana, continuano a diffondere la malattia. Le aree parco si trasformano così in vere e proprie sacche di rischio, vanificando gli sforzi compiuti altrove. La mancanza di un controllo efficace in queste zone strategiche aggrava la situazione generale, rendendo più complessa l'eradicazione del virus e il ripristino della normalità per il settore.

Richiesta di un intervento deciso e cambio di passo

Di fronte a questo scenario, Fratelli d'Italia lancia un appello per un intervento deciso e un cambio di passo immediato. I consiglieri Tagliaferri e Maloberti chiedono che la struttura commissariale assuma un ruolo ancora più incisivo. È fondamentale una collaborazione più stretta con il mondo venatorio, estendendo l'efficacia delle azioni anche alle aree parco. Si critica un approccio ideologico che rischia di penalizzare l'economia locale e di mettere in grave difficoltà un comparto strategico come quello suinicolo. L'industria suinicola piacentina, infatti, rappresenta un'eccellenza del territorio e un motore economico importante.

La richiesta è chiara: superare le inefficienze e le strategie che non portano risultati. Non bastano più proclami o annunci di intenti. Servono interventi mirati e concreti, capaci di invertire la tendenza negativa. Piacenza non può continuare a pagare il prezzo di una gestione inefficace della peste suina africana. La provincia piacentina, con la sua vocazione agricola e zootecnica, merita un'attenzione particolare e politiche sanitarie più efficaci. La peste suina africana rappresenta una minaccia seria non solo per la salute animale, ma anche per l'economia e l'occupazione del territorio.

Il contesto della peste suina africana in Italia

La peste suina africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce i suini domestici e selvatici. Non rappresenta un rischio per la salute umana, ma ha un impatto devastante sull'economia dei paesi colpiti, a causa delle restrizioni commerciali e dei costi legati alle misure di contenimento. Il virus si diffonde principalmente attraverso il contatto diretto tra animali infetti, il consumo di carne contaminata o il contatto con materiali e superfici contaminate. I cinghiali selvatici sono considerati il principale serbatoio del virus in Europa, facilitandone la diffusione.

L'Italia ha affrontato focolai di PSA fin dal 2022, inizialmente concentrati in Liguria e Piemonte. Successivamente, il virus si è diffuso in altre regioni, tra cui la Sardegna (dove la malattia era endemica da decenni), la Lombardia e, appunto, l'Emilia-Romagna. La gestione della malattia richiede un approccio coordinato che coinvolga diverse istituzioni: il Ministero della Salute, gli assessorati regionali all'agricoltura e alla sanità, gli istituti zooprofilattici sperimentali, le autorità sanitarie locali, la Polizia provinciale e il mondo venatorio. Le misure di controllo includono la sorveglianza attiva, i piani di abbattimento selettivo dei cinghiali, la biosicurezza negli allevamenti e le restrizioni alla movimentazione degli animali e dei prodotti a base di carne suina.

Le differenze di approccio tra le regioni, come evidenziato da Fratelli d'Italia, possono dipendere da vari fattori. Tra questi, la diversa densità di popolazione suina, la presenza e la gestione della fauna selvatica, le risorse dedicate alle attività di controllo e la capacità di coordinamento tra i diversi attori coinvolti. La provincia di Piacenza, situata in una zona di transizione tra aree più colpite e aree meno interessate, si trova in una posizione delicata. La sua economia, fortemente legata alla produzione di salumi DOP come la Coppa Piacentina, la Salumeria Piacentina e la Pancetta Piacentina, è particolarmente vulnerabile agli effetti della peste suina africana. La salvaguardia di queste eccellenze agroalimentari richiede strategie efficaci e tempestive.

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