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La cooperazione sociale in Romagna genera un valore di oltre 347 milioni di euro impiegando circa 5.500 persone. L'assemblea di Legacoop Romagna a Faenza ha discusso le sfide del settore, tra cui la carenza di personale qualificato e la necessità di nuovi accordi con gli enti pubblici.

Assemblea cooperative sociali a Faenza

Le cooperative sociali della Romagna si sono riunite in assemblea. L'incontro si è svolto a Faenza, presso la sede di Zerocerchio. L'obiettivo era discutere l'evoluzione del settore. Questo comparto interviene nella vita quotidiana delle persone. Risolve problematiche che riguardano l'intera collettività.

Sono state presenti quarantacinque cooperative associate. Queste operano nelle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini. Rappresentano il 7% del totale regionale dell'Emilia-Romagna. Di queste, 26 offrono servizi socio-educativi. Altre 11 si dedicano all'inclusione lavorativa dei soci. Le restanti 8 svolgono entrambe le tipologie di attività.

Il valore della produzione complessiva supera i 347 milioni di euro. I lavoratori impiegati sono circa 5.500. I soci e le socie sono più di 6.400. Questi dati evidenziano la rilevanza economica del settore.

Sfide e priorità del comparto cooperativo

Il dibattito ha messo in luce le criticità attuali. Tra queste spiccano l'invecchiamento della popolazione e la denatalità. Si affrontano anche temi come l'integrazione multiculturale e le doppie diagnosi. La questione dell'abitare e le nuove fragilità sono altrettanto centrali. Molte di queste fragilità non sono ancora certificate ufficialmente.

Sono emerse critiche riguardo ai bandi di gara. Questi spesso non riconoscono la specificità delle cooperative sociali. Si nota una confusione con altre forme di organizzazione. Inoltre, si assiste a una crescente concorrenza. Questo fenomeno assume una dimensione inedita per il settore.

Tra le priorità discusse, vi è la contrattazione territoriale. Si vuole dare nuova vita al modello di integrazione. Questo modello ha storicamente caratterizzato l'Emilia-Romagna. L'obiettivo è evitare che diventi un mero strumento di risparmio per gli enti pubblici.

Personale, identità e comunicazione: i nodi cruciali

La difficoltà nel reperire personale qualificato è un problema serio. Mancano figure come operatori socio-sanitari, infermieri, educatori e autisti. Questo deficit richiede un'attenzione particolare ai salari. L'obiettivo è evitare che l'urgenza attuale si trasformi in un'emergenza. Le ricadute sui servizi sarebbero significative.

È necessario un nuovo patto con gli enti pubblici e gli amministratori. Si deve lavorare sull'identità e sulla comunicazione. Questo permetterà di attrarre nuovamente il mondo del lavoro. Sarà fondamentale per essere riconosciuti dalle istituzioni e dall'opinione pubblica.

Le responsabili di settore, Elisabetta Cavalazzi e Simona Benedetti, hanno sottolineato questo aspetto. «La cooperazione sociale vuole tornare a essere protagonista nella definizione delle strategie che la riguardano», affermano. I cittadini apprezzano la qualità dei servizi offerti. Si desidera che associno questa qualità allo strumento cooperativo.

Per essere riconosciuti come attori dell'economia sociale, è fondamentale investire sull'identità. Bisogna essere coerenti con i valori della mission originaria. La comunicazione deve valorizzare lo straordinario apporto delle cooperative sul territorio. Il settore dimostra una comprovata capacità di innovazione e sperimentazione.

Da qui può partire una nuova e più efficace interlocuzione con gli enti pubblici. Si punta a creare progettualità che mettano in rete diverse attività e professionalità. Si vuole anche rafforzare la cooperazione tra cooperative sociali e imprese di altri settori. L'obiettivo è condividere know-how e sviluppare nuovi servizi.

Il futuro della cooperazione sociale

Il presidente di Legacoopsociali nazionale, Massimo Ascari, ha evidenziato l'importanza della missione. «L'identità della cooperazione sociale nasce dalla sua missione», ha dichiarato. Questa missione è sancita negli statuti: rispondere ai bisogni crescenti delle persone. Al contempo, si mira a offrire le migliori condizioni di lavoro ai soci e ai lavoratori.

Questi meritano il riconoscimento del loro impegno e della loro professionalità. Ciò si traduce in tariffe e bandi equi da parte dei committenti. Il mondo del sociale è oggi molto ampio. Non vi sono solo le cooperative.

È importante evitare che il settore finisca per rispondere a logiche diverse da quelle storiche. Non si deve seguire il trend mediatico del momento. Il futuro dipenderà dalla capacità di sperimentare e innovare il sistema. È necessario un impegno congiunto e investimenti nella ricerca.

L'assemblea ha visto gli interventi di diversi rappresentanti. Tra questi, Patrizio Orlandi (Dialogos), Patrizia Turci (Tragitti), Stefano Damiani (Zerocerchio), Manuela Raganini (Treottouno), Monia Monti (Cils) e Pierpaolo Frontini (Ca’ Santino). Il presidente di Legacoop Romagna, Paolo Lucchi, ha introdotto i lavori. Le relazioni sono state presentate da Elisabetta Cavalazzi e Simona Benedetti. Ha concluso l'incontro Massimo Ascari.

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