Una vasta operazione ha smantellato una complessa rete illegale dedita alla produzione e distribuzione di sigarette in Friuli. L'indagine ha rivelato una fabbrica altamente tecnologica e coinvolto decine di persone, con un giro d'affari milionario.
Scoperta un'imponente industria clandestina di sigarette
È stata individuata una vera e propria industria clandestina di sigarette. L'attività si estendeva tra le località di Gonars, Remanzacco e Buttrio. Le modalità operative e le dimensioni sono senza precedenti per la regione Friuli Venezia Giulia. Il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Trieste ha condotto l'operazione. La Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo giuliano ha coordinato le indagini. L'indagine ha svelato un'organizzazione criminale complessa. Coinvolgeva sia cittadini italiani che stranieri. L'obiettivo era la produzione e la distribuzione illegale di sigarette. La distribuzione avveniva su scala europea.
La fabbrica nascosta tra capannoni e scambi notturni
Il sistema illecito si basava su tre punti chiave. Questi punti erano strategicamente situati nella provincia di Udine. Un importante stabilimento produttivo si trovava a Gonars. Un deposito era presente a Remanzacco. Un'area di "exchange parking" era utilizzata a Buttrio. Quest'ultima serviva per lo scambio di rimorchi tra diversi trasportatori. Questo meccanismo veniva impiegato soprattutto durante le ore notturne. Lo scopo era rendere difficile l'identificazione della filiera di trasporto. Si impediva alle forze dell'ordine di tracciare il percorso delle merci. Veniva così ostentata la risalita al luogo di produzione.
All'interno del capannone di Gonars, le forze dell'ordine hanno fatto una scoperta sorprendente. Hanno trovato una fabbrica clandestina dotata di tecnologia avanzata. Erano presenti due linee di produzione. Queste linee potevano produrre fino a un milione di sigarette ogni giorno. Le sigarette erano perfettamente confezionate. Venivano realizzati pacchetti e stecche di marchi noti. Esempi includono Marlboro e LM.
Impianti sofisticati e produzione autonoma
Le perizie tecniche hanno rivelato dettagli impressionanti. I macchinari utilizzati erano paragonabili a quelli delle aziende produttrici ufficiali. Erano dotati di sistemi avanzati per la lavorazione e il confezionamento. Per eludere i controlli, la struttura era stata isolata acusticamente. Erano stati impiegati materiali fonoassorbenti. La fabbrica disponeva di un sistema di videosorveglianza. Questo sistema copriva sia l'interno che l'esterno. L'alimentazione elettrica era garantita da un potente generatore industriale a gasolio. Questo generatore era completamente scollegato dalla rete elettrica pubblica.
L'intero processo produttivo si svolgeva all'interno dello stabilimento. Partiva dalla lavorazione del tabacco grezzo. Arrivava fino al confezionamento finale. Erano presenti magazzini specifici per i materiali accessori. Questi includevano filtri, cartoncini e cellophane.
Operai “reclusi” e lavoro in condizioni estreme
Al momento dell'irruzione, la fabbrica era in piena attività produttiva. I militari hanno sorpreso 21 lavoratori stranieri. Erano impegnati nella produzione. Provenivano dall'Ucraina e dalla Moldavia. Risultavano irregolari sul territorio nazionale. Le indagini hanno rivelato che la manodopera viveva all'interno dello stabilimento. Le condizioni erano precarie. Era vietato loro di uscire. I ritmi di lavoro erano estremamente intensi. Gli investigatori hanno descritto la situazione come vicina alla reclusione.
Un business da 89 milioni di euro
Le indagini sono state condotte in più fasi. Hanno visto il supporto dello S.C.I.C.O. e del Comando provinciale di Udine. È stata ricostruita l'attività dell'organizzazione criminale. In circa cinque mesi di operatività, sono state prodotte 137 milioni di sigarette. Questo equivale a oltre 6,8 milioni di pacchetti. La merce veniva poi distribuita all'estero. I prezzi delle sigarette in altri paesi sono significativamente più alti rispetto all'Italia. Questo garantiva enormi margini di profitto. Il valore totale delle attività illecite è stato stimato in circa 89 milioni di euro. I costi di produzione per pacchetto erano minimi, solo pochi centesimi.
La scelta del Friuli Venezia Giulia come base operativa si è rivelata strategica. La regione offre vicinanza ai mercati europei. Dispone inoltre di importanti arterie di trasporto.
Arresti, sequestri e rete internazionale
L'inchiesta ha portato alla denuncia di 29 persone. Di queste, tre sono state arrestate. Le accuse includono associazione per delinquere, contrabbando, contraffazione e immigrazione clandestina. Sono state sequestrate oltre 77 tonnellate di sigarette e tabacco. Il valore di questo sequestro supera i 18 milioni di euro. Sono stati confiscati anche macchinari industriali per 1,5 milioni di euro. Sono stati sequestrati mezzi pesanti per oltre 200 mila euro. Le indagini suggeriscono il coinvolgimento di una società di autotrasporti. Questa società aveva sede a Trieste. Veniva utilizzata come snodo logistico per l'intera operazione. È emersa anche una rete internazionale con base nell'Europa dell'Est. Tra i beni sequestrati, un generatore industriale. Il suo valore è di circa 50 mila euro. La magistratura lo ha destinato alla Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia.