I sindaci della provincia di Ravenna esprimono forte disappunto per le modalità di un recente sopralluogo della Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico. L'iniziativa è stata definita uno "sgarbo istituzionale" e una "predeterminata azione politica", sollevando dubbi sulla reale volontà di approfondire le problematiche del territorio.
Critiche alla gestione del sopralluogo
Un'ondata di sdegno ha attraversato i comuni della provincia di Ravenna. I primi cittadini hanno manifestato la loro insoddisfazione riguardo alle procedure seguite dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico in Emilia-Romagna. L'iniziativa, promossa dalla deputata Alice Buonguerrieri di Fratelli d’Italia, è stata oggetto di critiche unanimi.
I sindaci hanno sottoscritto una lettera congiunta, definendo l'evento un "grave sgarbo istituzionale". Le critiche si sono concentrate sulle modalità di preavviso e sulle operazioni svolte. Queste, a loro dire, avrebbero svilito la funzione e la postura istituzionale della Commissione stessa. La convocazione è avvenuta in contesti non istituzionali, presso esercizi commerciali locali. Questo ha generato perplessità sulla natura dell'incontro: audizione formale o semplice sopralluogo tecnico.
La mancanza di coinvolgimento della Regione Emilia Romagna, ente preposto alla gestione di molti dei siti visitati, ha ulteriormente alimentato le perplessità. I sindaci hanno sottolineato la loro aspettativa di condivisione riguardo alle modalità, alle sedi e ai soggetti da audire. Hanno invece riscontrato un approccio autoreferenziale.
Mancanza di coinvolgimento e rappresentanza
La lettera dei sindaci ravennati evidenzia una serie di mancanze procedurali. L'invito a partecipare è stato esteso solo a un consigliere regionale, escludendo altri rappresentanti territoriali provenienti dalle zone colpite dalle alluvioni. Inoltre, sono stati invitati alcuni soggetti privi di qualsivoglia rappresentanza istituzionale. Questo aspetto è stato interpretato come una potenziale ingerenza nella campagna elettorale in corso.
Parallelamente, i comitati degli alluvionati sono stati convocati in modo arbitrario. Non sono stati interpellati i coordinamenti istituiti, né sono stati invitati i comitati più rappresentativi o le locali rappresentanze delle frazioni interessate. Questa gestione ha creato un senso di esclusione e di scarsa considerazione per le realtà territoriali.
Un ulteriore punto di attrito riguarda la convocazione tardiva degli amministratori a Forlì per un incontro in sede prefettizia. Tale convocazione è avvenuta durante l'allerta arancione per maltempo, rendendo la partecipazione degli amministratori, già impegnati nella gestione dell'emergenza, particolarmente complessa e "scomposta".
Accuse di strumentalizzazione politica
I sindaci hanno ribadito con forza che quanto accaduto non configura l'esercizio di una funzione d'indagine. Lo hanno invece definito un "grave sgarbo istituzionale". Secondo la loro analisi, l'iniziativa non sarebbe orientata ad approfondire la conoscenza del territorio né ad accertare la verità sui tragici eventi del 2023 e 2024. Al contrario, sarebbe finalizzata a una "predeterminata azione politica".
L'affermazione sottolinea la convinzione che le istituzioni debbano basarsi sul rispetto reciproco. I sindaci hanno dichiarato: "Siamo soliti dare rispetto e pretendere rispetto, almeno fra istituzioni della Repubblica". Di conseguenza, hanno richiesto alla Commissione parlamentare di fornire chiarimenti sulle proprie "modalità di intervento".
Il Partito Democratico interviene
Anche il Partito Democratico ha espresso il proprio dissenso riguardo alla gestione del sopralluogo. Il segretario provinciale del PD, Nicola Dalmonte, e la deputata Ouidad Bakkali hanno rilasciato dichiarazioni critiche.
Nicola Dalmonte ha definito "inaccettabile" il metodo adottato dalla Commissione parlamentare. Ha sottolineato l'importanza di convocare i sindaci, rappresentanti delle comunità colpite dall'alluvione, in modo istituzionale e con il dovuto rispetto. La scelta di organizzare l'incontro alla presenza di "soli esponenti della destra", escludendo un confronto plurale, è stata giudicata "del tutto incomprensibile".
Dalmonte ha accusato esponenti di Fratelli d’Italia di scegliere "la strada della propaganda e della ricerca delle colpe" anziché quella della collaborazione necessaria per trovare soluzioni. Ha definito questo atteggiamento "sbagliato", specialmente in un momento in cui cittadini, imprese e amministrazioni locali necessitano di risposte concrete, tempi certi e interventi efficaci.
Appello alla collaborazione e al rispetto
La deputata Ouidad Bakkali ha aggiunto che, mentre "certa destra" si dedica a "polemiche e passerelle", nei territori si lavora "ogni giorno con serietà" per affrontare i problemi reali. Ha evidenziato il ruolo della struttura commissariale, espressione del Governo, impegnata in un lavoro che deve procedere in modo costruttivo, con spirito istituzionale e contributo di tutti.
Bakkali ha ribadito che, su una ferita ancora aperta come quella dell'alluvione, non sono necessarie "iniziative di parte né incontri costruiti coinvolgendo solo esponenti politici della destra". Ha invocato "rispetto per le istituzioni locali, ascolto vero delle comunità colpite e una collaborazione leale tra tutti i livelli istituzionali".
Ha concluso affermando che chi ha vissuto direttamente quei giorni, chi ha perso sicurezza, serenità, case o attività, non ha bisogno di propaganda. Ha bisogno che la politica "metta da parte le bandierine e lavori fino in fondo per la sicurezza del territorio". La situazione evidenzia una profonda frattura tra le esigenze delle comunità locali e le modalità di azione di alcune commissioni parlamentari, sollevando interrogativi sulla trasparenza e sull'efficacia delle indagini in contesti di emergenza.