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La culla per la vita di Ravenna, fondamentale strumento di tutela per neonati abbandonati, risulta inattiva da circa dodici mesi. La consigliera regionale Elena Ugolini ha presentato un'interrogazione per sollecitare un intervento della Giunta regionale e garantire la riattivazione del servizio.

Culla per la vita ravennate ferma da dodici mesi

Un importante dispositivo di accoglienza per i neonati in difficoltà, la 'culla per la vita' situata presso la parrocchia di Santa Maria del Torrione a Ravenna, non è operativa da circa un anno. Questa struttura, inaugurata nel 2023, rappresenta l'unica iniziativa di questo tipo in tutta la Romagna. La sua chiusura prolungata ha sollevato preoccupazioni, portando la questione all'attenzione delle istituzioni regionali.

La consigliera regionale Elena Ugolini, esponente di Rete civica, ha formalmente interrogato la Giunta regionale emiliano-romagnola. L'obiettivo è ottenere chiarimenti sul motivo di questa prolungata inattività e sollecitare provvedimenti concreti per la sua riapertura. Il servizio è stato pensato per offrire un'opzione sicura alle madri che si trovano in condizioni di estrema vulnerabilità e non possono prendersi cura dei propri figli.

L'iniziativa ravennate, come altre simili presenti sul territorio nazionale, nasce dalla generosità di associazioni, enti privati e singoli cittadini. Queste realtà hanno contribuito con donazioni volontarie per rendere possibile l'installazione e il mantenimento della culla. Nonostante questo sostegno diffuso, la struttura ha cessato di funzionare nel maggio del 2025, apparentemente per necessità di manutenzione.

Ugolini chiede impegno alla Regione Emilia-Romagna

La consigliera Elena Ugolini ha evidenziato come in Italia siano attive circa 60 'culle per la vita'. La Lombardia ne conta 11, mentre l'Emilia-Romagna ne ha 4. La culla di Ravenna è l'unica presente in tutta la Romagna, un dato che sottolinea la sua importanza strategica per un vasto territorio.

Le stime indicano che ogni anno in Italia circa 14-15 bambini vengono affidati alle culle per la vita. Un numero significativamente inferiore rispetto ai circa 300 bambini che vengono abbandonati direttamente negli ospedali. Questo dato suggerisce che le culle rappresentano un'alternativa discreta e sicura per situazioni critiche.

Di fronte a questa situazione, la consigliera Ugolini ha posto una serie di quesiti precisi alla Giunta regionale. Si chiede innanzitutto se l'amministrazione abbia effettuato un censimento accurato di tutte le culle per la vita attive sul territorio regionale. Inoltre, viene domandato se la Giunta intenda intervenire attivamente per garantire la riapertura della culla di Ravenna.

L'interrogazione suggerisce anche il coinvolgimento di altri attori istituzionali, come l'Azienda Unità Sanitaria Locale (AUSL) di Ravenna e il Comune di Ravenna. Questo approccio collaborativo mira a trovare soluzioni efficaci e condivise per superare gli ostacoli che impediscono il funzionamento della struttura.

Infine, Ugolini chiede se la Regione intenda fornire un sostegno, sia logistico che economico, a tutte le culle per la vita presenti sul suo territorio. Il fine ultimo è quello di preservare e promuovere uno strumento considerato essenziale per la tutela della vita dei neonati in situazioni di abbandono.

Il contesto normativo e sociale delle culle per la vita

Le 'culle per la vita' sono dispositivi di sicurezza installati in luoghi pubblici o religiosi, che permettono a una madre di lasciare il proprio neonato in modo anonimo e sicuro. Sono progettate per garantire che il bambino venga trovato rapidamente da personale autorizzato, evitando così pericoli per la sua incolumità. Questo sistema si inserisce in un quadro normativo che tutela il diritto alla vita del nascituro e offre alternative all'abbandono in contesti pericolosi.

La normativa italiana, pur non prevedendo un quadro specifico e uniforme per le culle per la vita, riconosce la possibilità di affidamento dei neonati a strutture protette. L'articolo 42 della legge 184/1983 sull'adozione e l'affidamento dei minori prevede che i neonati abbandonati siano accolti in strutture sanitarie o assistenziali. Le culle per la vita rappresentano un'estensione di questo principio, offrendo un primo punto di accoglienza.

La chiusura della culla di Ravenna solleva interrogativi anche sulla gestione della manutenzione e sui costi associati. Spesso queste strutture dipendono da finanziamenti privati e volontariato, rendendole vulnerabili a interruzioni di servizio in caso di difficoltà economiche o logistiche. L'intervento regionale potrebbe quindi essere cruciale per garantire la sostenibilità a lungo termine di questi servizi.

La situazione evidenzia una potenziale lacuna nella rete di protezione per i neonati in Emilia-Romagna, dato che la culla ravennate è l'unica in Romagna. La consigliera Ugolini mira a colmare questo vuoto, assicurando che le madri in difficoltà e i loro bambini abbiano accesso a un servizio essenziale, indipendentemente dalla loro situazione geografica o personale.

L'auspicio è che l'interrogazione regionale porti a una rapida soluzione, permettendo alla culla per la vita di Ravenna di riprendere la sua preziosa funzione. La tutela della vita e il supporto alle madri in difficoltà rimangono priorità assolute per la società e per le istituzioni.

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