Un giovane tunisino, già destinatario di un foglio di via, è stato arrestato per tentato omicidio a Ravenna. Dopo una fuga e un periodo di domiciliari, è tornato in carcere.
Aggressione violenta in pieno giorno
Un grave episodio di violenza ha scosso la città di Ravenna lo scorso 21 febbraio. I portici dell'area Speyer, situati in via Carducci, sono diventati teatro di un brutale attacco. Un uomo di 24 anni, di nazionalità egiziana, è stato colpito da diverse coltellate. L'aggressione è avvenuta nel pomeriggio, in un momento in cui la zona poteva essere frequentata da passanti.
L'aggressore, identificato come Badreddine Ben Brahim, un cittadino tunisino di 24 anni, ha sferrato i colpi con una determinazione agghiacciante. Uno dei fendenti è stato diretto verso la vittima mentre questa era di spalle, aumentando il pericolo e la gravità dell'azione. La prontezza di riflessi del ferito ha evitato conseguenze ancora più tragiche.
L'egiziano è riuscito a proteggersi parando con il braccio due attacchi destinati al petto. Questo gesto istintivo ha probabilmente salvato la sua vita. L'intervento tempestivo di una pattuglia della polizia locale, che si trovava a passare in quel momento, ha interrotto l'aggressione e messo in fuga l'aggressore.
Le indagini e il movente
Le forze dell'ordine si sono immediatamente attivate per rintracciare il fuggitivo. Grazie alle testimonianze raccolte sul posto e all'analisi delle immagini registrate dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona, Ben Brahim è stato identificato. Le telecamere hanno giocato un ruolo cruciale nelle indagini, fornendo elementi utili per ricostruire la dinamica dell'accaduto.
Le indagini hanno rapidamente fatto emergere un legame tra l'aggressione e un precedente alterco. Il movente sembra affondare le radici in dissapori legati al traffico di stupefacenti. Il giorno prima dell'accoltellamento, il 20 febbraio, si era verificato uno scontro tra due gruppi di giovani, uno tunisino e uno egiziano, nei pressi della stazione ferroviaria di Ravenna. In quell'occasione, la polizia di Stato era intervenuta per sedare gli animi.
Durante l'intervento, la vittima egiziana avrebbe fornito agli agenti informazioni sul coinvolgimento di Badreddine Ben Brahim nella rissa. Questo avrebbe portato la Questura di Ravenna a emettere nei suoi confronti un foglio di via obbligatorio, con il divieto di rientrare nel Comune di Ravenna. Il provvedimento, notificato il giorno prima dell'aggressione, non ha fermato il giovane tunisino.
L'aggressione ai giardini Speyer viene quindi interpretata come una vera e propria vendetta. Ben Brahim si sarebbe presentato in via Carducci il pomeriggio seguente per regolare i conti, innescando la violenta reazione.
La premeditazione e le prove
Le immagini delle telecamere di sicurezza hanno fornito ulteriori elementi a sostegno dell'ipotesi di premeditazione. Secondo quanto ricostruito dalla Procura, guidata dal sostituto procuratore Silvia Ziniti, Ben Brahim sarebbe stato ripreso pochi minuti prima dell'aggressione mentre parlava con una terza persona. Durante questo incontro, avrebbe ceduto delle banconote ricevendo in cambio una bicicletta.
Questa bicicletta sarebbe stata poi utilizzata dallo stesso Ben Brahim per allontanarsi rapidamente dalla scena del crimine, poco dopo l'arrivo della polizia locale. La Procura ritiene che questi elementi supportino la tesi della premeditazione, considerata un'aggravante del tentato omicidio. A ciò si aggiunge l'aggravante dei futili motivi, legati alla lite precedente.
Tuttavia, nell'ordinanza di custodia cautelare emessa la settimana precedente, il giudice per le indagini preliminari (gip) Andrea Galanti aveva ritenuto sussistenti solo i futili motivi, non la premeditazione. La decisione del gip è stata successivamente rivista.
Fuga, arresto e nuovo carcere
Dopo l'aggressione, Badreddine Ben Brahim era riuscito a dileguarsi. Il giorno successivo, tuttavia, è stato rintracciato dalla polizia locale presso un hotel di Bagnacavallo, una struttura di accoglienza gestita dalla cooperativa Teranga. Vedendo arrivare gli agenti, il giovane avrebbe pronunciato frasi che sembravano una confessione: «è per il casino di ieri», riferendosi presumibilmente alla lite e all'aggressione.
Durante la perquisizione, tra i suoi effetti personali è stata ritrovata la maglietta che indossava al momento dell'aggressione, ancora macchiata di sangue. Questo ritrovamento ha fornito un'ulteriore prova a carico dell'indagato.
Nonostante fosse stato posto agli arresti domiciliari presso la struttura di Bagnacavallo il 19 marzo, la sua permanenza in regime di detenzione domiciliare è durata poco. Ben Brahim, difeso dall'avvocata Jessica Bandini, ha nuovamente tentato la fuga. Questa volta è riuscito a eludere la sorveglianza per circa due giorni.
La sua latitanza è terminata a Ferrara, dove è stato nuovamente rintracciato e fermato dalle forze dell'ordine. A seguito di questa seconda fuga e della violazione dei domiciliari, il giudice per le indagini preliminari Andrea Galanti ha deciso di inasprire la misura cautelare. La misura precedentemente disposta è stata aggravata, portando Badreddine Ben Brahim direttamente in carcere.
Ora il 24enne tunisino dovrà attendere il processo per tentato omicidio aggravato dietro le sbarre, affrontando le accuse mosse dalla Procura di Ravenna. La vicenda mette in luce le problematiche legate alla gestione dei flussi migratori, ai conflitti tra bande giovanili e al traffico di stupefacenti, temi ricorrenti nella cronaca locale.
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