Una nuova ricerca condotta a Milano ha identificato una fase pre-leucemica silente, cruciale per comprendere le recidive e sviluppare strategie preventive contro la leucemia.
Nuova luce sulla leucemia linfoblastica acuta
Una fusione genetica anomala, non ereditata dai genitori ma sviluppata durante la gestazione, blocca la crescita di cellule potenzialmente cancerose. Questo meccanismo impedisce il normale ricambio delle cellule precursori dei linfociti. Si crea così una lunga fase silente, definita "pre-leucemica". I risultati provengono da uno studio della Fondazione Tettamanti e dell'Università di Milano-Bicocca, con il supporto dell'Università di Padova. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell Death Discovery. L'obiettivo è sviluppare strategie per colpire queste cellule prima che diventino leucemia conclamata o causino ricadute.
La leucemia linfoblastica acuta a precursori B è spesso legata a un'alterazione cromosomica. Due geni, normalmente separati, si uniscono. Questo genera una proteina anomala che modifica le cellule del sangue. Queste cellule non sono ancora tumorali, ma rappresentano un primo evento molecolare nella malattia. Non proliferano rapidamente, ma persistono nel midollo osseo più a lungo del normale. Aumenta così la probabilità di acquisire ulteriori mutazioni genetiche che portano alla leucemia.
Queste cellule diventano un serbatoio biologico per cellule potenzialmente cancerose. Possono contribuire alla ricomparsa della malattia anche dopo la diagnosi e le terapie. La ricerca apre nuove prospettive per la cura e la prevenzione. L'analisi di laboratorio ha fornito dati cruciali. Le immagini di archivio mostrano l'ambiente di ricerca.
Comprendere la sopravvivenza delle cellule pre-leucemiche
Le ricercatrici Denise Acunzo e Mayla Bertagna, della Fondazione Tettamanti, sono autrici dello studio. L'alterazione cromosomica è presente nel 2-5% dei neonati sani. Solo una piccola percentuale, circa l'1%, sviluppa leucemia prima dell'età adulta. Questo studio aiuta a capire come le cellule pre-leucemiche sopravvivano per anni nel midollo osseo. La dottoressa Chiara Palmi, project leader, spiega che si cerca di capire come queste cellule resistano e si nascondano. Possono rimanere nel midollo osseo per lungo tempo. Ulteriori mutazioni genetiche possono causare ricadute anche a distanza di anni.
Giovanni Cazzaniga, professore associato di Genetica medica all'Università di Milano-Bicocca e responsabile dell'unità di ricerca genetica leucemia alla Fondazione Tettamanti, commenta. Lo studio si inserisce nella ricerca sulla pre-leucemia. Si analizza la fase di latenza tra i primi eventi molecolari e la manifestazione clinica. La latenza dura tipicamente 2-5 anni, ma può estendersi fino all'adolescenza. Eliminare queste cellule potrebbe ridurre il rischio di recidive. Potrebbe anche aprire la strada a strategie di prevenzione della leucemia. È fondamentale proseguire la ricerca per confermare il potenziale clinico. I risultati sperimentali devono tradursi in nuove terapie.
Metodologia dello studio e potenziali terapie
Per studiare le prime fasi della leucemia, i ricercatori hanno analizzato cellule di precursori di linfociti B di topo. In queste cellule è stata inserita artificialmente la fusione genetica. Hanno anche studiato topi geneticamente modificati con la stessa alterazione nelle cellule staminali ematopoietiche. L'alterazione genetica attiva uno stato biologico chiamato "senescenza indotta da oncogene". Normalmente, questo meccanismo difende l'organismo bloccando la proliferazione cellulare. Nella leucemia, la senescenza ha un ruolo opposto. Le cellule pre-leucemiche smettono di dividersi ma diventano più resistenti all'apoptosi, la morte cellulare programmata.
Queste cellule riescono così a sopravvivere anche in presenza di stress genetici. Normalmente, questi stress eliminerebbero le cellule alterate. I ricercatori hanno esplorato strategie per eliminare le cellule pre-leucemiche. Hanno valutato l'efficacia di molecole chiamate senolitiche. Questi farmaci colpiscono selettivamente le cellule in stato di senescenza. Alcuni composti sono riusciti a indurre la morte delle cellule con l'alterazione cromosomica. Hanno sfruttato le caratteristiche tipiche del loro stato biologico. Lo studio è stato sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, Fondazione Cariplo e Fondazione Maria Letizia Verga.
Le persone hanno chiesto anche:
Cosa si intende per fase pre-leucemica silente?
La fase pre-leucemica silente si riferisce a un periodo in cui cellule con alterazioni genetiche che possono portare alla leucemia sono presenti nel corpo ma non causano ancora sintomi evidenti. Queste cellule sono resistenti ai normali meccanismi di eliminazione cellulare e possono persistere per anni.
Qual è l'importanza di questo studio per la prevenzione della leucemia?
Questo studio è importante perché identifica un meccanismo chiave che permette alle cellule pre-leucemiche di sopravvivere. Comprendere questo meccanismo potrebbe portare allo sviluppo di terapie mirate per eliminare queste cellule prima che evolvano in leucemia conclamata, aprendo la strada a strategie di prevenzione.