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La quarta edizione della scuola per pastori e allevatori è ripartita a Premilcuore, attirando 66 candidature da tutta Italia. Il corso mira a formare la nuova generazione di professionisti del settore zootecnico, affrontando il ricambio generazionale.

Formazione per il futuro della pastorizia

È ripartita a Premilcuore, presso il Centro visite del Parco Nazionale, la quarta edizione della scuola dedicata a futuri pastori e allevatori. L'iniziativa rientra nel progetto Life ShepForBio. L'edizione attuale conta 8 allievi, con un'equa divisione tra uomini e donne. Tutti i partecipanti hanno meno di 35 anni.

Il successo dell'iniziativa è confermato dalle numerose richieste ricevute. Per l'edizione 2026, il Parco ha infatti registrato ben 66 domande di partecipazione provenienti da diverse regioni italiane. Questo dato sottolinea un crescente interesse verso le professioni legate al mondo rurale e pastorale.

Scuole simili esistono già da anni in diverse nazioni europee. Paesi come la Francia, la Spagna e la Svizzera hanno da tempo implementato percorsi formativi analoghi. L'obiettivo principale di queste scuole è contrastare il declino generazionale nel settore pastorale e zootecnico, specialmente nelle aree appenniniche.

Premilcuore accoglie l'iniziativa formativa

Il sindaco di Premilcuore, Sauro Baruffi, ha espresso grande soddisfazione per l'arrivo del corso nel suo comune. «È la prima volta in questo quadriennio di attività che la scuola approda a Premilcuore», ha dichiarato il primo cittadino. La sede del corso è condivisa con Stia-Pratovecchio, creando una sinergia tra territori.

Il sindaco ha definito l'iniziativa «molto interessante» e di grande importanza per la comunità locale. «Noi teniamo molto a questo progetto e siamo ben felici di ospitarlo», ha aggiunto Baruffi. L'accoglienza di questo corso rappresenta un segnale positivo per la valorizzazione delle tradizioni e delle professioni legate al territorio.

La scelta di Premilcuore come sede, situata nel cuore dell'Appennino tosco-romagnolo, è strategica. Il territorio offre un contesto ideale per la formazione pratica, con ampi pascoli e una forte vocazione agricola. La presenza del Parco Nazionale garantisce inoltre un ambiente protetto e ricco di biodiversità.

Struttura del corso e contenuti didattici

Il percorso formativo è strutturato in due fasi principali. La prima parte è teorica e si estende per 28 giorni. Le lezioni si svolgono durante i fine settimana, da marzo a giugno. Gli studenti alternano lezioni in aula a visite guidate presso aziende agricole del territorio.

Questa fase teorica è fondamentale per fornire le basi necessarie. Si affrontano argomenti cruciali per la gestione di un allevamento moderno e sostenibile. L'obiettivo è preparare i partecipanti alle sfide del settore.

La seconda fase rappresenta il vero punto di forza del corso: uno stage pratico di 30 giorni. Durante questo periodo, gli studenti vengono ospitati direttamente presso aziende agricole. Avranno l'opportunità di affiancare pastori e allevatori esperti nelle loro attività quotidiane.

Questa immersione nel lavoro sul campo è considerata essenziale per acquisire competenze pratiche. Permette di comprendere le dinamiche reali del mestiere e di confrontarsi con le problematiche concrete.

Il ruolo degli agronomi e la realtà del mestiere

Roberto Funghi, dottore agronomo e docente incaricato dall'Associazione Rete Appia, spiega il contenuto delle lezioni. «Questi sono aspiranti imprenditori agricoli», afferma Funghi. Il suo insegnamento si concentra sulla gestione di allevamenti estensivi, sia di bovini che di caprini, destinati alla produzione di carne e latte.

Gli argomenti trattati spaziano dalla scelta delle razze più adatte alle tecniche di alimentazione e genetica. Viene dedicata particolare attenzione alla gestione sostenibile dei pascoli. «Ma vedremo anche di imparare, con una visita ad un’azienda casearia, come fare i formaggi», aggiunge il docente.

Funghi sottolinea l'importanza di preparare i giovani alla realtà del mestiere. «Cerco di far capire a questi aspiranti pastori che non è tutta poesia quella che li attende una volta terminato il corso», avverte. L'obiettivo è fornire una visione completa, che includa anche gli aspetti più impegnativi e meno romantici della vita del pastore.

Collaborazioni e prospettive future

Il percorso formativo è riconosciuto dalla Regione Toscana. Per il ciclo di studi del 2026 è previsto un modulo aggiuntivo. Questo modulo si focalizza sulla gestione aziendale e viene svolto in collaborazione con la scuola di pastorizia di Calascio.

Le attività previste in questo modulo si terranno nel borgo abruzzese di Calascio. Questa collaborazione amplia ulteriormente le opportunità formative, mettendo in rete diverse realtà del centro Italia.

Tra gli otto partecipanti, emergono storie interessanti. Aaron arriva dalla Valle D’Aosta, portando con sé l'esperienza di un territorio montano. Benedetta, originaria di Roma, ha dichiarato: «Ho una zia che abita in Val Camonica e questo esempio familiare mi ha avvicinato all’ambiente montano rispetto alla città per valorizzare ambiente, tradizioni e lavoro locale di alcune zone dell’Appennino».

Lorenzo, proveniente da Bologna, esprime la sua visione di una pastorizia «a misura d’uomo». «Mi affascina studiare ed imparare il rapporto fra l’uomo e gli animali», afferma. Lorenzo crede fermamente in una «possibilità ecologica per rimuovere i disastri compiuti dagli allevamenti intensivi».

Queste testimonianze evidenziano la diversità di background e motivazioni dei partecipanti. Tutti condividono però un forte desiderio di contribuire alla salvaguardia dell'ambiente e alla valorizzazione delle tradizioni rurali. La scuola di Premilcuore si conferma così un punto di riferimento per la formazione di una nuova generazione di professionisti consapevoli e appassionati.

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