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La Toscana affronta un'economia sommersa e illegale da 14,3 miliardi di euro. Il porto di Livorno si conferma snodo cruciale per il narcotraffico internazionale. Nonostante le vulnerabilità, la regione dimostra resilienza istituzionale.

Economia sommersa in Toscana: 14,3 miliardi di euro

L'illegalità e l'economia non osservata in Toscana generano un giro d'affari considerevole. Si stima che questo valore raggiunga i 14,3 miliardi di euro. Questo dato corrisponde al 10,3% del PIL regionale. L'evasione fiscale sull'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ammonta a circa 2,4 miliardi di euro. La regione si posiziona al nono posto a livello nazionale per rischio mafioso. Per quanto riguarda il radicamento effettivo delle mafie, occupa la quindicesima posizione. Il controllo del territorio la vede dodicesima. Tuttavia, sale al quarto posto per attività illecite varie. Queste includono riciclaggio, contraffazione e narcotraffico.

I settori più esposti a queste infiltrazioni sono diversi. Tra questi figurano il manifatturiero e il turismo. Anche la ristorazione, il commercio e l'edilizia sono vulnerabili. La gestione dei rifiuti presenta criticità specifiche. La contraffazione, in particolare, interessa 8 province su 10. La Toscana contribuisce all'11% dei sequestri nazionali. Si colloca così tra le prime tre regioni, dopo Lazio e Lombardia. Il lavoro irregolare impiega circa 137mila operai. Questo dato rappresenta l'8% della forza lavoro totale. I settori più colpiti sono il tessile, l'agricoltura e il turismo. Le aree con maggiore incidenza sono quelle costiere, rurali e interne.

Livorno: snodo strategico per il narcotraffico

All'interno del quadro regionale, la città di Livorno assume un ruolo di snodo strategico. I dati del rapporto Irpet evidenziano la sua centralità nel narcotraffico toscano. Qui si concentra il 40% delle sostanze stupefacenti sequestrate nel 2023. Tra il 2014 e il 2023, il porto ha gestito il 36% del totale regionale. Sono state intercettate ben 8,7 tonnellate di cocaina. Questi carichi provenivano dal Sud America. Ciò conferma la vocazione internazionale della provincia di Livorno per questi traffici.

Già nel 2021, l'ex procuratore generale di Firenze aveva definito il porto livornese un'alternativa importante. Era considerato un'alternativa privilegiata rispetto ad altri scali come Gioia Tauro e Genova. L'obiettivo era l'importazione di stupefacenti, in particolare cocaina, dal Sud America. Il rapporto Irpet sottolinea come Livorno sia la prima provincia toscana per quantità di beni confiscati. Insieme a Pisa, supera la mediana nazionale per intensità dei sequestri. Il porto si configura come un hub stabile nelle rotte internazionali della droga. I sequestri sono rilevanti e si ripetono nel tempo. Si includono carichi di diverse tonnellate.

Il rapporto evidenzia anche il ruolo della criminalità organizzata straniera. In particolare, quella di origine albanese è attiva nel traffico di stupefacenti. Essa mantiene collegamenti con i mercati internazionali. La criminalità organizzata utilizza la Toscana come territorio da sfruttare. L'obiettivo è l'investimento e il reimpiego dei proventi illeciti. La modalità operativa non è violenta. Si manifesta attraverso una silenziosa mimetizzazione nell'economia legale. Settori come ristorazione, commercio, edilizia e servizi turistici sono particolarmente esposti. Le indagini recenti hanno documentato l'uso di reati fiscali, prestanome e riciclaggio. Questi strumenti servono a immettere capitali illeciti in attività apparentemente legittime. La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) segnala anche la crescente pericolosità della criminalità organizzata cinese. Quest'ultima è attiva nell'area di Prato. Si sono verificati episodi di violenza tra gruppi in conflitto. Questo scenario configura una vera e propria “guerra di mafia”. La criminalità albanese è in espansione. I suoi interessi riguardano traffici di droga, riciclaggio e compravendita di immobili e attività economiche.

Resilienza toscana: gli 'anticorpi' istituzionali

Nonostante i rischi, la Toscana dimostra una capacità di tenuta superiore alla media nazionale. L'indice di qualità istituzionale (IQI) evidenzia efficienza amministrativa. Mostra anche un buon controllo della corruzione e qualità della regolazione. Il Municipal Administration Quality Index (Maqi) conferma performance elevate delle amministrazioni locali. In generale, il rapporto Irpet attribuisce alla Toscana performance migliori rispetto a Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Umbria. Il fenomeno delle imprese “cartiere” esiste ancora. Queste imprese servono a eludere tasse, riciclare denaro ed evadere. Tuttavia, l'incidenza di rischio in Toscana è sotto la media nazionale. Si attesta al 4,4% contro il 5,2% nazionale. Un dato che spicca è quello sul lavoro irregolare. Ci sono 137mila occupati, pari all'8% dei lavoratori toscani. Questo fenomeno è radicato nel settore tessile e agricolo. Geograficamente, interessa le aree di Prato, Livorno, la costa tirrenica e le zone rurali interne.

Il presidente Eugenio Giani ha sottolineato l'importanza della collaborazione tra le istituzioni. «Le istituzioni devono lavorare insieme», ha affermato. È fondamentale far funzionare i canali di informazione reciproca. Il tessuto produttivo toscano mostra segnali di tenuta. Presenta però vulnerabilità localizzate e settoriali che richiedono attenzione. L'impegno congiunto delle istituzioni preposte può portare a grandi risultati. La condivisione delle informazioni permette di attivare strumenti legislativi e amministrativi. Questi servono a proteggere la regione dai fenomeni mafiosi. La Toscana dispone di solidi 'anticorpi istituzionali' per contrastare queste minacce.

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