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Le sagre e feste paesane in Umbria raggiungono quasi 300 eventi annuali, generando un giro d'affari di 25 milioni di euro. Le nuove normative fiscali e i requisiti di tipicità pongono sfide, ma le associazioni mostrano resilienza.

Feste paesane motore economico umbro

Le sagre e le feste popolari rappresentano un pilastro per i borghi umbri. Questi eventi non sono solo occasioni di svago. Fungono da importante volano per il turismo estivo. Generano anche un considerevole indotto economico.

Secondo Francesco Fiorelli, presidente regionale di Unpli (Unione nazionale Pro loco d’Italia), il fatturato totale ha toccato i 25 milioni di euro. L'anno in corso si prospetta ancora più proficuo. Il numero di sagre e feste sta tornando ai livelli pre-pandemia.

L'Umbria vanta un primato nazionale. Ogni anno si svolgono circa 300 tra sagre e feste popolari. Le 250 Pro Loco attive coprono 92 comuni. Questo fenomeno è in crescita costante.

I dati regionali mostrano un trend positivo. Nel 2022 si sono registrate 259 manifestazioni. Nel 2023 sono salite a 311. Nel 2024 sono state 289, mentre nel 2025 si è arrivati a 303. L'estate in corso conta già 94 eventi.

Le Pro Loco, pur organizzando meno della metà degli eventi totali, generano circa il 60% degli introiti. Questo conferma il loro ruolo centrale. Sono fondamentali non solo per la cultura, ma anche per l'economia e la coesione sociale.

Nuove normative fiscali e burocrazia

Quest'anno, l'atmosfera festosa è accompagnata da una nuova incognita normativa. Il cambiamento principale riguarda la soglia per le attività commerciali. Il limite è sceso da 130mila a 85mila euro.

Superare questa soglia comporta l'uscita dal regime agevolato. Si entra nella fiscalità ordinaria. Questo implica un aumento del carico burocratico e fiscale. La modifica interessa soprattutto le Pro Loco. Molte sono ora inserite nel Terzo Settore come associazioni di promozione sociale.

Il timore di un impatto negativo esiste. Tuttavia, Fiorelli stima che riguarderà solo una parte limitata delle Pro Loco. Circa il 20-25% delle associazioni con numeri più importanti sarà interessato.

Le altre realtà rimarranno sotto la soglia. Continueranno a operare in regime semplificato. Anche per chi non sarà direttamente colpito, la riforma richiede adempimenti maggiori. È necessaria una contabilità più rigorosa. Bisogna distinguere con precisione tra attività istituzionali e commerciali.

Spesso sarà necessario il ricorso a un commercialista. «Il problema vero è la burocrazia», sottolinea Fiorelli. «Parliamo di realtà gestite da volontari, non da strutture organizzate».

Il valore della tipicità e il sostegno politico

A fare la differenza sarà anche il criterio della «tipicità». Le sagre che valorizzano realmente il territorio sono escluse dal conteggio più penalizzante. Questo vale non solo per i prodotti, ma anche per la cultura gastronomica locale.

«Non è solo una questione di ingredienti», osserva Fiorelli. «In Umbria la tipicità è nella cucina. Basta spostarsi di venti chilometri e lo stesso piatto cambia completamente». Questo patrimonio diffuso è difficile da incasellare in elenchi rigidi.

Di fronte a queste criticità, la politica regionale si è attivata. Il capogruppo del Partito Democratico in Regione, Cristian Betti, ha presentato una mozione. L'obiettivo è tutelare le realtà del Terzo Settore.

«È necessario che l'applicazione delle norme tenga conto della specificità del volontariato territoriale», ha aggiunto Betti. Chiede un confronto con il Governo per evitare che gli enti locali vengano penalizzati da regole pensate su scala più ampia.

Il capogruppo dem al Comune di Perugia, Lorenzo Ermenegildi Zurlo, dichiara: «L'obiettivo è aprire un confronto con il Governo e con le rappresentanze umbre del volontariato per chiarire la normativa». Si vuole evitare che nuovi oneri mettano in difficoltà associazioni che tengono vive tradizioni e territorio.

Il rischio è che il «livellamento» delle norme penalizzi eccessivamente le piccole realtà territoriali. Potrebbe portare alla loro scomparsa.

Prospettive e resilienza delle Pro Loco

L'Unpli punta a trovare un equilibrio tra trasparenza e sostenibilità. Si sta lavorando anche a una proposta di legge regionale. Questa potrebbe diventare un modello a livello nazionale.

Al centro c'è il riconoscimento del ruolo «generalista» delle Pro Loco. Sono impegnate nella promozione turistica, nella gestione di spazi culturali e nella cura del territorio, oltre che nell'organizzazione delle sagre.

Nel frattempo, l'Unpli ha avviato incontri formativi. Aiutano le associazioni a orientarsi tra le nuove regole. Prosegue il dialogo con le istituzioni. Le sagre hanno già affrontato ostacoli importanti. Tra questi, le normative sulla sicurezza e la pandemia. Hanno dimostrato una forte capacità di resilienza.

Chiara Fagotti, presidente della Pro loco di Capodacqua, organizza la Festa della ciliegia e la sagra dell'Umbria. Ricorda come, insieme alla richiesta di autorizzazione, si debba compilare una modulistica dettagliata. Vengono riportati i prodotti tipici utilizzati e i fornitori. In Umbria, le sagre sono regolate per garantire la valorizzazione del territorio. Una norma mira al 60% di prodotti tipici (Dop, Igp, km zero) sul totale somministrato.

«Noi siamo attentissimi e rigorosi nel rispetto delle norme», racconta Fagotti. «Pensate che abbiamo tolto l'agnello dall'elenco delle tipicità perché, pur essendo un prodotto tipico del territorio, non avevamo la sicurezza al 100 per cento che la provenienza fosse umbra».

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