Un uomo di origine rumena è accusato di stalking nei confronti di una collega di lavoro a Città di Castello. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per condotte persecutorie protrattesi per oltre un anno.
Minacce e ansia sul posto di lavoro
La Procura di Perugia ha richiesto il giudizio per un uomo di 42 anni. L'uomo, di nazionalità rumena, è accusato di atti persecutori. La vittima è una sua collega di lavoro. Le presunte molestie si sarebbero verificate tra l'agosto 2023 e la fine del 2024. Il pubblico ministero ha ricostruito una serie di episodi. L'uomo avrebbe sottoposto la donna a continue vessazioni. Queste condotte avrebbero generato nella vittima un profondo stato di ansia. La sua vita quotidiana ha subito significative alterazioni.
Le accuse includono aggressioni verbali e minacce reiterate. L'uomo avrebbe pronunciato frasi intimidatorie. Tra queste, «un giorno la ruota gira anche per te». Altre minacce includevano «vado in chiesa a mettere le candele per la tua morte». Si riporta anche la frase «devi prendere un tumore per ogni cosa». Un'offesa particolarmente inquietante citata negli atti riguarda la salute del marito della collega. L'uomo avrebbe detto: «tuo marito deve prendere un infarto perché è vaccinato».
WhatsApp e minacce al marito
Le intimidazioni non si sono limitate agli incontri sul posto di lavoro. L'indagato avrebbe inviato numerosi messaggi. Questi erano sia testuali che audio, tramite la piattaforma WhatsApp. Attraverso questi messaggi, l'uomo denigrava e minacciava la collega. La situazione è degenerata quando il marito della vittima ha cercato di intervenire. L'uomo ha invitato il collega a cessare le molestie. Di fronte a questo, l'indagato ha rivolto la sua furia anche contro il marito. Ha inviato messaggi minacciosi come «ti faccio a pezzi».
Altri messaggi inviati al marito includevano offese gravi. Si parla di «tua moglie fa la p...». E ancora, «ti faccio fuori davanti al palazzo pezzo di m...». L'indagato minacciava anche di picchiare entrambi. La paura della donna è aumentata da episodi di potenziale violenza fisica. Il 23 agosto 2024, l'uomo avrebbe tentato di aggredirla. L'episodio sarebbe avvenuto durante il turno di lavoro. L'aggressione è stata evitata grazie all'intervento di un'altra persona. Questo ha impedito il contatto fisico.
Appostamenti e minacce alla figlia
L'indagato avrebbe iniziato a transitare frequentemente vicino all'abitazione della vittima. Controllava la presenza della sua auto. Questi appostamenti sono stati particolarmente insistenti nelle giornate del 4 e 7 settembre 2024. Le minacce si sono estese anche alla figlia della donna. L'uomo avrebbe prospettato il coinvolgimento della giovane nella persecuzione. In un'occasione, dopo un alterco per una carretta lasciata in corridoio, l'uomo ha urlato. Si è rivolto alla collega dicendo: «Adesso vado a scuola di tua figlia e faccio casino». Ha aggiunto che avrebbe detto a tutti che lei era una «t...».
L'indagato ha avvertito la donna di conoscere le sue abitudini. Sapeva anche i suoi orari. Ha minacciato di fare segnalazioni ai servizi sociali. Altre frasi minacciose sono state pronunciate durante l'orario di lavoro. L'uomo gridava: «Se ti incontro a Castello sono c... tuoi». E ancora, «ti faccio vedere io». Oppure, «che c... stai facendo? Perché hai messo questa carretta in mezzo?». Prometteva di spaccarle la macchina. Era certo che «prima o poi la farà piangere».
Modifica delle abitudini di vita
Secondo la Procura, il clima persecutorio ha costretto la donna a cambiare radicalmente le sue abitudini. Per evitare incontri con l'indagato, ha modificato gli orari di uscita dal lavoro. Ha iniziato a usare l'auto per spostamenti che prima faceva a piedi. L'imputato è assistito dall'avvocato Eugenio Zaganelli. L'udienza preliminare è stata fissata per la fine di aprile. Il giudice dovrà decidere se rinviare l'uomo a giudizio. Potrebbe anche accogliere richieste di riti alternativi.
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