Un processo a Pavia indaga su presunti tentativi di corruzione e una congiura politica per far cadere la giunta. Le accuse coinvolgono il sindaco, ex europarlamentare e costruttore. La sentenza è prevista per l'8 luglio.
Accuse di corruzione e tentata congiura politica
Il tribunale di Pavia è teatro di un importante processo. Le accuse si concentrano su due filoni principali. Si parla di corruzione e di una presunta congiura politica. L'esito è atteso per l'8 luglio.
Sono imputati diversi personaggi di spicco. Il sindaco leghista Andrea Ceffa risponde di corruzione. L'ex europarlamentare Angelo Ciocca e il costruttore Alberto Righini sono accusati di tentata corruzione. Coinvolti anche l'ex consigliera Roberta Giacometti e i manager Alessandro Gabbi e Matteo Ciceri. La procura li ritiene parte di un sistema corruttivo.
La prossima udienza è fissata per il 22 aprile. Il collegio giudicante è presieduto da Elena Stoppini. Le affiancano Luisella Perulli e Carlo Pasta.
La presunta congiura di Sant'Andrea
L'inchiesta svela un complesso intreccio di pressioni. Si parla di contatti riservati e presunti scambi di denaro. Tutto ruota attorno alla cosiddetta “congiura di Sant’Andrea”. L'evento sarebbe avvenuto il 30 novembre 2022.
Secondo gli inquirenti, si tentò di far cadere la giunta guidata da Ceffa. L'obiettivo era ottenere le dimissioni di almeno 13 consiglieri. Le dimissioni dovevano coinvolgere sia la maggioranza che l'opposizione.
Il primo filone d'accusa riguarda un presunto tentativo di corruzione. La vittima sarebbe stata la consigliera Emma Stepan. Il 28 novembre 2022, due giorni prima del blitz, Ciocca e Righini avrebbero offerto denaro. La cifra era di 15mila euro.
Il denaro sarebbe stato offerto tramite il compagno della consigliera, Luca Battista. Lo scopo era convincere Stepan a dimettersi. La proposta fu accompagnata da contatti insistenti. Ci furono anche incontri e un messaggio “in codice”. Questo serviva a comunicare l'esito negativo del tentativo.
Il fallimento del piano e il secondo filone
Il piano però non ebbe successo. Fallì nella notte tra il 29 e il 30 novembre. Il consigliere Riccardo Capelli aveva inizialmente formalizzato le dimissioni. Successivamente, le revocò via mail. Questo impedì di raggiungere il numero necessario per sciogliere il consiglio comunale.
Nonostante il fallimento, le indagini hanno rivelato un'intensa attività. Ci furono numerose telefonate e pressioni nelle ore decisive. Questo dimostra la determinazione dei presunti congiurati.
Il secondo filone d'accusa coinvolge direttamente il sindaco Andrea Ceffa. Dopo il fallimento della congiura, il primo cittadino cercò di consolidare la sua maggioranza. Questa era numericamente fragile. L'accusa sostiene che Ceffa offrì a Roberta Giacometti una consulenza. La consulenza annuale valeva 6mila euro. L'offerta sarebbe avvenuta tramite Asm.
I pagamenti sarebbero stati schermati. Si ipotizza l'uso di un prestanome. Questo sarebbe stato possibile grazie al ruolo dei vertici delle società partecipate. Le indagini continuano per chiarire tutti i dettagli di questo presunto sistema.