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L'intelligenza artificiale (IA) è uno strumento potente che può migliorare le nostre vite, ma è fondamentale che il controllo decisionale rimanga sempre umano. Un recente incontro a Pavia ha esplorato le implicazioni etiche e sociali di questa tecnologia.

L'IA: oltre la tecnologia

Il Collegio Ghislieri di Pavia ha ospitato un importante dibattito. Si è discusso de «La vera dimensione etica dell’intelligenza artificiale». L'intervento è stato tenuto da Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano. L'evento faceva parte del ciclo «L’UE soggetto autonomo o vassallo?». L'iniziativa è stata organizzata da Giulia Rossolillo, docente all'Università di Pavia. Hanno collaborato la Fondazione Albertini e il CSUE. L'incontro ha analizzato la profonda trasformazione portata dall'IA. Non si tratta solo di innovazione digitale. Coinvolge infatti l'intero assetto economico, sociale e geopolitico. L'IA non è una semplice tecnologia. Va vista in un contesto più ampio. Questo include dinamiche sociali ed economiche. Anche la geopolitica è influenzata.

Dati e valore nell'era digitale

È emerso un forte legame tra individualismo e reti digitali. L'IA si inserisce in una trasformazione tecnologica. Questa ha cambiato la creazione di valore. Prima di internet, il valore era legato al possesso. Le risorse venivano accumulate e difese. La rivoluzione digitale ha introdotto un nuovo modello. Si basa sull'orchestrare risorse distribuite. Un esempio è Airbnb. Questa piattaforma crea valore gestendo milioni di posti letto. Non li possiede direttamente. In questo nuovo scenario, il dato è centrale. È un elemento intangibile. Si affianca alle relazioni sociali. Il professore ha affermato: «L’affermazione del dato è l’affermazione di una nuova centralità che è l’antecedente della conoscenza».

L'IA come chiusura del cerchio digitale

Queste trasformazioni hanno preparato il terreno per l'IA. Se ne parla dagli anni Cinquanta. Ma è dal 2023 che l'IA ha assunto un ruolo centrale. Ciò è dovuto alla crescente disponibilità di dati. Anche la capacità computazionale è aumentata. L'IA rappresenta la chiusura del cerchio della rivoluzione digitale. È uno strumento indispensabile. Diventa un nuovo meccanismo di organizzazione sociale. Introduce una nuova forma di “energia”. Trasforma i dati in azione per generare valore. La conoscenza è abbondante e distribuita. Possederla non basta più per creare valore. Il valore nasce nel passaggio tra conoscenza e azione. L'IA non sostituisce l'uomo. Lo “sublima”. L'algoritmo produce risultati. L'essere umano deve interpretarli. Deve verificarli e usarli criticamente. Un sistema di IA può aiutare un medico nella diagnosi. Rende il processo più rapido. Ma la decisione finale spetta al professionista. Deve valutare l'attendibilità delle informazioni. L'IA è un supporto. Migliora la qualità delle cure. Non sostituisce il giudizio umano.

Il ruolo dell'università e dell'Europa

Il professor Noci ha riflettuto sul ruolo dell'università. La conoscenza enciclopedica è accessibile. È fondamentale formare studenti capaci di gestire gli algoritmi. Serve una nuova alfabetizzazione. Non basta acquisire informazioni. Bisogna sviluppare capacità critiche. Il rischio è delegare tutto all'IA. Questo può portare a una “necrotizzazione” delle capacità cognitive. L'università deve diventare una palestra intellettuale. Deve allenare il dubbio e il senso critico. Cambiano le competenze richieste. Non basta più sapere. Bisogna saper usare, interpretare e mettere in discussione le informazioni. Che ruolo ha l'Europa nella transizione digitale? L'Unione Europea appare poco incisiva. Fatica a incidere nello sviluppo delle tecnologie emergenti. Si concentra sulla produzione di regolamentazioni. Queste sono importanti per un uso responsabile. Ma rischiano di rimanere isolate. Manca capacità di innovazione e investimento. L'Europa definisce le regole. Ma non guida il cambiamento tecnologico.

Individualismo e frammentazione europea

A questo si aggiunge un certo “turboindividualismo”. È la difficoltà di costruire una visione condivisa. Prevale una logica individualistica. Cittadini, imprese e Stati perseguono interessi propri. Questa frammentazione si riflette a livello politico. L'UE fatica a sviluppare una linea comune. Manca una struttura sovranazionale forte. Non può competere con Stati Uniti e Cina. Questi hanno sistemi centralizzati e investimenti coordinati. I singoli Stati europei non hanno le risorse necessarie. L'UE non ha gli strumenti politici adeguati. L'incontro si è svolto presso il Collegio Ghislieri. La discussione ha evidenziato la necessità di un approccio equilibrato. L'IA offre grandi opportunità. Ma il controllo umano è insostituibile. La formazione universitaria deve adattarsi. L'Europa deve trovare una strategia. Deve bilanciare regolamentazione e innovazione. La sfida è complessa. Richiede una visione collettiva. Il futuro digitale dipende da queste scelte.

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