Condividi
AD: article-top (horizontal)

A Padova si è tenuto un convegno per affrontare il complesso tema degli orfani di femminicidio nel Nord-Est. L'evento ha evidenziato la necessità di tutele strutturate e integrate per questi minori, spesso dimenticati.

Orfani di femminicidio: un dramma nel Nord-Est

Nel Nord-Est sono 39 i minori che hanno perso la madre a causa di un femminicidio. Di questi, 9 si trovano in Veneto. Questo dato emerge con forza da un recente convegno tenutosi a Padova. L'incontro ha acceso i riflettori su una delle conseguenze più dolorose e meno visibili della violenza di genere. Bambini e adolescenti, dopo aver subito l'uccisione della madre, rischiano di rimanere privi di un adeguato supporto. La mancanza di una rete protettiva strutturata può destabilizzare profondamente la loro vita.

Il convegno, intitolato “Femminicidio e orfani speciali: tutele, prevenzione, interventi integrati”, è stato organizzato dall’Ordine delle psicologhe e degli psicologi del Veneto e dall’Ordine degli assistenti sociali del Veneto. L'obiettivo era discutere le problematiche legate alla presa in carico di questi minori. È emersa con forza la questione dell'assenza di un registro nazionale specifico, un vuoto informativo che rende difficile quantificare e monitorare la situazione.

L'importanza di un approccio multidisciplinare

Luca Pezzullo, presidente dell’Ordine degli psicologi del Veneto, ha sottolineato la complessità della situazione. «Troppo spesso il femminicidio viene letto come una vicenda che si chiude con un partner ucciso e l’altro in carcere», ha affermato. «Ma sappiamo che non è così. Ci sono altre vittime, spesso invisibili: i figli e le figlie». Questi minori restano soli, affrontando una condizione estremamente difficile e destabilizzante sia socialmente che psicologicamente.

Stefania Bon, presidente dell’Ordine assistenti sociali del Veneto, ha evidenziato la necessità di un approccio multidisciplinare. «La protezione degli orfani di femminicidio è un tema delicato e complesso», ha spiegato. «Va affrontato con una fattiva collaborazione fra professionisti del servizio sociale, psicologi, avvocati, magistrati e il mondo della scuola». Solo un lavoro di squadra può garantire risposte efficaci.

Proposte per rafforzare le tutele

L'onorevole Martina Semenzato, presidente della commissione femminicidio del Senato, ha presentato le proposte legislative elaborate dalla commissione. Tra queste, un iter semplificato per l'accesso ai fondi di sostegno economico e sanitario. Si è parlato anche del diritto alla deindicizzazione e dell'integrazione dell'articolo 90 bis del codice di procedura penale. L'obiettivo è rafforzare le informazioni fornite alle persone offese.

Sono state proposte la figura del difensore d'ufficio e la sospensione dalla successione. Si punta a collocare i minori presso nuclei familiari conosciuti. Fondamentale è l'istituzione di un registro nazionale. Viene richiesto anche un supporto psicologico specializzato, esteso alle famiglie affidatarie. La formazione specifica degli operatori è un altro punto cruciale. Le testimonianze dirette degli orfani sono state considerate essenziali per comprendere le difficoltà reali.

La sfida dei numeri e la presa in carico

Simona Rotondi, coordinatrice del progetto “A braccia aperte”, ha evidenziato la carenza di dati. «Difficile avere un quadro chiaro dei numeri, perché non esiste un registro nazionale», ha dichiarato. Manca un archivio digitale e uno scambio di informazioni tra le varie istituzioni coinvolte. Il progetto “Orphans of Femicide: Invisible Victims” ha preso in carico 39 orfani tra 0 e 21 anni nel Nord-Est.

Sara Pretalli, psicologa e psicoterapeuta, ha spiegato che il primo obiettivo è costruire un percorso personalizzato. Questo include psicoterapia, supporto psicosociale, doti educative e consulenze legali. È fondamentale conoscere la storia pregressa al femminicidio e le esperienze vissute dai minori. La collaborazione tra professionisti è cruciale, coinvolgendo tribunali minorili, servizi sociali e scuole.

Il supporto a lungo termine e il futuro

Giuseppe Delmonte, presidente dell’associazione Olga e orfano di femminicidio, ha sottolineato l'importanza di una presa in carico tempestiva e strutturata. «Quando un bambino diventa orfano di femminicidio non perde solo la madre, perde la sua casa, i suoi riferimenti», ha affermato. Serve una rete che lavori insieme fin da subito per proteggere il minore.

Gabriella Scaduto, psicologa e psicoterapeuta, ha parlato del Child Traumatic Grief, il lutto traumatico infantile. Questa condizione blocca l'elaborazione del lutto a causa del trauma. Interventi psicologici specializzati sono necessari per permettere a questi bambini di crescere. Federica Sandi, vicepresidente dell’Ordine psicologi del Veneto, ha concluso sottolineando che la tutela non deve esaurirsi nell'emergenza. I minori hanno bisogno di un accompagnamento nel tempo. Superare i confini tra psicologia, diritto e servizio sociale è una necessità per garantire loro un futuro.

AD: article-bottom (horizontal)