Un uomo di Ostuni è stato assolto dall'accusa di aver rubato 145 metri cubi di acqua potabile per il suo bar. La difesa ha dimostrato che non gestiva più l'attività al momento dei fatti contestati.
Assoluzione per furto d'acqua aggravato
Un cittadino di Ostuni, Gaetano Sasso, 54 anni, è stato scagionato da ogni addebito. L'accusa lo vedeva imputato per furto aggravato. La presunta sottrazione riguardava ben 145 metri cubi di acqua potabile. Questi quantitativi sarebbero stati prelevati nell'arco di sei mesi. Il processo si è svolto presso il tribunale di Brindisi. La decisione è stata presa da un giudice in composizione monocratica. L'assoluzione è avvenuta con la formula piena: «per non aver commesso il fatto».
La sentenza, emessa dalla giudice Paola D'Amico, è stata comunicata con motivazione contestuale. La data della decisione risale al 23 marzo 2026. L'uomo era accusato di aver manomesso il sigillo del contatore idrico. L'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere acqua potabile gratuitamente. Questo per il suo esercizio commerciale, un bar situato nella cosiddetta «Città Bianca». Il periodo contestato andava da ottobre 2023 ad aprile 2024.
Il decreto di giudizio immediato, emesso dalla procura di Brindisi, era stato notificato nel dicembre 2024. Dopo una fase predibattimentale, conclusasi il 13 giugno 2025, l'imputato ha affrontato il dibattimento. L'uomo era assistito dall'avvocato Angelo Brescia. La difesa ha presentato prove concrete per scagionare il proprio assistito. Sono stati esibiti documenti che attestavano la situazione. La difesa ha dimostrato come, alla data della presunta manomissione del contatore, avvenuta il 17 settembre 2023, il bar non fosse più gestito direttamente da Sasso.
La difesa: il bar era già in affitto
L'attività commerciale, nello specifico il ramo d'azienda relativo al bar, era stata data in affitto. Questo avvenne qualche giorno prima della presunta manomissione del contatore. Pertanto, l'esercente non aveva più la gestione materiale dell'attività. La difesa ha sottolineato questo punto cruciale. Anche se l'uomo fosse stato visto occasionalmente nel locale in seguito, ciò non costituiva prova di una sua partecipazione alla gestione. Di conseguenza, non poteva essere ritenuto responsabile di alcun furto aggravato.
Durante il dibattimento sono state ascoltate diverse testimonianze. Sono state ricostruite le dinamiche dei fatti. La difesa ha insistito sulla mancanza di responsabilità diretta di Gaetano Sasso. La procura, dopo aver ascoltato le argomentazioni e le prove presentate, ha concluso la sua requisitoria. Il pubblico ministero ha richiesto l'assoluzione dell'imputato. Anche la difesa ha ovviamente sostenuto la richiesta di proscioglimento.
La giudice Paola D'Amico ha accolto le istanze difensive e della procura. Ha ritenuto l'imputato non colpevole. La motivazione della sentenza fa riferimento al secondo comma dell'articolo 530 del codice di procedura penale. Questa norma si applica quando la prova è mancante, insufficiente o contraddittoria. In sostanza, non vi erano elementi sufficienti per condannare Sasso. La sua estraneità ai fatti contestati è stata accertata.
Contesto del furto d'acqua in Puglia
Il furto di acqua potabile rappresenta un problema significativo in diverse aree della Puglia. Le ragioni sono molteplici. Spesso legate alla scarsità della risorsa idrica, soprattutto nei periodi estivi. La rete idrica può presentare perdite. Inoltre, la gestione dei contatori e la loro manomissione sono pratiche illegali che causano danni economici ai gestori del servizio idrico. Questi danni si riflettono poi sulle tariffe pagate dagli utenti onesti.
Le normative che regolano il furto d'acqua sono severe. Il codice penale italiano prevede il reato di furto aggravato. La pena può essere aumentata in base a diverse circostanze. Tra queste, la manomissione di sigilli o l'utilizzo di mezzi fraudolenti per eludere i sistemi di misurazione. La legge mira a tutelare la risorsa idrica, considerata un bene primario. La sua corretta gestione è fondamentale per la salute pubblica e l'economia.
In casi come quello di Ostuni, la giustizia ha il compito di valutare attentamente le prove. La distinzione tra chi commette il reato e chi, pur essendo stato titolare di un'attività, non ne ha più la gestione, è fondamentale. La difesa ha giocato un ruolo cruciale nel dimostrare questa separazione. La presentazione di contratti di affitto e altre prove documentali ha permesso di ricostruire la realtà dei fatti.
La sentenza di assoluzione per Gaetano Sasso sottolinea l'importanza del principio di presunzione di innocenza. Ogni individuo è considerato innocente fino a prova contraria. La prova della colpevolezza deve essere certa e inequivocabile. In assenza di tali prove, l'assoluzione è la conseguenza giuridica corretta. Questo caso evidenzia come le accuse, anche se gravi, debbano essere supportate da elementi concreti e verificabili.
Il tribunale di Brindisi ha agito in conformità con i principi del diritto. La giudice Paola D'Amico ha analizzato scrupolosamente le circostanze. La sua decisione è basata su una valutazione approfondita degli elementi emersi durante il processo. La formula «per non aver commesso il fatto» indica che l'imputato non è stato l'autore del reato contestato. Questo è un risultato importante per Sasso, che ha dovuto affrontare un procedimento giudiziario.
La notizia, sebbene riguardi un singolo caso, ha implicazioni più ampie. Sottolinea l'importanza della corretta gestione delle attività commerciali. E anche la necessità di una chiara separazione delle responsabilità, specialmente in caso di cessione o affitto di azienda. La vicenda giudiziaria si conclude quindi con un esito positivo per l'uomo di Ostuni. La sua posizione è stata chiarita definitivamente.
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