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Uno spettacolo teatrale inedito affronta il tema del post partum da una prospettiva inedita, quella maschile e femminile. Antonio Guerriero e Luana Pantaleo portano in scena "Anagramma di Madre" in diverse location campane.

Debutta "Anagramma di Madre" a Napoli

Antonio Guerriero e Luana Pantaleo saranno i protagonisti di "Anagramma di Madre". Lo spettacolo teatrale debutterà presto. L'opera è scritta da Betta Cianchini. La regia porta la firma di Giuseppe Miale di Mauro. La pièce affronta un tema raramente esplorato a teatro. Si tratta del post partum. La rappresentazione analizza questa fase delicata da entrambi i punti di vista genitoriali. Fino ad ora, questo argomento è stato prevalentemente trattato solo dal versante femminile.

La drammaturgia è descritta come cruda e ironica. Lo spettacolo alternerà con un ritmo incalzante le voci della madre e del padre. Verranno esplorate le trasformazioni profonde. Si parlerà delle paure più recondite. Saranno messe in luce la stanchezza estrema e l'ironia inaspettata. Tutto questo nei primi mesi dopo la nascita di un figlio.

Un'indagine sul post partum

La genesi dello spettacolo affonda le radici in un'ampia indagine. Sono state intervistate 563 donne neo-mamme. Queste donne hanno trovato il coraggio di chiedere aiuto. Il risultato è una confessione teatrale senza filtri. Lo spettacolo si preannuncia sia comico che commovente. Le fragilità emergeranno come punti di forza. L'intimità più privata diventerà materia scenica universale.

I due attori principali, Guerriero e Pantaleo, daranno voce a un'esperienza condivisa. La vivranno però con sensibilità differenti. Si passerà da urla soffocate a risate improvvise. Si alterneranno senso di inadeguatezza e slanci d'amore assoluto. Lo stile è diretto, graffiante e autentico. La regia di Giuseppe Miale di Mauro affronta le difficoltà con lucidità e ironia. Restituisce una verità nuda. Non cerca consolazione, ma autenticità.

Date e luoghi dello spettacolo

"Anagramma di Madre" sarà in scena a Napoli. La prima rappresentazione è prevista dal 10 al 12 aprile. Si terrà presso il Teatro San Carluccio. Successivamente, lo spettacolo si sposterà a Pozzuoli. Qui sarà in scena il 17 aprile al teatro San Luca. La tournée proseguirà a Portici. Le date previste sono il 18 e 19 aprile presso il Theatron.

L'opera è un atto unico. Si rivolge a chi è genitore. Si rivolge anche a chi lo diventerà. Soprattutto, parla a chi non ha mai trovato le parole per descrivere il "dopo". La regia sottolinea come diventare genitori sia forse il parto più complicato. Lo spettacolo nasce dal desiderio di raccontare una verità scomoda. Si vuole evitare il melodramma. Si attraversa una materia difficile con leggerezza. La vita spesso ci costringe ad andare avanti così.

La regia: tra vissuto e racconto

Lo spettacolo si struttura su un continuo oscillare. Si muove tra il vissuto dei personaggi e il loro racconto. I protagonisti non sono solo immersi nella loro storia. La osservano, la commentano, la riscrivono. Lo fanno davanti agli occhi del pubblico. Diventano personaggi di un romanzo che prendono coscienza della propria narrazione. Questa alternanza crea una distanza. Non raffredda le emozioni, anzi le amplifica. Permette di guardare agli aspetti più fragili con ironia e lucidità.

La prima parte dello spettacolo evoca una favola d'amore. È improvvisa, rapida e travolgente. Rappresenta il tempo delle aspettative. Descrive una felicità che appare semplice e naturale. Lentamente, però, questa favola si incrina. Un'ombra entra nella storia d'amore. Cambia il ritmo, la luce. L'arrivo di una figlia, che sembra il momento più alto, si trasforma in una favola nera. È fatta di insonnia, sofferenza, senso di inadeguatezza e smarrimento.

Nonostante ciò, non è un racconto disperato. Il teatro è presente in ogni sua forma. Non c'è finzione che voglia proteggere. Gli attori si espongono. Si mostrano per quello che sono: esseri umani prima che personaggi. Non cercano complicità facile né consolazione. Offrono una verità nuda. A tratti scomoda, spesso ironica, sempre autentica. Non ci sono maschere. L'esperienza arriva senza preavviso. Ci coglie impreparati. L'unica possibilità è attraversarla.

Il finale resta aperto. Come la vita stessa. Lascia intravedere una possibilità. Quella di farcela. Non perché tutto si sistema magicamente. Ma perché si sceglie di restare. "Anagramma di Madre" è, in fondo, un atto di fiducia. È fragile e ostinato. Crede nella vita. È un modo per dire che la felicità non è un momento. È un percorso. E anche quando sembra lontana, vale sempre la pena continuare a camminare per raggiungerla.

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