Il Comune di Napoli ha finalmente aggiornato il suo statuto, fermo dal 1991. La nuova carta comunale punta su efficienza, digitalizzazione e maggiore partecipazione dei cittadini, estendendo i diritti anche a non residenti e stranieri.
Nuovo statuto comunale per Napoli
Dopo 35 anni di attesa, il Comune di Napoli ha visto approvata una revisione completa del suo statuto. La delibera, approvata a maggioranza dal Consiglio comunale, mira a modernizzare l'ente. L'obiettivo è creare un'amministrazione più efficiente e vicina alle esigenze dei cittadini. Il nuovo testo, composto da 102 articoli, affronta principi generali, partecipazione e organizzazione. Si vuole promuovere trasparenza e semplificazione. La capacità di programmazione sarà rafforzata. Questo avviene in un contesto urbano complesso come quello di Napoli.
La presidente del Consiglio comunale, Enza Amato, ha sottolineato l'importanza del cambiamento. La riforma è stata pensata per adattare l'ente ai mutamenti sociali e tecnologici degli ultimi decenni. Il nuovo statuto introduce una visione più moderna della gestione pubblica. Si pone l'accento sulla necessità di rispondere in modo agile alle sfide urbane.
Maggiore partecipazione e digitalizzazione
Uno dei pilastri della riforma è l'ampliamento della partecipazione civica. I diritti di partecipazione vengono estesi anche a chi non risiede a Napoli. Studenti e cittadini stranieri regolarmente presenti sul territorio avranno nuove opportunità. Gli strumenti di consultazione popolare sono stati potenziati. Sono state introdotte nuove consulte e osservatori tematici. Il bilancio partecipativo acquista maggiore rilevanza. I cittadini saranno più coinvolti nelle decisioni sui servizi e sull'allocazione delle risorse. Questo approccio mira a rendere i processi decisionali più inclusivi.
Sul fronte istituzionale, il testo ridefinisce il funzionamento degli organi comunali. Vengono introdotte nuove figure, come i consiglieri aggiunti. L'Ufficio di Presidenza vedrà una nuova struttura. Sarà istituita una commissione consiliare specifica. Questa si occuperà di città metropolitana, riforma della pubblica amministrazione e innovazione tecnologica. La digitalizzazione diventa un elemento centrale. La gestione dei processi avverrà in modalità digitale. L'accesso ai servizi sarà semplificato. L'interazione online ridurrà i tempi amministrativi. Si punta a un'efficienza basata su indicatori di performance. Il ruolo del direttore generale e della dirigenza viene rafforzato. Saranno implementati strumenti di valutazione e monitoraggio delle strutture.
Servizi pubblici, trasparenza e decentramento
La disciplina dei servizi pubblici è stata aggiornata. Si pone l'accento su qualità, sicurezza e accessibilità. Saranno utilizzati strumenti come il partenariato pubblico-privato. Viene prevista la possibilità di costituire fondazioni per la gestione di alcuni servizi. I principi di trasparenza e accesso ai dati sono stati rafforzati. Il sistema dei controlli interni è stato aggiornato. Anche la disciplina del collegio dei revisori è stata rivista. Sul fronte del decentramento, il ruolo delle Municipalità cresce significativamente. Vengono introdotti i consiglieri aggiunti anche a livello municipale. Sarà possibile il doppio turno per l'elezione del presidente di Municipalità. Ci sarà un maggiore coinvolgimento nella programmazione territoriale. Il nuovo statuto riconosce l'acqua come bene comune. Viene istituito il Garante per l'infanzia. Sarà presente anche un Garante dei diritti delle persone private della libertà personale. Le politiche di inclusione, legalità e sostenibilità vedono un rafforzamento.
Durante l'esame in Aula, sono stati approvati diversi emendamenti. Particolare attenzione è stata dedicata alle Municipalità. Sono state semplificate le procedure per i consigli municipali. È stata definita una soglia di sbarramento per le coalizioni. Le modalità di elezione del presidente sono state rese più chiare. È stato introdotto un nuovo sistema di indennità. È stato modificato il criterio di ripartizione delle risorse. Ora include il numero degli abitanti come parametro.
Il dibattito e il voto
Sergio D’Angelo, presidente della commissione Statuto e Regolamenti, ha definito la riforma una «riscrittura necessaria». Ha sottolineato l'adeguamento del Comune di Napoli ai cambiamenti degli ultimi trent'anni. Ha evidenziato il lavoro condiviso e i oltre 50 pareri acquisiti. Toti Lange (Misto) ha apprezzato il metodo collegiale e l'apertura alle comunità straniere. Flavia Sorrentino (Napoli Solidale Europa Verde Difendi la città) ha descritto lo statuto come «costituzione della città». Ha sottolineato la sua capacità di ridefinire linguaggio e gerarchia istituzionale. Maria Grazia Vitelli (Partito Democratico) ha evidenziato gli effetti positivi su semplificazione, innovazione ed efficienza dei servizi. Anna Maria Maisto (Azzurri Noi Sud Napoli Viva) ha richiamato l'attenzione sulla parità di genere e sul linguaggio inclusivo. Gennaro Esposito (Misto) ha messo in luce l'estensione ai sedicenni della partecipazione ai referendum comunali. Salvatore Guangi (Forza Italia) ha posto l'accento sulle novità per le Municipalità e sulla partecipazione attiva. Iris Savastano (Forza Italia) ha invitato a tradurre i principi in applicazione concreta, soprattutto sul decentramento. Rosaria Borrelli (Insieme per Napoli – Lega Napoli) ha annunciato l'astensione. Ha definito il testo un'occasione mancata. La delibera è stata votata per titoli e poi nel suo complesso. L'approvazione è avvenuta a maggioranza. Il gruppo Insieme per Napoli – Lega Napoli si è astenuto.