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La "Adorazione dei re Magi" di Fede Galizia, opera rimasta nell'oblio per secoli, viene finalmente esposta a Capodimonte. Il direttore Eike Schmidt celebra il ritorno della "mirabile pittoressa", arricchendo il percorso sull'arte femminile.

Ritorno di un capolavoro dimenticato

L'opera "Adorazione dei re Magi", realizzata nel 1610 da Fede Galizia, trova finalmente la sua collocazione definitiva. Questo dipinto, la prima pala d'altare firmata da una pittrice, era stato a lungo considerato anonimo. La sua firma, un accorgimento per evitare la cancellazione, è ancora visibile. L'opera appartiene alla Collezione Borbone del Museo e Real Bosco di Capodimonte da oltre due secoli. Tuttavia, non era mai stata esposta all'interno della Reggia. La sua storia è un racconto di oblio e riscoperta.

Dal 2 aprile, il pubblico potrà ammirare questo capolavoro nella sala 79. Questa sala è stata riaperta appositamente per l'occasione, dopo essere stata sottoposta a lavori di ristrutturazione. La pittrice milanese Fede Galizia (1587-1630) era nota per i suoi ritratti e le sue nature morte. Queste opere sono conservate in importanti musei sia in Italia che all'estero. Con la pala d'altare per Napoli, si confronta con i grandi maestri del Cinquecento. Si notano influenze da Leonardo per la composizione attorno alla figura della Madonna. Sono presenti anche echi di Raffaello e Correggio.

Capodimonte celebra l'arte al femminile

Il direttore di Capodimonte, Eike Schmidt, ha accolto con entusiasmo il ritorno dell'opera. Ha definito Fede Galizia una "mirabile pittoressa". Il suo arrivo arricchisce il percorso dedicato alla pittura femminile. Si affianca a colleghe celebri già presenti nelle collezioni del museo. Tra queste figurano Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Elisabetta Sirani, Teresa Del Po, Lavinia Fontana e Angelica Kauffmann. Queste artiste, attive tra il Cinquecento e il Settecento, hanno storie straordinarie. Le loro vicende sono anche sociali e civili, e il museo intende valorizzarle sempre più.

Schmidt ha ringraziato la Chiesa di San Pasquale a Chiaia e l'Ordine Francescano. Questi enti hanno custodito l'opera fino alla sua identificazione nel 2021. Il direttore auspica nuove collaborazioni. Queste potrebbero essere volte alle celebrazioni degli 800 anni del Santo Patrono d'Italia. L'opera di Fede Galizia ha aperto il percorso di una recente mostra dedicata alle donne del Seicento alle Gallerie d'Italia di Napoli. Questo evento è stato l'ultima tappa prima del suo ritorno a Capodimonte, dove viene esposta per la prima volta.

Un percorso storico travagliato

La storia della "Adorazione dei re Magi" è stata complessa. La pala fu trasferita dalla Cappella dei Magi di S. Anna dei Lombardi (1581) a Santa Maria di Monteoliveto. Questo avvenne prima del terremoto del 1805, che distrusse anche la "Resurrezione" di Caravaggio. L'opera giunse al Real Museo Borbonico tra il 1816 e il 1821, con la firma ben evidente. Tuttavia, nel 1937, il museo, divenuto 'Nazionale', classificò il dipinto come 'Ignoto Fiorentino del XVI secolo'. Fu quindi consegnato alla Chiesa di San Giuseppe a Rione Luzzatti.

Durante la Seconda guerra mondiale, la chiesa nel rione subì distruzioni. Questo causò la perdita delle tracce dell'opera e di altre tre tele di Capodimonte. Nel 1957, il museo divenne sede della Pinacoteca nazionale. La svolta avvenne nel 2021. Una ricerca pubblicata per la mostra 'Fede Galizia Mirabile Pittoressa' a Trento, grazie a Federico Maria Giani, rintracciò l'opera nel Convento di San Pasquale. A Napoli è presente anche un'altra opera di Fede Galizia: il "San Carlo in Estasi". Quest'ultima si trova nella chiesa di San Carlo alle Mortelle, testimonianza del successo della pittrice in un ambito prettamente maschile.

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