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Un uomo di 78 anni di Meda affronta un processo per maltrattamenti in famiglia. Le accuse riguardano presunte umiliazioni e negligenza verso la moglie malata, costretta a letto. Nessun parente si è costituito parte civile.

Pensionato imputato per maltrattamenti in famiglia

Un uomo di 78 anni residente a Meda è attualmente sotto processo. L'accusa è di maltrattamenti in famiglia. I fatti contestati si sono verificati tra il dicembre 2022 e il marzo 2023. L'uomo era già agli arresti domiciliari per altre vicende al momento del rinvio a giudizio. La moglie, affetta da una grave malattia, era costretta a letto. Secondo le indagini, l'uomo avrebbe negato alla donna cure adeguate e igiene personale. Le accuse includono anche l'impedimento di contatti con i familiari. Questi ultimi sarebbero intervenuti dopo circa due mesi per liberare la donna. L'intervento è avvenuto con l'ausilio del medico di famiglia.

Il processo si sta svolgendo presso il Tribunale di Monza. La giudice incaricata del caso è Sofia Pecoraro. Al dibattimento, nessun parente della donna si è presentato come parte civile. La presunta vittima è deceduta nel frattempo. La sua condizione di immobilità era iniziata nel dicembre 2022. Questo le aveva gravemente limitato la capacità di movimento. L'accusa sostiene che l'imputato abbia agito con l'intento di umiliare la moglie. Le sarebbe stato imposto di vivere in uno stato di abbandono. Questo includeva la permanenza tra le proprie deiezioni. Tali condizioni avrebbero causato piaghe da decubito. La donna era inoltre priva di telefono e visite da parte dei parenti.

Le accuse respinte dall'imputato

L'uomo imputato ha respinto categoricamente le accuse mosse nei suoi confronti. In aula, ha dichiarato: «Io per mia moglie avrei fatto anche l’impossibile». Ha contestato le affermazioni delle sorelle della moglie. Secondo l'imputato, le sorelle sostengono che lui non abbia adempiuto ai suoi doveri. Egli ha invece affermato di averla fatta ricoverare tre volte. Questo a causa della sua grave malattia. La donna è deceduta poco dopo il ricovero ospedaliero. L'uomo ha dichiarato di aver sempre informato i parenti della moglie. Ha sostenuto che questi non si siano mai presentati. Ciò nonostante abitassero nelle vicinanze. Si sarebbero presentati solo dopo tre mesi, accompagnati dal medico di famiglia. L'imputato ha anche aggiunto di aver cercato aiuto per trovare una badante. Si è detto disposto a pagare una persona giorno e notte. Una badante era già stata ingaggiata in passato per il padre.

Il 78enne ha negato anche di non aver fornito cure e igiene alla consorte. Ha affermato di aver acquistato regolarmente pannoloni al supermercato. Ha dichiarato di possedere le relative ricevute. Ha menzionato anche l'uso di un prodotto antibatterico per la disinfezione. La prossima udienza è fissata per giugno. In quell'occasione si discuterà il caso e si attenderà la sentenza. La vicenda solleva interrogativi sulla gestione della malattia e sui doveri familiari.

Il contesto del processo e le testimonianze

La vicenda giudiziaria che vede coinvolto il pensionato di Meda si concentra su un periodo specifico. Tra il dicembre 2022 e il marzo 2023, la moglie dell'uomo versava in condizioni di salute precarie. La donna era allettata a causa di un disturbo sopraggiunto nel dicembre 2022. Questo le aveva compromesso la mobilità. Le accuse parlano di un ambiente domestico degradato. La donna sarebbe stata costretta a vivere in condizioni igieniche inaccettabili. La presenza di deiezioni e la formazione di piaghe da decubito sono dettagli emersi dalle indagini. L'isolamento dalla famiglia è un altro capo d'accusa. I parenti della donna sono riusciti a farle visita solo dopo circa due mesi. L'intervento è avvenuto con il medico curante. Questo ha portato alla luce la presunta situazione di abbandono.

Di fronte al giudice Sofia Pecoraro, l'imputato ha fornito la sua versione dei fatti. Ha enfatizzato il suo impegno e la sua disponibilità a prendersi cura della moglie. Ha citato i ricoveri ospedalieri e la sua volontà di assumere personale di assistenza. La sua difesa si basa sulla dimostrazione di aver provveduto alle necessità primarie della moglie. Le ricevute dei pannoloni e l'uso di disinfettanti sono prove a sostegno della sua versione. La mancanza di costituzione di parte civile da parte dei familiari della donna, nel frattempo deceduta, aggiunge un ulteriore elemento alla complessità del caso. La decisione finale spetta ora al Tribunale di Monza.

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