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La consulenza medico-legale sulla salma riesumata di Amedeo Matacena esclude l'avvelenamento. L'inchiesta della Procura di Reggio Calabria prosegue, con indagini sull'autenticità di un testamento.

Esclusa ipotesi avvelenamento per Matacena

Le analisi sulla salma di Amedeo Matacena hanno escluso la presenza di sostanze tossiche. L'ex parlamentare, deceduto nel 2022 a Dubai, non sarebbe quindi stato vittima di avvelenamento. Questa conclusione emerge dalla perizia medico-legale depositata presso la Procura di Reggio Calabria. I risultati dei periti non hanno rilevato tracce di veleno.

La perizia ha invece indicato un quadro infettivo e infiammatorio diffuso. Questo stato avrebbe portato a un arresto cardio-respiratorio acuto. La morte dell'ex politico, avvenuta all'età di 59 anni, era già stata inizialmente attribuita a cause naturali.

Riesumazione e indagini sulla madre

La salma di Matacena era stata riesumata nell'ottobre del 2024. La procedura è stata disposta dalla Procura reggina. La sepoltura avveniva nella cappella della famiglia dell'ex moglie, Alessandra Canale, nel cimitero di Minturno, in provincia di Latina. Il corpo è stato poi trasferito presso l'istituto di medicina legale della Sapienza.

Un accertamento simile è stato eseguito anche sulla salma della madre di Matacena. Raffaella De Carolis era deceduta a Dubai tre mesi prima del figlio. I magistrati nutrivano sospetti su entrambe le morti.

Indagine su moglie e testamento

I magistrati di Reggio Calabria non escludevano l'avvelenamento come causa dei decessi. Le indagini si sono concentrate sull'ultima moglie dell'ex parlamentare. Maria Pia Tropepi è indagata per duplice omicidio. La donna rivendica di essere l'erede universale di Matacena.

La rivendicazione si basa su un testamento olografo attribuito all'ex parlamentare. L'autenticità di questo documento è al centro delle attuali indagini. La sostituta procuratrice Sara Parezzan coordina gli accertamenti. L'obiettivo è verificare la validità del testamento.

Amedeo Matacena si era rifugiato a Dubai dieci anni prima della sua morte. Aveva cercato di evitare l'arresto. La condanna per concorso esterno in associazione mafiosa era stata emessa dalla Corte d'appello di Reggio Calabria. La sentenza era stata confermata dalla Cassazione.

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