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A Milano è stato inaugurato un nuovo ospedale di comunità presso il polo Niguarda. La struttura offre 20 posti letto per pazienti fragili e cronici, fungendo da ponte tra l'assistenza domiciliare e il ricovero ospedaliero.

Nuovo ospedale di comunità al Niguarda

È stata presentata una nuova struttura sanitaria a Milano. Si tratta dell'ospedale di comunità, aperto all'interno del polo Niguarda. Questa iniziativa mira a fornire un supporto intermedio. È pensata per persone che necessitano di cure non gestibili completamente a casa. La struttura dispone di 20 posti letto. Offre anche spazi dedicati al recupero. Tra questi figurano un soggiorno comune e una palestra attrezzata. L'obiettivo principale è migliorare la continuità delle cure. Si vuole rispondere meglio ai bisogni di pazienti fragili e cronici.

L'assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha partecipato all'inaugurazione. Ha sottolineato l'importanza di questa nuova struttura. «Con questa struttura rafforziamo ulteriormente la sanità di prossimità», ha dichiarato Bertolaso. Ha aggiunto che si migliora l'appropriatezza dei ricoveri. Si accompagna il paziente in un percorso di cura più vicino alle sue esigenze reali. La sanità di prossimità è un pilastro fondamentale del sistema sanitario.

Integrazione e personale dedicato

Un aspetto chiave è la forte integrazione con l'ospedale per acuti. I pazienti potranno accedere a visite specialistiche. Saranno disponibili anche esami diagnostici e consulenze multidisciplinari. Questo assicura un percorso terapeutico personalizzato. L'organizzazione prevede la presenza medica per almeno quattro ore e mezza al giorno. Il servizio è attivo dal lunedì al sabato. Gli orari vanno dalle 8:00 alle 20:00. Nei restanti orari e nei giorni festivi, la continuità assistenziale è garantita dal medico di guardia. Questo medico proviene dai reparti di Medicina interna. L'assistenza infermieristica e gli operatori socio-sanitari sono presenti in modo continuativo.

La presenza di personale qualificato è essenziale. Garantisce un monitoraggio costante. Permette di intervenire tempestivamente in caso di necessità. La collaborazione tra diverse figure professionali è fondamentale. Questo approccio multidisciplinare migliora l'efficacia delle cure. Si ottimizzano le risorse disponibili. La sanità territoriale si rafforza con queste iniziative.

Pazienti e percorsi di cura

La struttura accoglie pazienti con patologie croniche o fragilità. Sono inclusi anziani con riacutizzazioni. Si tratta di condizioni cliniche stabilizzate. Queste non sono gestibili a domicilio. È prevista assistenza a bassa intensità. L'obiettivo è evitare ricoveri impropri negli ospedali per acuti. Si favorisce la stabilizzazione clinica. Si accompagna il paziente verso il rientro a casa. In alternativa, si indirizza verso strutture di lungodegenza. Esempi sono le RSA o le RSD. L'attenzione è rivolta anche all'educazione del paziente. Vengono coinvolti anche i caregiver. Ci sono attività formative sulla gestione delle terapie. Si insegna l'uso di dispositivi come stomie, drenaggi e cateteri. Questo garantisce la continuità delle cure dopo la dimissione.

Il coinvolgimento dei familiari è cruciale. Permette una gestione più efficace al rientro a domicilio. L'educazione terapeutica è un elemento fondamentale. Prepara i pazienti e i loro cari ad affrontare le sfide quotidiane. Migliora la qualità della vita. Riduce il rischio di complicanze. L'ospedale di comunità diventa un punto di riferimento. Offre un supporto completo e personalizzato.

Modalità di accesso e coinvolgimento

L'accesso all'Ospedale di Comunità avviene tramite una rete integrata di servizi. Sono inclusi i medici di assistenza primaria. Partecipano anche le unità di continuità assistenziale. I servizi domiciliari sono coinvolti. Ci sono équipe territoriali dedicate ai pazienti fragili. Anche il Pronto Soccorso e i reparti ospedalieri contribuiscono. L'accesso avviene in fase di dimissione protetta. La presenza del caregiver è considerata parte integrante del percorso di cura. È permessa senza limitazioni di orario. Questo avviene compatibilmente con le esigenze organizzative del reparto. Il coinvolgimento attivo dei familiari è fondamentale. Supporta il recupero del paziente. Assicura una gestione efficace al rientro a domicilio. La collaborazione tra ospedale e territorio è la chiave. Questo nuovo modello assistenziale promette risultati positivi.

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