La Scala di Milano commemora il centenario della prima rappresentazione di Turandot, capolavoro di Puccini. La soprano Anna Pirozzi debutta nel ruolo principale, portando una prospettiva italiana a un'opera iconica.
Turandot compie un secolo alla Scala
Il prestigioso Teatro alla Scala di Milano celebra un traguardo importante. Quest'anno ricorre il centenario della prima esecuzione di Turandot, l'ultima opera di Giacomo Puccini. La rappresentazione originale ebbe luogo il 25 aprile 1926, diretta da Arturo Toscanini. La produzione attuale riprende il finale completato da Franco Alfano, lo stesso utilizzato nella storica prima.
L'opera, lasciata incompiuta alla morte del compositore nel 1924, torna sul palco milanese per dieci serate. La direzione musicale è affidata a Nicola Luisotti. Nel cast spiccano nomi come Roberto Alagna, Mariangela Sicilia e Riccardo Zanellato, con alternative quali Ewa Plonka, Angelo Villari, Selene Zanetti e Adolfo Corrado.
Anna Pirozzi: un sogno scaligero
La protagonista indiscussa di questa rievocazione è il soprano Anna Pirozzi, che debutta nel ruolo di Turandot proprio sul palco della Scala. Per lei, cantare in questo teatro rappresenta la realizzazione di un sogno. L'artista ha espresso il desiderio di offrire un'interpretazione personale e profondamente italiana di un ruolo spesso affidato a voci straniere.
«Sono qui per interpretare Turandot nel Teatro che ha accolto la sua prima rappresentazione», ha dichiarato Pirozzi. «È un ruolo che amo, lo porterò in giro per il mondo in occasione dell’anniversario. Come italiana voglio dare qualcosa di diverso, profondamente mio».
Un personaggio complesso e affascinante
Anna Pirozzi descrive Turandot come un personaggio ricco di sfumature. Nonostante l'apparenza gelida e crudele, nasconde una profonda fragilità. La principessa desidera amare ma è ostacolata dal timore degli uomini, un sentimento radicato nel ricordo ancestrale di un'antica violenza subita dalla sua antenata. Pirozzi afferma di ritrovarsi nel carattere di questa donna, forte e apparentemente inflessibile, ma capace di rivelare dolcezza e fiducia nel finale.
L'artista accompagna questo ruolo da nove anni, scoprendo ogni volta nuove profondità. I momenti lirici dell'opera continuano a emozionarla profondamente. Turandot segna anche l'ingresso nella musica del Novecento, un'epoca che Pirozzi ha esplorato con successo.
Affinità con le eroine pucciniane
Il legame di Anna Pirozzi con i personaggi di Puccini è molto forte. Ha recentemente interpretato Minnie ne La fanciulla del West sia ad Amburgo che a Napoli, definendo il ruolo «magnifico». Secondo Pirozzi, le donne di Puccini condividono una notevole forza e determinazione, un tratto di mascolinità unito a una profonda vena romantica.
Queste figure femminili sono caratterizzate da un'attualità sorprendente, capaci di reagire alle ingiustizie della vita, a differenza di alcune figure verdiane più legate al passato. Pirozzi confessa un debole particolare per Lauretta ne Il tabarro, pur riconoscendo che il suo ruolo è meno esteso.
La maternità e la vita privata
La vita di Anna Pirozzi è arricchita dalla sua esperienza di madre. Ha due figli, Eleonora di quindici anni e Daniel Riccardo di nove. La maternità influenza profondamente la sua interpretazione dei ruoli, permettendole di rivivere le ansie e le preoccupazioni delle madri che porta in scena. Si descrive come una madre rigorosa, ma anche molto affettuosa, che cerca di essere presente nella vita dei figli, seguendoli nello studio e condividendo momenti di gioco.
La sua famiglia è completata dal marito, il violinista Leonard Simaku. Pirozzi lo descrive come un uomo fantastico e un padre meraviglioso, che ha scelto di mettere la sua carriera in secondo piano per stare vicino alla famiglia. La musica, sottolinea, è un elemento centrale e unificante per tutta la famiglia.