Un uomo di 63 anni residente ad Alessandria, ma originario di Genova, è indagato a Milano. L'accusa riguarda la sua presunta partecipazione a "safari umani" a Sarajevo tra il 1992 e il 1995. Si ipotizza omicidio volontario aggravato da motivi abietti.
Indagine su "safari umani" a Sarajevo
Le autorità milanesi stanno conducendo un'indagine su presunti "safari umani" avvenuti a Sarajevo durante il conflitto degli anni '90. In queste spedizioni, individui facoltosi avrebbero pagato per partecipare a battute di caccia contro civili. L'inchiesta mira a far luce su questi crimini efferati.
Tra le persone finite nel mirino degli inquirenti figura un uomo di 63 anni. Quest'ultimo, ex dipendente comunale, è residente ad Alessandria ma ha legami con Genova. Le accuse nei suoi confronti sono gravi: omicidio volontario continuato. La procura contesta anche l'aggravante dei motivi abietti.
La posizione dell'indagato
L'uomo è stato interrogato dal pubblico ministero Alessandro Gobbis. Tuttavia, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande. Ha preferito presentare una memoria difensiva di due pagine ai magistrati. In questo documento, il 63enne cerca di chiarire la sua posizione.
Secondo quanto da lui dichiarato, basandosi sui racconti di amici, non gli sarebbe mai stato detto esplicitamente di aver sparato direttamente su civili. Ha ammesso però che, come accade in ogni conflitto, è possibile che civili siano stati colpiti da mercenari e volontari partiti dall'Italia. Ha definito queste azioni come parte della normale condotta bellica.
Fascino per la guerra e ideali
L'ex cacciatore ha confessato che i racconti sui "safari umani" lo colpirono profondamente. Ha ammesso di aver sofferto di incubi notturni a causa di queste storie. Nella sua memoria, l'uomo ha spiegato di essere stato ideologicamente vicino all'Msi negli anni '90.
Ha anche espresso un fascino per la Folgore e i corpi speciali. Ha però ribadito con fermezza di non essere mai partito come volontario per quei conflitti. Ha sottolineato di aver vissuto a Genova in quel periodo, lavorando per il Comune. Ha anche svolto un periodo di distacco presso uffici giudiziari di cancelleria.
Nessuna possibilità di pagare per la guerra
L'indagato ha dichiarato nella sua memoria di non aver mai avuto la possibilità economica di pagare per "giocare alla guerra". Ha aggiunto che non avrebbe mai potuto permettersi una simile spesa. La sua situazione lavorativa e personale all'epoca non glielo avrebbe consentito. La procura non ha potuto approfondire questi aspetti.
Infatti, l'uomo si è avvalso del diritto di non rispondere alle domande dirette. Di conseguenza, non ha fornito i nomi dei conoscenti e degli amici che gli avrebbero raccontato di queste spedizioni. Questo impedisce agli inquirenti di ampliare le indagini su altri potenziali coinvolti.
Le indagini proseguono
L'inchiesta milanese prosegue per accertare la piena responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. L'obiettivo è fare giustizia per le vittime di questi crimini. La procura sta raccogliendo ulteriori elementi per ricostruire i fatti accaduti a Sarajevo.
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