L'attore Antonio Catania condivide ricordi preziosi delle sue collaborazioni con il premio Nobel Dario Fo. Descrive Fo come un artista generoso, innovativo e profondamente attento alle fasce più deboli della società. Le sue parole offrono uno spaccato unico sulla genialità e l'umanità del grande drammaturgo.
Le stagioni teatrali con Dario Fo
L'attore Antonio Catania ha recentemente concluso le riprese di un nuovo film. Ha però trovato il tempo per condividere preziosi ricordi legati al suo lavoro con il compianto premio Nobel Dario Fo. Catania ha partecipato a un tour teatrale nel 2008, interpretando l'operaio Giovanni nella commedia «Sotto paga! Non si paga!». Questo spettacolo, originariamente scritto da Fo e Franca Rame nel 1974, affrontava temi sociali con la consueta irriverenza del duo.
La commedia, ripresa con successo nel 2008, vide Catania affiancato da Marina Massironi. L'attore siciliano interpretava un operaio sindacalizzato, un personaggio emblematico delle lotte sociali dell'epoca. Lo spettacolo suscitò numerose discussioni, toccando corde sensibili legate all'esproprio proletario e alle difficoltà economiche della gente comune.
La genialità di Dario Fo in scena
Antonio Catania descrive Dario Fo come un artista dalla straordinaria generosità. Sottolinea il suo costante bisogno di andare controcorrente e di far emergere uno spirito ribelle, anche nelle produzioni più consolidate. L'attore ricorda con ammirazione la capacità mimetica di Fo, capace di dare vita a personaggi con pochi gesti, rendendoli immediatamente riconoscibili e vivi.
«Quando ti spiegava un nuovo personaggio, questa sua incredibile capacità mimica», racconta Catania. «Se ad esempio doveva mostrarti un facchino, nel giro di un attimo tu te lo ritrovavi davanti, con delle caratteristiche precise, un suo carattere, ti sembrava quasi di conoscerlo da tempo». Questa abilità, unita a una meticolosa cura per la scenografia, rendeva ogni messa in scena un'opera d'arte.
«Il quarto Stato» e il comizio finale
Per la scenografia di «Sotto paga! Non si paga!», Dario Fo utilizzò delle riproduzioni de «Il quarto Stato» di Pellizza da Volpedo. Queste immagini, stampate su grandi paraventi, venivano trasformate da Fo stesso, diventando parte integrante della narrazione. Catania ricorda con affetto il suo monologo finale, un comizio che cambiava ogni sera per riflettere l'attualità.
«Un comizio conclusivo che cambiava ogni sera in base all’attualità», spiega l'attore. «Anche se già avevi detto tutto. Il pubblico si spazientiva, sembrava di essere nella DDR». Lo spettacolo affrontò anche critiche politiche, soprattutto da parte della sinistra. Il PD, in particolare, si mostrò molto critico nei confronti dei temi trattati. Nonostante ciò, lo spettacolo riscosse un grande successo, attirando anche un pubblico giovane.
L'attenzione per gli ultimi
Antonio Catania evidenzia come Dario Fo avesse una profonda attenzione per gli ultimi e i diseredati. Questa motivazione, secondo l'attore, fu una delle ragioni principali del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura. Fo riuscì a unire il valore artistico con un forte impegno sociale, dando voce a chi solitamente non ne aveva.
«Il valore artistico si unisse all’attenzione verso gli ultimi e i diseredati. Motivazione giustissima per altro», afferma Catania. «Che ha permesso di osservare con sguardo diverso il giullare». La figura del giullare, spesso considerata minore, trovava in Fo un profondo riscopritore, capace di elevarla a forma d'arte.
Milano e la svolta artistica
Catania rievoca anche i suoi primi anni a Milano, dove inizialmente avvertì un'ostilità verso i meridionali. La sua vita cambiò radicalmente quando scoprì il teatro, iscrivendosi all'Accademia Paolo Grassi. Questo percorso lo portò a incontrare grandi registi e a ottenere ruoli importanti, come quello nel film «Mediterraneo».
«Mi presero e cambiò tutto», ricorda l'attore. «Un giorno mi chiamò pure Monicelli che però mi mandò via sulla porta, diceva che dal film gli ero sembrato più vecchio… Il cinema cambia ogni cosa».
L'eredità di Dario Fo
L'attore sottolinea il grande rigore e l'incomparabile lavoro sulla voce di Dario Fo. Ricorda come Fo lo spingesse in territori inesplorati, facendogli interpretare ruoli audaci. «In scena mi faceva fare il gallo, starnazzavo e cercavo di seguirlo ma lui era inimitabile», racconta Catania.
«C’era proprio qualcosa di diverso in questi vecchi maestri», conclude Catania. «Mi viene in mente Franco Parenti che doveva dirigermi ne “Il processo” da Kafka. Solo sentirgli leggere il romanzo te lo rendeva improvvisamente comprensibile». Catania è convinto che lavorare con persone più brave di sé sia fondamentale per la crescita artistica. L'attore riprenderà presto a teatro con «La coppia più sexy d’America» e ha appena terminato le riprese de «Il malloppo» con un cast di volti noti milanesi.