Un evento esclusivo al Palacultura di Messina ha unito musica originale e testi letterari, celebrando la magia dello Stretto. L'apprezzato concerto ha visto protagonisti musicisti e attori di talento.
Concerto "Come l'orma nel cielo" incanta Messina
Il Palacultura di Messina ha vibrato di note e parole il 29 marzo. L'associazione Filarmonica Laudamo ha presentato in prima assoluta lo spettacolo “Come l’orma nel cielo - Concerto per lo Stretto”. L'evento ha proposto un viaggio artistico unico. Composizioni musicali inedite si sono intrecciate con testi letterari. Il tutto era dedicato al fascino dello Stretto di Messina. Il pubblico ha dimostrato grande entusiasmo per questa produzione esclusiva.
L'iniziativa è stata promossa da Antonino Cicero. Egli è noto come connettore di anime e direttore artistico. La curatrice dei contenuti letterari è stata Cristiana Casuscelli. È un'artista riconosciuta per la sua versatilità. I protagonisti musicali sono stati Luciano Troja e Giancarlo Parisi. Sono strumentisti di fama internazionale. La loro attenzione si rivolge sia alla modernità che alla tradizione sonora siciliana. Le loro esecuzioni hanno emozionato. Hanno spiccato sia nelle composizioni originali che nelle improvvisazioni solistiche.
Musica e letteratura: un dialogo suggestivo
La voce narrante dell'evento è stata quella di Giampiero Cicciò. L'attore e regista, anch'egli musicista, ha incantato la platea. La sua energia espressiva e la sua delicatezza interpretativa sono state notevoli. Ha saputo variare i toni con maestria. Ogni frase era ritmicamente scandita da pause significative. La sua gestualità era sempre attenta al messaggio. Questo è arrivato chiaro e forte al cuore degli spettatori.
Il concerto ha esplorato diversi temi legati allo Stretto. Il brano “A Lupa” di G. Parisi ha evocato le nebbie dello Stretto. Il suono della brogna e della zampogna ha creato un'atmosfera mitica. In connessione con Omero, la voce di Circe, interpretata da Giampiero Cicciò, ha narrato i pericoli di Scilla e Cariddi. Il brano “Poseidon” di G. Parisi, con il suo tema al friscaletto, ha rappresentato la forza pacificatrice del dio del mare. Luciano Troja al piano ha evocato i gorghi con il suo accompagnamento ritmico.
Il secondo brano, “Alexandre Dumas”, ha descritto una Messina post-terremoto del 1783. Ha ricordato le casette basse, la fontana del Nettuno e i teatri. Nonostante le ferite, la città veniva definita la più nobile. Le atmosfere nostalgiche di “Messina la Nobile” (Parisi-Troja) hanno accompagnato i sogni dei viaggiatori. Il “cuntu” di Pesce Cola, raccolto da Giuseppe Pitrè, è stato un altro momento saliente. L'inserimento del marranzano ha preceduto l'intro pianistica di “U Luntru”. Questo valzer di Giancarlo Parisi ha visto un coinvolgente assolo dal sapore etnico.
L'anima dello Stretto in note e parole
Il testo di Pascoli, dedicato all'anima misteriosa di Messina, è stato interpretato con parole come “Come orma nel cielo ed eco nel mare”. Il flauto-synth di Parisi ha creato un sottofondo suggestivo. È seguito il brano “Lo specchio nello Stretto” di L. Troja. Il suo ritmo in 5/4 pulsava come la città stessa. Il testo da “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo ha introdotto “Dalla riva” di L. Troja. Questa jazz ballad per pianoforte e flauto traverso ha esplorato melodie accattivanti.
Il brano “Puma di mari” di G. Parisi ha emozionato con il suo interplay tra flauto-synth e pianoforte. Ha introdotto un testo di Bartolo Cattafi sul gioco tra Scilla e Cariddi. Sono seguiti due brani solisti. “Kamaro” è stato un ipnotico assolo di Giancarlo Parisi alla zampogna cromatica. Questo strumento, da lui ideato, permette di eseguire microtoni. Il brano “Correnti” di Troja, per piano solo, ha sottolineato la ricerca di un movimento meditativo.
Giampiero Cicciò ha declamato la descrizione del traghettamento in Caronte, da “Zero gradi di separazione” di Giovanni Sabatino. Il brano “Aria protetta” di L. Troja, una romantica ballad per piano e zampogna, ha evocato il respiro del mare. “Onde Diverse” di L. Troja ha visto flauto e pianoforte in sincronia. L'ultimo testo, “Fulmen in clausula” di Paolo Casuscelli, è stato un breve brano ironico.
Un omaggio a Messina e alla sua identità
In chiusura, Giampiero Cicciò ha intonato “A me Messina” di Lillo Alessandro. Accompagnato dalla zampogna, ha reso omaggio alla città. Le sue parole “Qui dove è quasi distrutta la storia resta la poesia” hanno commosso il pubblico. Gli applausi intensi hanno manifestato l'apprezzamento per l'evento. La produzione è stata lodata per l'originalità degli artisti. Contribuisce a veicolare l'identità di Messina. Un'identità ricca di storia e arte, spesso dimenticata dai suoi stessi abitanti.