Un'indagine a Forza d'Agrò ha svelato un sistema di false residenze, con dimore fittizie o inesistenti, per ottenere voti. L'operazione ha portato all'arresto del sindaco Bruno Miliadò e di altre persone.
Indagine su false residenze elettorali a Forza d'Agrò
Le indagini sono partite da 96 richieste di trasferimento di residenza. Queste domande sono state presentate poco prima delle elezioni del 2024. Il comune di Forza d'Agrò conta meno di mille abitanti. La Procura di Messina ha avviato un'inchiesta approfondita. Questa ha portato a cinque misure cautelari. I reati contestati includono associazione per delinquere e falsità materiale e ideologica in atti pubblici. Sono 67 le persone indagate nell'ambito dell'operazione.
Al centro delle accuse figura il sindaco Bruno Miliadò. Egli è stato posto agli arresti domiciliari. Insieme a lui sono finiti in carcere un consigliere comunale e due agenti della polizia municipale. Un altro consigliere comunale ha ricevuto un divieto di dimora. Le false residenze sarebbero state utilizzate per accrescere il numero di voti. Questo avrebbe favorito l'elezione del sindaco Miliadò per il suo secondo mandato.
Il meccanismo delle false attestazioni
Delle 96 richieste iniziali, 59 sono risultate non veritiere. Gli investigatori hanno accertato che le residenze erano state dichiarate in luoghi inesistenti. Altre erano state attestate in stanze d'albergo riconducibili agli indagati. In alcuni casi, la residenza fittizia era stata registrata presso la sede di uno stabilimento balneare. Questi dati sono considerati cruciali dalla Procura. Il sindaco è stato eletto con uno scarto di soli 30 voti. La sua lista ha ottenuto 40 preferenze in più rispetto agli avversari. Questo, su un totale di 673 votanti, evidenzia l'importanza delle presunte irregolarità.
Le indagini hanno rivelato il ruolo degli agenti di polizia municipale. Essi, nella loro funzione di accertatori anagrafici, avrebbero attestato falsamente il trasferimento di molte persone. Queste persone avevano richiesto la residenza nel piccolo centro collinare. La normativa elettorale prevede l'iscrizione nelle liste almeno 45 giorni prima del voto. Questo requisito è fondamentale per poter esercitare il diritto di voto in un comune.
Il ruolo del sindaco e degli accertatori
Nonostante le richieste di cambio di residenza provenissero da persone legate a entrambi gli schieramenti politici. Il sindaco uscente, Bruno Miliadò, avrebbe piegato la sua carica a fini personali. Egli avrebbe assunto il controllo dei procedimenti di verifica delle residenze. Le richieste non venivano più gestite dall'Ufficio Anagrafe. Venivano invece indirizzate direttamente da Miliadò. Egli le assegnava ai pubblici ufficiali. Questi ultimi ricevevano istruzioni specifiche sui controlli da effettuare. I controlli venivano definiti come «addomesticati».
Un elemento significativo è la nomina di un ausiliare del traffico. Questo individuo, ora arrestato, era stato incaricato come «accertatore anagrafico» nell'aprile 2024. Ciò avvenne poco prima delle elezioni comunali. Risulta essere stato l'esecutore della maggior parte dei controlli. Questi controlli hanno portato al cambio di residenza. L'attività ispettiva è stata disposta dal Prefetto di Messina. Ciò è avvenuto a seguito di denunce di irregolarità durante le elezioni. Le indagini sono state condotte dai Carabinieri di Forza d'Agrò e del Nucleo Operativo di Taormina.
Le indagini e le prove raccolte
Le investigazioni hanno compreso intercettazioni telefoniche. Sono stati effettuati servizi di osservazione e analisi di tabulati telefonici. Sono stati acquisiti documenti e sono state ascoltate persone informate sui fatti. I legali che assistono gli indagati sono Tommaso Autru Ryolo, Antonino Gazzara, Fabio Di Cara, Corrado Rizzo, Bonaventura Candido, Massimo Brigandì, Renzo Briguglio e Ilaria Intelisano. L'operazione mira a fare chiarezza su un presunto illecito sistema volto a influenzare l'esito elettorale nel comune.
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