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La giustizia ha confermato l'ergastolo per il capo di una banda criminale responsabile di un brutale omicidio avvenuto tra i boschi. La vittima, Achraf Zai, fu torturata e il suo corpo abbandonato tra i rifiuti.

Brutalità estrema tra i boschi dello spaccio

Una violenza inaudita si è consumata tra i boschi utilizzati per lo spaccio. Il corpo di una vittima è stato poi lasciato come un rifiuto lungo una strada. A quasi quattro anni dal delitto, la giustizia ha emesso un verdetto definitivo. La Corte d’Appello di Torino ha confermato la condanna all’ergastolo per il leader della banda. Questa banda è responsabile della morte di Achraf Zai, un giovane di 24 anni. La sentenza ribadisce la gravità dei fatti accaduti. I giudici hanno riconosciuto la brutalità estrema dell'omicidio. Questo crimine è maturato in un contesto criminale. La violenza era uno strumento di controllo e punizione.

L’ergastolo è stato confermato per Adil El Hariri, noto come “Sbardila”. È considerato il capo del gruppo criminale. Attualmente, El Hariri è latitante all'estero. Questa condanna rappresenta un peso enorme. Ha scosso profondamente l'intera area interessata dalla vicenda.

Il corpo sfigurato ritrovato in una piazzola

Il corpo di Achraf Zai fu scoperto il 6 maggio 2022. Il ritrovamento avvenne in una piazzola di sosta. Si trova lungo la diramazione della superstrada 336. L'area è situata tra Vanzaghello e Lonate Pozzolo. Il cadavere era sfigurato, quasi irriconoscibile. Furono i tatuaggi a permettere di identificarlo. Permisero di restituirgli un nome e una storia. Dietro a questo macabro ritrovamento, gli inquirenti hanno ricostruito una serie di violenze. Queste ebbero origine nei boschi di Pombia. Quest'area era teatro di traffici di droga. Il giovane, arrivato in Italia da pochi mesi, era accusato di aver sottratto droga e denaro. Questo sarebbe accaduto dopo un intervento dei carabinieri. Da qui è nata la decisione di punirlo in modo esemplare.

Tortura e richiesta di riscatto

Il 6 maggio fu organizzato un incontro. Questo evento si trasformò in una vera e propria tortura. Achraf Zai fu legato. Fu picchiato per ore con una ferocia sistematica. Subì calci, pugni e colpi con oggetti contundenti. Durante il pestaggio, gli aggressori scattarono una foto del ragazzo. La inviarono al padre. Chiedevano 27 mila euro per la sua liberazione. Si trattava di un’estorsione crudele. Purtroppo, questo non cambiò il destino della vittima. Dopo la sua morte, il corpo fu caricato su un mezzo. Fu trasportato fino a Lonate Pozzolo. Lì venne abbandonato in una piazzola sporca, tra i rifiuti.

La sentenza d'appello e le altre condanne

Da quel luogo di abbandono è partita la ricostruzione investigativa. Questa indagine ha portato allo smantellamento di una rete di spaccio. L'organizzazione era attiva tra Pombia e i comuni vicini. Sono state 17 le persone indagate. La sentenza d’appello ha confermato il quadro accusatorio. Oltre all’ergastolo per Adil El Hariri, sono state ribadite le altre responsabilità. Sono stati inflitti 21 anni di reclusione per Ayoub Edderdak, detto “Alui”. Anche lui risulta irreperibile. La pena è stata ridotta per Anass Marzouk. Già detenuto, la sua condanna è scesa a 16 anni e 6 mesi. La giustizia ha dunque chiuso un capitolo doloroso.

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