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La provincia di Monza e Brianza affronta un potenziale rischio per le sue aree agricole strategiche. Una decisione del Comune di Limbiate ha sollevato preoccupazioni sulla tutela del territorio, con la lista di centrosinistra Brianza Rete Comune che denuncia un indebolimento delle salvaguardie ambientali.

Tutela aree agricole in Brianza minacciata

La provincia di Monza e Brianza potrebbe vedere compromesse le sue aree agricole strategiche. Questa preoccupazione emerge a seguito di una recente decisione politica. La maggioranza di centrodestra ha infatti respinto un ordine del giorno proposto da Brianza Rete Comune. L'atto mirava a rafforzare la protezione di queste zone vitali per l'ambiente e il paesaggio.

La proposta di Brianza Rete Comune è nata in reazione a una scelta autonoma del Comune di Limbiate. Quest'ultimo, guidato anch'esso dal centrodestra, ha modificato il proprio Piano di Governo del Territorio (PGT). La variante ha interessato oltre 22mila metri quadrati di suolo. L'area in questione era precedentemente classificata come agricola strategica dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). Si tratta dell'area nota come cava Ferrari.

Cosa sono le aree agricole strategiche

Le aree agricole strategiche rappresentano uno strumento fondamentale per la salvaguardia del territorio provinciale. Vincenzo Di Paolo, capogruppo di Brianza Rete Comune, ha ricordato la loro importanza. «Sono uno strumento che la Provincia si è data per tutelare il territorio», ha spiegato Di Paolo. Queste aree non sono definite unicamente per la loro funzione agricola. Vengono considerate anche per il loro potenziale ambientale e il valore paesaggistico.

La loro tutela rientra in un sistema più ampio di salvaguardie. Indebolire queste aree significherebbe minare un intero meccanismo di protezione. La Provincia, secondo Di Paolo, non dovrebbe avere interesse a indebolire questo strumento. La sua esistenza mira a preservare risorse naturali e paesaggistiche di valore.

Il caso Limbiate: consumo di suolo

La variante al PGT di Limbiate ha trasformato un'area agricola strategica in una zona destinata a edilizia residenziale. Prima di questa modifica, l'area della cava Ferrari era confermata come agricola. Ora, invece, si prevede la costruzione di 6.500 metri cubi di palazzine. Di Paolo definisce questa trasformazione «quasi paradossale». La considera un tentativo di far passare per «rigenerazione» un effettivo consumo di suolo.

«In termini di sostanza, non possiamo accogliere la tesi secondo cui tutto ciò non preveda consumo di suolo», ha affermato Di Paolo. Ha sottolineato che il consumo di suolo su quell'area sarà inevitabile e significativo. La trasformazione da agricola a residenziale comporta un impatto diretto sull'ambiente e sul territorio.

La Provincia deve intervenire

Il capogruppo del centrosinistra ha evidenziato come la questione vada oltre il singolo caso di Limbiate. Riguarda la necessità che la Provincia difenda le proprie prerogative e i Piani da essa approvati. «La Provincia deve far valere le sue ragioni», ha dichiarato Di Paolo. Di fronte a enti che non si conformano alle disposizioni del PTCP, la Provincia dovrebbe agire nelle sedi legali.

In passato, la Provincia ha già ottenuto ragione in casi simili. Le sue istanze, fondate su argomentazioni concrete di tutela territoriale e rispetto delle norme, sono state accolte. Questo precedente dimostra la validità degli strumenti di pianificazione provinciale.

Conseguenze di un mancato intervento

Se la Provincia decidesse di non intervenire, si creerebbe un precedente pericoloso. Ogni ente locale potrebbe sentirsi autorizzato a ignorare le disposizioni provinciali. Questo porterebbe a un aumento del consumo di suolo e a un indebolimento delle tutele ambientali. Di Paolo ha criticato la motivazione addotta per bocciare la loro proposta. Non ritiene che l'atto potesse costituire un'ingerenza politica eccessiva.

Anzi, secondo Di Paolo, la politica dovrebbe riaffermare il proprio ruolo. Dovrebbe fornire indicazioni chiare all'apparato burocratico. L'indirizzo politico deve essere univoco: la massima tutela del territorio. Non si può dimenticare che la Brianza è già ai vertici per consumo di suolo. Le conseguenze sulla qualità della vita dei cittadini sono già evidenti e potrebbero peggiorare.

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