Il consigliere regionale Vincenzo Menna denuncia il grave stato della sanità abruzzese, evidenziando lunghe attese e disagi per i cittadini. Due casi emblematici illustrano una gestione critica del sistema sanitario regionale.
Critiche alla gestione sanitaria regionale
Il consigliere regionale Vincenzo Menna ha espresso forte preoccupazione per lo stato della sanità in Abruzzo. Ha puntato il dito contro il presidente Marco Marsilio e l'assessore Nicoletta Verì. Secondo Menna, la loro gestione ha portato il sistema sanitario regionale al collasso. Le liste d'attesa sarebbero diventate infinite. Molti cittadini si vedrebbero negati i diritti fondamentali. Alcuni sarebbero costretti a pagare cure private o a rinunciare del tutto alle prestazioni mediche necessarie.
Menna descrive la situazione come completamente fuori controllo. Ha definito le responsabilità politiche del presidente e dell'assessore evidenti. La sanità abruzzese sarebbe ormai allo sbando. Questa affermazione sottolinea la gravità della crisi percepita dal consigliere.
Due casi emblematici di disservizio
Per illustrare la sua denuncia, Menna ha presentato due casi specifici. Il primo riguarda Renato, un cittadino della provincia aquilana. Vive con una pensione sociale e necessita urgentemente di una visita neurochirurgica. La sua impegnativa medica prevedeva un controllo entro 30 giorni. Tuttavia, al CUP gli è stato fissato un appuntamento per giugno 2027. La motivazione fornita è stata che «le priorità non esistono più».
Questa frase è stata definita gravissima da Menna. Smentirebbe apertamente la normativa vigente sulle priorità mediche. Ancora più paradossale è il fatto che la stessa prestazione fosse disponibile in regime di intramoenia in pochi giorni. Un tentativo di ottenere spiegazioni dal direttore generale Paolo Costanzi è risultato evasivo.
Anziana abbandonata in pronto soccorso
Il secondo caso denunciato riguarda il presidio ospedaliero di Lanciano. È stato segnalato sui social dal signor Emanuele. Una donna anziana di 80 anni è rimasta abbandonata su una barella al pronto soccorso per oltre dieci ore. Non avrebbe ricevuto alcuna assistenza. La situazione si sarebbe conclusa con un episodio di incontinenza. La signora è stata costretta a chiamare il figlio per essere riportata a casa. Menna ha definito questa vicenda una ferita profonda per l'intera comunità.
Questi episodi non sarebbero casi isolati. Rappresentano invece i sintomi di un sistema sanitario che non funziona più. Il consigliere ha precisato che non si tratta di incapacità del personale medico. Il personale lavora allo stremo delle forze. La gestione attuale avrebbe distrutto la sanità pubblica. L'ha allontanata dai bisogni reali dei cittadini. L'ha trasformata in un percorso a ostacoli.
Diritto al rimborso per cure private
Menna ha voluto ricordare ai cittadini un aspetto importante. In caso di mancata garanzia delle prestazioni mediche nei tempi previsti dal servizio pubblico, la legge consente di effettuare la visita in regime di intramoenia. Successivamente, è possibile ottenere il rimborso dalla ASL. Questo è un diritto preciso che deve essere rispettato. Menna ha invitato i cittadini a far valere i propri diritti.
Se al CUP dovessero negare questa possibilità o creare ostruzionismo, i cittadini possono richiedere l'intervento delle forze dell'ordine. Questo serve ad accertare eventuali inadempienze da parte dell'ASL. Non è più tollerabile che si giochi sulla pelle delle persone. È necessario un cambio di passo immediato. La sanità deve tornare a essere un diritto garantito per tutti, non un privilegio.
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