Condividi
AD: article-top (horizontal)

Gino e Daniela di Jesi festeggiano cinquant'anni di matrimonio con una cerimonia speciale. La coppia si era conosciuta in un bar e si era sposata nel 1976.

Un amore nato al bancone del bar

L'incontro avvenne in un bar di Jesi. Lui, Gino Candolfi, serviva caffè e aperitivi. Lei, Daniela Genangeli, lo osservava con dolcezza. Quel luogo divenne il punto di partenza della loro storia. La passione sbocciò tra i tavoli del locale.

Nel 1976, precisamente il 4 aprile, la coppia decise di unirsi in matrimonio. La cerimonia si svolse nella chiesa di San Pietro Martire. Lui aveva 24 anni, lei appena 21. Un inizio di vita insieme, pieno di speranze.

Rinnovare le promesse dopo mezzo secolo

Oggi, cinquant'anni dopo, la stessa chiesa accoglie nuovamente Gino e Daniela. Hanno scelto lo stesso luogo per rinnovare le loro promesse nuziali. Vogliono celebrare il loro lungo cammino insieme.

Sono più maturi, più consapevoli. Ma il legame che li unisce è rimasto forte. Accanto a loro, i figli Lorenzo e Roberta. Ci sono anche parenti e numerosi amici. È un momento di condivisione profonda.

La comunità di Jesi partecipa con gioia. La famiglia Candolfi è considerata un'istituzione. Il loro negozio di fotografia nel quartiere Prato è un punto di riferimento.

Gino Candolfi, decano dei fotografi jesini

Gino Candolfi, oggi 73enne, è una figura storica per Jesi. È il decano dei fotografi della città. Ha raccontato la vita locale con il suo obiettivo. Ha immortalato eventi, costume e soprattutto sport.

La sua inseparabile macchina fotografica, una Nikon, lo accompagnava ovunque. Non si è limitato a catturare momenti felici. Ha documentato anche la storia della città. Ha ritratto persone comuni, personaggi illustri e autorità.

La sua attività professionale è sempre stata condivisa con Daniela. Anche la vita privata è stata un percorso comune. «Abbiamo condiviso tutto», racconta Gino, visibilmente emozionato.

Una vita condivisa, un amore duraturo

«Tanta strada fatta insieme, sempre condividendo tutto», afferma Gino Candolfi. La condivisione non riguardava solo la famiglia. Coinvolgeva anche il lavoro, gli hobby e la casa. Un percorso parallelo e felice.

Il ricordo del primo incontro è ancora vivido. «Io lavoravo come addetto al bar da Zoppi», ricorda Gino. «Lei era dipendente in una ditta lì vicino. Ci siamo conosciuti da ragazzi». Ogni giorno preparava il pranzo per lei. Da lì nacque l'amore.

Il matrimonio nel 1976, nella chiesa di San Pietro Martire, segnò un nuovo inizio. Oggi, dopo cinquant'anni, tornano nello stesso luogo. Qual è il segreto di un'unione così longeva? «Sapersi sopportare», risponde Gino.

«Le cose non vanno mai come uno vorrebbe», ammette. Ci sono litigi, incomprensioni e problemi. Ma la colpa non è mai di una sola persona. È fondamentale sapersi sopportare a vicenda. La pazienza e la capacità di risolvere i conflitti sono essenziali. Sempre uniti, sempre insieme.

AD: article-bottom (horizontal)