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Il Ministero della Giustizia non potrà costituirsi parte civile nel processo per corruzione elettorale a Genova. Il Ministero dell'Interno è stato invece ammesso, ma dovrà dimostrare un danno diretto. L'udienza è stata rinviata.

Ministero Giustizia escluso da parte civile

La richiesta del Ministero della Giustizia di partecipare come parte civile è stata respinta. Il giudice ha stabilito che il recupero delle spese di giustizia non rientra in questa procedura. La normativa di riferimento è il Testo unico sulle spese di Giustizia. La decisione è arrivata durante l'udienza preliminare. Questa udienza riguarda una parte dell'inchiesta sul voto di scambio. L'inchiesta ha coinvolto anche l'ex presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Il giudice si chiama Giorgio Morando.

Ministero Interni ammesso con riserva

Diversa sorte per il Ministero dell'Interno. La sua richiesta di costituirsi parte civile è stata accolta. Si tratta di danni di natura istituzionale. Vengono citati anche danni d'immagine e di credibilità del sistema. Tuttavia, il giudice ha posto una condizione. Il Viminale dovrà dimostrare un danno diretto e specifico. Sarà necessaria una rigorosa prova. Dovrà essere quantificato anche l'ammontare del danno. I due ministeri avevano richiesto un risarcimento totale. La cifra ammontava a oltre cinque milioni di euro. Il giudice ha definito questa somma «oltremodo elevata».

Rinvio udienza e possibili riti alternativi

L'udienza è stata aggiornata. La nuova data fissata è il 23 aprile. In quella sede si discuterà il rinvio a giudizio. Gli imputati hanno tempo fino a quella data. Potranno richiedere riti alternativi. Il procuratore aggiunto Federico Manotti ha chiesto il rinvio a giudizio. Anche il sostituto Luca Monteverde ha avanzato la stessa richiesta. Gli imputati principali sono l'ex capo di gabinetto della Regione Liguria, Matteo Cozzani. C'è anche l'attuale presidente dell'Autorità portuale, Paolo Piacenza. Altri 16 persone sono coinvolte. Un elettore è già uscito dalla scena processuale. Ha chiesto la messa alla prova. Ha ammesso di aver ricevuto promesse di lavoro. Queste promesse erano dall'ex consigliere regionale Stefano Anzalone. In cambio, chiedeva voti.

Accuse e imputazioni

La maggior parte degli imputati affronta l'accusa di corruzione elettorale. L'ipotesi è che sia avvenuta in vista delle elezioni regionali del settembre 2020. Quelle elezioni furono vinte dal centrodestra e da Giovanni Toti. Le difese sono affidate a numerosi avvocati. Tra questi, Massimo Ceresa Gastaldo, Maurizio Mascia, Gennaro Velle, Maurizio Barabino, Celeste Pallini, Pietro Bogliolo, Fabiana Cilio, Giulia Liberti, Mario Iavicoli, Emanuele Olcese ed Elena Quartero. A Paolo Piacenza viene contestata l'omessa denuncia. Riguarda l'occupazione abusiva di un'area nel porto. Matteo Cozzani è accusato di corruzione elettorale aggravata. L'aggravante è legata al fine di agevolare Cosa Nostra.

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