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Giovanni Castellucci, figura centrale nel processo sul crollo del ponte Morandi, farà sentire la sua voce dal carcere di Opera. L'udienza del 20 aprile sarà dedicata alle sue dichiarazioni spontanee. Nel frattempo, l'accusa ha respinto le eccezioni difensive, concentrandosi sulla responsabilità di Autostrade per l'Italia.

Castellucci dichiara la sua innocenza dal carcere

Giovanni Castellucci, figura chiave nel procedimento giudiziario relativo al crollo del ponte Morandi, esprimerà la sua estraneità ai fatti. Le sue dichiarazioni avverranno in collegamento dal carcere di Opera, a Milano. L'ex dirigente è detenuto da un anno, scontando una pena definitiva di sei anni. Questa condanna è legata alla tragedia del 2013, dove persero la vita 40 persone a causa del cedimento di un autobus in autostrada ad Avellino.

Una nuova udienza è stata fissata per il 20 aprile. In questa data, Castellucci avrà l'opportunità di esporre la sua versione dei fatti. La sua partecipazione avverrà in forma telematica, data la sua attuale detenzione.

Accusa respinge eccezioni difensive

L'udienza odierna è stata dedicata alle repliche dell'accusa. I pubblici ministeri hanno risposto alle tesi avanzate dai legali dei 57 imputati. La discussione è stata intensa e a tratti movimentata. Per motivi tecnici, l'udienza è stata spostata dall'aula della tendostruttura alla più capiente aula magna del tribunale.

Il pubblico ministero Walter Cotugno ha aperto gli interventi. Ha ribadito la validità delle linee guida del 1967 e delle normative successive. Secondo l'accusa, queste norme imponevano una sorveglianza periodica e straordinaria sul viadotto. Tale monitoraggio non sarebbe stato effettuato dagli imputati, nonostante le risorse economiche e umane disponibili.

Cotugno ha replicato punto per punto alle argomentazioni dell'avvocato Ceresa Gastaldo. Quest'ultimo difende De Angelis, progettista del retrofitting della pila 9. Il magistrato ha sottolineato che la posizione di garanzia di De Angelis imponeva di lanciare l'allarme basandosi sui calcoli preliminari. Non solo sui rischi emersi successivamente.

Il PM ha anche evidenziato la responsabilità dei funzionari del Ministero delle Infrastrutture. Contrariamente a quanto sostenuto dai legali Giovanni Proietti e Mauro Coletta, anche loro avrebbero avuto un ruolo nella gestione della sicurezza delle opere stradali. Cotugno ha infine spiegato il motivo dell'aggravante che considera il viadotto un luogo di lavoro. Tale impostazione era stata accettata da Autostrade per l'Italia (Aspi) in sede di patteggiamento. Sono stati trattati anche i reati di falso.

Dubbi sui reperti e responsabilità di Aspi

Nel pomeriggio, il magistrato Marco Airoldi ha preso la parola. Ha risposto all'eccezione di nullità sollevata dall'avvocato Marcello D'Ascia. D'Ascia difende alcuni imputati di Aspi e ha visto la sua eccezione associata da altri legali, inclusi quelli di Castellucci.

Airoldi ha chiarito la questione dei 40 metri di cemento della pila nove. Questi elementi, sotto il reperto 132 da cui è iniziato il crollo, non sarebbero scomparsi. Si sarebbero semplicemente polverizzati sotto il peso dello strallo precipitato. L'avvocato D'Ascia aveva sostenuto la loro sparizione.

Il magistrato ha spiegato che la mancata notifica ai consulenti delle difese riguardo ai potenziali indagati era dovuta all'urgenza. La priorità assoluta era salvare vite umane e preservare i reperti. Questi ultimi sono stati poi messi a disposizione di tutte le parti, comprese le difese. Non sono state fornite precisazioni sui cavi di quei 40 metri di strallo, la cui assenza era stata sottolineata dall'avvocato D'Ascia.

Prossimi passi del processo

Le repliche delle difese, inizialmente previste per il 13 aprile, inizieranno il 14 e si concluderanno il 15 aprile. Il 20 aprile è fissata l'udienza supplementare. Sarà dedicata alle dichiarazioni spontanee di Giovanni Castellucci, attese dal carcere di Opera.

Ai margini dell'udienza, alcuni legali delle difese hanno replicato alle dichiarazioni dell'ingegnere Emmanuele Codacci Pisanelli. Egli è stato introdotto come teste dal Comitato Familiari delle vittime. L'ingegnere, in una precedente intervista, aveva raccontato la sua esperienza come collaboratore di Riccardo Morandi. Aveva menzionato endoscopie sulla pila 9 nel 2015. Queste non avrebbero rilevato cavi, ma una cavità. I legali degli imputati contestano che tale anomalia sia stata riscontrata sullo strallo che ha causato il crollo.

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