Una disputa letteraria tra due autrici di romanzi rosa sfocia in un'indagine giudiziaria per plagio e diffamazione aggravata. La vicenda coinvolge accuse di somiglianza tra opere e una campagna d'odio sui social media.
Romanzi simili scatenano indagini a Genova
Una vicenda di presunto plagio letterario ha portato a un'indagine giudiziaria a Genova. Due esposti presentati alla Procura della Repubblica hanno innescato un procedimento penale. Un'autrice romana risulta iscritta nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato includono la violazione del diritto d'autore e la diffamazione aggravata tramite social network. La querelante è una nota scrittrice genovese che opera sotto lo pseudonimo Ella Kintsugi. Questa autrice è una figura conosciuta negli ambienti culturali e accademici della città. Ha scelto di mantenere l'anonimato riguardo alla sua identità reale.
La controversia ruota attorno a due romanzi. Le opere presentano titoli quasi identici e copertine molto simili. Il primo libro, intitolato "Un graffio sul cuore", è stato pubblicato nel 2022. La sua autrice è proprio Ella Kintsugi, la scrittrice genovese. Il secondo romanzo, "Come un graffio sul cuore", era in procinto di essere pubblicato. La sua uscita era prevista per il 17 febbraio 2026. L'autrice del secondo libro è la scrittrice romana indagata.
Copertine e titoli identici al centro della disputa
La scrittrice romana aveva contattato un blog dedicato al genere romance. La sua intenzione era richiedere la pubblicazione di una "cover reveal", ovvero la presentazione della copertina. Questo blog è una piattaforma a cui collabora anche la Kintsugi. La richiesta è stata respinta. La motivazione del rifiuto risiedeva nella forte somiglianza tra titolo e immagine di copertina. Entrambi presentavano una farfalla di una specie specifica. Secondo la querelante, questa somiglianza poteva indurre in errore i lettori. La questione è diventata centrale nella disputa legale.
Pochi giorni dopo, il libro dell'autrice romana è stato rimosso da Amazon. La rimozione è avvenuta a seguito di una segnalazione di plagio. La segnalazione era stata presentata dalla stessa Kintsugi. La piattaforma di e-commerce ha anche oscurato la vetrina della scrittrice indagata. Amazon ha ritenuto scorretto il comportamento tenuto dall'autrice romana. Questo evento ha segnato un punto di svolta nella vicenda.
Social media e "shitstorm" online
A questo punto, secondo quanto ricostruito negli esposti, è scattata la reazione sui social media. La scrittrice romana ha pubblicato diversi contenuti. Ha utilizzato storie su Instagram, video su TikTok e post su Facebook. In queste pubblicazioni, non ha mai menzionato esplicitamente il nome della collega genovese. Tuttavia, ha descritto l'accaduto. Ha utilizzato frasi come "io non so come la gente possa essere così cattiva" e "la cattiveria della gente non ha limiti". Ha anche posto la domanda retorica: "perché le persone cattive devono avere la meglio?".
Queste affermazioni, secondo la difesa della querelante, sono state immediatamente associate alla Kintsugi dal pubblico del genere romance. Questo ha scatenato una vera e propria "shitstorm" online. Una campagna di odio e critiche feroci ha travolto la scrittrice genovese. La notorietà della Kintsugi nel settore ha reso facile l'identificazione, nonostante l'assenza di nomi espliciti. La sua presenza consolidata nel panorama letterario ha amplificato la risonanza delle accuse.
Accuse di diffamazione e violazione del diritto d'autore
Nell'esposto per diffamazione aggravata, si sottolinea un punto cruciale. L'individuazione della vittima non richiede necessariamente la menzione diretta del nome. Gli elementi contestuali, come il titolo quasi identico e la copertina sovrapponibile, sono sufficienti. La notorietà della Kintsugi nel settore rende la persona facilmente riconoscibile da un numero limitato di soggetti. La querelante ha fornito prove a sostegno della sua tesi. Ha allegato screenshot di messaggi privati ricevuti in quei giorni. Questi messaggi confermerebbero il riconoscimento della sua persona da parte del pubblico. La campagna d'odio si è quindi basata su un'identificazione implicita ma chiara.
Nell'esposto per plagio e violazione del diritto d'autore, si evidenzia un altro aspetto fondamentale. La somiglianza tra le due opere non sarebbe casuale. Si ipotizza che sia stata utilizzata per trarre un indebito vantaggio economico e di visibilità. Questo sfruttamento sarebbe avvenuto sfruttando la maggiore popolarità della Kintsugi. La scrittrice genovese ha pubblicato oltre quaranta romanzi. Possiede una fanbase consolidata e un'ampia reputazione nel settore. L'accusa è che l'autrice romana abbia cercato di capitalizzare su questo successo preesistente.
Denunce contro i partecipanti alla "shitstorm"
Oltre alla scrittrice romana, altre persone sono coinvolte nella vicenda. Risultano denunciate per diffamazione aggravata attraverso i social anche alcuni utenti. Queste persone hanno partecipato attivamente alla campagna di odio online. Hanno condiviso e amplificato i contenuti ritenuti lesivi nei confronti della Kintsugi. L'indagine si estende quindi anche ai fruitori dei social media che hanno contribuito alla diffusione delle accuse. La Procura sta valutando la posizione di ciascun indagato.
Prossimi passi e stato delle indagini
La scrittrice genovese, Ella Kintsugi, valuter se costituirsi parte civile nel procedimento penale. Questa decisione le permetterebbe di richiedere un risarcimento danni in caso di condanna. Al momento, la Procura sta esaminando attentamente tutti gli atti e le prove raccolte. L'obiettivo è determinare la fondatezza delle accuse e procedere di conseguenza. La vicenda solleva interrogativi importanti sul confine tra ispirazione e plagio. Evidenzia anche la potenza e i pericoli della diffusione di informazioni sui social media. La comunità del romance attende sviluppi con grande interesse.
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