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Marco Genzini custodisce una collezione di circa 4.500 opere d'arte, un patrimonio familiare che affonda le radici nella storica attività paterna di zincografia. La passione per l'arte si tramanda di generazione in generazione, creando un legame indissolubile tra passato e presente.

La passione artistica di padre in figlio

La passione per l'arte è un vero e proprio filo conduttore nella vita di Marco Genzini. L'imprenditore milanese ha ereditato questo amore dal padre, Oreste Genzini. Quest'ultimo era il titolare di una celebre zincografia. Questa attività rappresentava un punto di riferimento per i grandi nomi dell'arte degli anni Sessanta. Artisti del calibro di Mimmo Rotella, Mario Schifano, Franco Angeli e Niki de Saint Phalle si affidavano alla sua professionalità. La zincografia era un'azienda specializzata nella realizzazione di cliché. Questi servivano per la stampa delle immagini. Il processo era complesso e dispendioso. Molti artisti non potevano sostenere tali costi. Iniziavano così a proporre scambi di opere in cambio del servizio. Questo sistema favorì la nascita di un vero e proprio scambio culturale.

La casa di Marco Genzini era un crocevia di creatività. Fin da piccolo, ha visto passare tra le mura domestiche pittori, galleristi e critici d'arte. L'ingresso in questo mondo è avvenuto in modo del tutto naturale. Ogni settimana, la famiglia accoglieva professionisti del settore. L'ambiente era stimolante e ricco di spunti. La madre di Marco, originaria di Cremona, preparava piatti deliziosi. La cantina, sempre ben fornita, contribuiva a creare un'atmosfera conviviale. Questo contesto ha plasmato la sua sensibilità artistica. L'arte è diventata parte integrante del suo DNA. La definisce una «malattia di famiglia», un'espressione che racchiude affetto e dedizione.

Un patrimonio artistico di quasi cinquemila opere

Oggi, Marco Genzini vanta una collezione impressionante. Si contano circa 4.500 opere. Questo imponente numero testimonia una vita dedicata all'arte. La sua collezione non è solo un insieme di oggetti. Rappresenta la storia della sua famiglia. Racconta le relazioni professionali e umane coltivate nel tempo. Ogni pezzo ha una sua storia. Ogni opera è legata a un ricordo, a un incontro significativo. La zincografia paterna, fondata negli anni Sessanta, ha gettato le basi per questo immenso patrimonio. L'azienda curava l'intero progetto editoriale e la stampa. La complessità del lavoro di realizzazione dei cliché era notevole. Questo ha portato molti artisti a proporre forme di baratto.

L'attività di Oreste Genzini era conosciuta nell'ambiente artistico milanese. La sua zincografia era un vero e proprio laboratorio creativo. Non solo un luogo di produzione, ma anche di scambio e di idee. Le opere d'arte trovavano spesso ospitalità negli uffici in via Adamello. La zona, vicina allo Scalo Romana, era un fulcro di attività. L'imprenditore aveva stretto legami importanti. Tra questi, spicca l'amicizia con Philippe Daverio. L'incontro avvenne grazie a Marco Ausenda. Quest'ultimo era direttore editoriale del Touring Club Italiano. Anche il gallerista Jean Blanchaert fu introdotto in questo circolo. Le Edizioni Oreste Genzini-Philippe Daverio produssero numerosi piccoli cataloghi. Questi documenti sono preziose testimonianze del fermento artistico dell'epoca.

Arte, amicizia e iniziative culturali

Il legame tra Oreste Genzini e Philippe Daverio fu profondo. La loro collaborazione diede vita a pubblicazioni significative. Un episodio particolare riguarda la Biennale del 2005. Ci fu chi propose la chiusura del Padiglione Italia. La motivazione addotta era la presunta mancanza di artisti. Philippe Daverio si oppose fermamente a questa idea. Insieme a Jean Blanchaert, organizzò una «contro biennale». L'evento si tenne alla Chiesa di San Gallo a Venezia. Vi parteciparono ben 1.600 artisti attivi in Italia. Questa iniziativa dimostrò la vitalità e la ricchezza dell'arte italiana. Due anni dopo, venne pubblicato il volume «13 x 17. Mille artisti per un’indagine eccentrica sull’arte in Italia». Questo libro documenta l'ampia partecipazione all'evento.

Nel corso degli anni, Marco Genzini ha incontrato innumerevoli artisti. Tra questi, alcuni hanno lasciato un segno indelebile. Ricorda con affetto Nino Mustica. Questo artista siciliano era solito pubblicare i suoi cataloghi presso la loro azienda. Viveva in un loft vicino all'Università Bocconi. Le sue feste erano leggendarie. Riunivano un pubblico eterogeneo: studenti, artisti, giornalisti e collezionisti. Questi incontri alimentavano ulteriormente la passione per l'arte. La sua attuale azienda, Emmegi Group, è un esempio di integrazione tra lavoro e bellezza. Un tempo fabbrica di vendita e riparazione di macchine da caffè, oggi è un vero e proprio museo-impresa. Alle pareti sono appese circa 200 opere. I suoi collaboratori lavorano immersi in un ambiente stimolante.

Collezionismo: passione o investimento?

Per Marco Genzini, collezionare arte è innanzitutto una questione di passione. Rifiuta l'idea di collezionare per puro investimento. Sostiene che un approccio speculativo allontani dal vero significato del collezionismo. La gioia sta nell'apprezzare l'opera, nel comprenderne il valore intrinseco. Non nel mero guadagno economico. Questa filosofia si riflette anche nella sua famiglia. Sua figlia, Victoria Genzini, ha intrapreso un percorso affine. Ha studiato alla St. Martins di Londra. Ha conseguito un master da Sotheby's. Ha lavorato per la galleria di Massimo De Caro. Victoria collabora attivamente a eventi di moda e arte. La sua opinione è fondamentale per Marco. Non acquista opere senza prima confrontarsi con lei. Questo dialogo intergenerazionale arricchisce ulteriormente la collezione.

Una parte significativa della collezione è accessibile al pubblico. Il Chiostro di Voltorre a Gavirate, in provincia di Varese, ospita un progetto espositivo. Si tratta di una semi-permanenza di circa 150 opere. La mostra, intitolata «Tracce di momenti. Tre generazioni, una collezione», ripercorre la storia artistica della famiglia. Include opere del nonno Oreste, di Marco e della giovane Victoria. L'inaugurazione si è tenuta lo scorso luglio. Tra i nomi più noti esposti figurano Enrico Castellani, Mimmo Rotella, Franco Angeli e Omar Galliani. Sono presenti anche artisti della nuova generazione. Tra questi, Nevio Monacchi, Giovanni Cerri e Loris Di Falco. Quest'ultimo ha curato anche l'allestimento. Victoria segue con attenzione artisti emergenti. Tra questi, Nero (Alessandro Neretti) ed Elif Erkan. La collezione rappresenta un ponte tra le generazioni. Unisce maestri del passato a talenti del presente e del futuro.

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