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La prima Pasqua del vescovo Felice Accrocca a Foligno ha unito momenti di riflessione spirituale a gesti di umanità. Le celebrazioni hanno visto il presule invitare a ricucire le relazioni interrotte e a riscoprire il valore dei gesti semplici, concludendosi con un momento di condivisione con i fedeli.

Eventi pasquali e affluenza di visitatori

Le festività pasquali a Foligno sono state caratterizzate da un clima favorevole. Il sole ha accompagnato la città, attirando numerosi visitatori. Il centro storico ha riacquistato vitalità, mostrando il ritmo tipico delle grandi occasioni. Le piazze della Repubblica e largo Carducci hanno ospitato eventi significativi. Le rassegne Anticamente e Artigianando hanno registrato un'elevata partecipazione. Le vie si sono trasformate in luoghi di incontro per curiosi e appassionati. Le bancarelle hanno offerto una vasta gamma di prodotti. Si spaziava dal collezionismo al vintage, fino al modernariato. Artigianando ha valorizzato il piccolo artigianato locale. Queste iniziative, promosse dall'associazione Indivenire, hanno dimostrato la loro efficacia. Hanno saputo coniugare tradizione e attrattiva turistica. Ciò ha portato benefici evidenti agli operatori economici.

La celebrazione solenne in cattedrale

La Pasqua è stata anche un tempo di profondo raccoglimento spirituale. La cattedrale di San Feliciano era gremita di fedeli. Il vescovo Felice Accrocca ha presieduto la celebrazione solenne. Questo momento ha rappresentato uno dei passaggi più significativi delle festività. Durante l'omelia, il presule ha fatto riferimento al Vangelo della corsa di Pietro e Giovanni. La corsa verso il sepolcro è stata trasformata in una metafora della vita contemporanea. Ha descritto una corsa affannata e spesso priva di significato. Questa descrive l'inquietudine dell'uomo moderno. Il vescovo ha affermato: «Viviamo in una società che somiglia a un tritacarne». Ha denunciato un'esistenza vissuta in fretta. Questa manca di gusto, è piena di distrazioni e smarrimento. Ha quindi lanciato un appello a cambiare prospettiva. Ha invitato a riscoprire il senso profondo delle cose. Bisogna cercare «le cose di lassù». Questo senza trascurare la concretezza della vita quotidiana. È necessario restituire valore ai gesti semplici. Bisogna valorizzare le scelte di ogni giorno.

Un monito contro la guerra e un invito alla riconciliazione

Le parole del vescovo si sono fatte dure anche nei confronti dei responsabili dei conflitti. Ha parlato dei «signori della guerra». Li ha indicati come coloro che tradiscono la pace. Ciò avviene in nome del potere e del profitto. Ha lanciato un monito sulla responsabilità. Ha sottolineato che questa non potrà essere ignorata. Successivamente, il messaggio si è fatto più intimo. Ha rivolto un invito diretto alla riconciliazione. Ha esortato a «ricucire relazioni interrotte». Ha invitato a «tendere la mano». Anche un semplice gesto come una telefonata può riavvicinare chi si è allontanato. Questi piccoli segni hanno il potere di riaccendere legami sopiti.

Un momento di umanità e condivisione

La celebrazione si è conclusa con un tocco di leggerezza e profonda umanità. Il parroco don Cristiano Antonietti ha condiviso un aneddoto divertente. Ha raccontato dell'enorme uovo di Pasqua. Questo, del peso di otto chili, era stato aperto la sera della vigilia per i bambini. Non ne era rimasto neppure un piccolo pezzo per il vescovo. A rimediare a questa situazione è intervenuto il più piccolo dei chierichetti. Il bambino ha donato un uovo al vescovo. Questo gesto è stato accolto dagli applausi dei fedeli. Accrocca ha sorriso e ha abbracciato il piccolo. In quel semplice gesto si è concentrato il senso più autentico della festa. Si è manifestata una comunità che si ritrova. Questo avviene tra fede, quotidianità e piccoli segni di affetto condiviso.

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