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La Lipu di Foggia esprime forte preoccupazione per l'eccessiva occupazione di territorio destinato alle energie rinnovabili, criticando le richieste di Confindustria volte a mantenere un'espansione illimitata.

Critiche alla cementificazione per le rinnovabili

La Lipu, attraverso le parole di Enzo Cripezzi, denuncia un impatto devastante del settore delle energie rinnovabili sul territorio della Capitanata. Vengono descritti centinaia di impianti eolici, centrali a biomasse e infrastrutture connesse che hanno trasformato vaste aree in un «colabrodo». Queste installazioni hanno frammentato habitat naturali e agricoli, compromettendo anche zone di elevato valore per la biodiversità. I paesaggi più significativi risultano deturpati, con strutture che assediano masserie storiche e siti archeologici. Interi comprensori rurali sono stati saturi, ignorando principi fondamentali di pianificazione territoriale ed energetica.

La situazione in Capitanata è definita come uno squilibrio territoriale e sociale, con la provincia ridotta a una «colonia a sovranità limitata» dalle società energetiche. La provincia di Foggia ospita infatti il 50% della capacità energetica rinnovabile regionale, con 4.158 MW su un totale di 8.271 MW installati in Puglia. Questo dato evidenzia una concentrazione notevole di impianti in un'unica area.

Confindustria sotto accusa per le richieste

La Lipu critica duramente le posizioni di Confindustria Foggia e delle società energetiche associate. Queste ultime esprimono timori riguardo a possibili restrizioni imposte dalla nuova legge regionale sulle aree idonee per le rinnovabili. La Lipu definisce queste preoccupazioni come un «disco rotto» e un tentativo di ottenere «mani libere» per ulteriori espansioni. Le associazioni di categoria, durante un'audizione in regione, hanno invocato la rimozione di vincoli normativi.

Secondo Cripezzi, l'affermazione che la legge regionale possa mettere a rischio il raggiungimento degli obiettivi energetici nazionali per il 2030 è infondata. Esiste già una capacità autorizzata che supera di migliaia di MW l'obiettivo prefissato, con cinque anni di anticipo. L'introduzione di «aree idonee» e norme transitorie favorirà comunque la proliferazione degli impianti.

Proposte alternative per uno sviluppo sostenibile

Enzo Cripezzi suggerisce che, se alcuni impianti autorizzati non venissero realizzati, sarebbe un beneficio per la collettività. La Lipu propone un modello di sviluppo basato sull'utilizzo di superfici già compromesse e urbanizzate, come dimostrato da studi Ispra. Queste aree potrebbero ospitare una potenza significativa, evitando ulteriore consumo di suolo agricolo e paesaggistico. Si parla di oltre 7.000 MW installabili in aree urbanizzate in Puglia, sufficienti a coprire il fabbisogno aggiuntivo previsto.

La Lipu denuncia inoltre quasi tre decenni di sussidi statali e agevolazioni a favore delle energie rinnovabili, sostenuti dai cittadini e dalle imprese. Si interroga se il settore sia ancora dipendente da questi aiuti. Cripezzi accusa le società energetiche di cercare continue «enormi rendite finanziarie» piuttosto che perseguire obiettivi climatici reali. L'organizzazione chiede alla Giunta e al Consiglio regionale di porre fine a un periodo di eccessiva compiacenza e di adottare norme più rigorose, accogliendo le proposte di emendamento della Lipu.

Domande frequenti

Quali sono le principali critiche della Lipu riguardo agli impianti di energia rinnovabile in Capitanata?

Quali alternative propone la Lipu per lo sviluppo delle energie rinnovabili in Puglia?

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