Vasti tagli illegali di alberi nel parco La Mandria a Druento hanno portato a quattro indagini. L'operazione ha interessato un'area estesa quanto 37 campi da calcio, con un profitto illecito di oltre 350mila euro.
Vasto disboscamento abusivo nel parco La Mandria
Un'operazione dei carabinieri del nucleo investigativo di polizia ambientale ha scoperchiato un vasto caso di disboscamento illegale. L'area interessata è il rinomato parco regionale La Mandria, situato nel comune di Druento. Le indagini hanno portato alla denuncia di quattro persone. Queste notifiche di conclusione delle indagini sono state formalizzate nel mese di marzo 2026. L'episodio risale al 2025, quando sono iniziati i controlli.
Il parco La Mandria è un'area naturale protetta di grande valore. La sua estensione e la biodiversità lo rendono un gioiello del territorio piemontese. Situato alle porte di Torino, rappresenta un polmone verde fondamentale per la regione. La sua gestione è affidata a enti preposti alla tutela ambientale. Le attività all'interno del parco sono strettamente regolamentate per preservarne l'integrità.
Il disboscamento in questione ha riguardato una porzione significativa del parco. L'entità dei tagli ha superato di gran lunga le autorizzazioni concesse. Questo ha sollevato immediati sospetti sulle modalità operative. Le forze dell'ordine hanno avviato accertamenti approfonditi per chiarire la dinamica dei fatti. La gravità dell'accaduto ha richiesto un intervento tempestivo.
Quattro persone indagate per i tagli illegali
Le persone finite nel registro degli indagati sono quattro. Tra queste figura il legale rappresentante di una ditta specializzata in lavori boschivi. Questa impresa aveva ottenuto un appalto per interventi nel parco. Insieme a lui, sono indagati anche due suoi collaboratori diretti. Questi operai erano attivi nel cantiere dove sono avvenuti i tagli. Completa il gruppo un dipendente pubblico, la cui posizione è al vaglio degli inquirenti.
Le indagini sono state condotte sotto la supervisione del pubblico ministero Elisa Buffa. La procura di Torino ha coordinato le attività investigative. L'obiettivo è stato quello di ricostruire l'intera catena di responsabilità. La presenza di un dipendente pubblico tra gli indagati suggerisce possibili complicità o negligenze nella vigilanza. Questo aspetto è cruciale per comprendere come sia stato possibile un tale illecito.
La ditta boschiva era stata selezionata tramite un bando pubblico. Le procedure di gara prevedevano l'affidamento di servizi specifici. Tuttavia, è emerso un dettaglio anomalo riguardo all'offerta presentata dall'impresa vincitrice. La ditta avrebbe presentato un rialzo della base d'asta superiore al 70 per cento. Questo dato ha destato perplessità fin dalle prime fasi dell'inchiesta. Potrebbe indicare un interesse economico sproporzionato.
Un intervento trasformato in disboscamento incontrollato
L'intervento autorizzato era stato presentato ufficialmente come una sostituzione di specie arboree. L'obiettivo dichiarato era quello di rinnovare alcune aree del parco. La realtà emersa dalle indagini dipinge un quadro ben diverso. I lavori si sono trasformati in un vero e proprio disboscamento incontrollato. L'estensione dell'area interessata è impressionante. Si parla di una superficie totale pari a circa 37 campi da calcio regolamentari.
L'autorizzazione concessa prevedeva il taglio raso di 26,36 ettari di quercia rossa. Questa specie, pur essendo soggetta a interventi di gestione, rappresenta una componente importante dell'ecosistema del parco. La ditta indagata, però, avrebbe agito ben oltre i limiti stabiliti. Si ipotizza che siano stati effettuati tagli abusivi su ulteriori 7,5 ettari di terreno. Queste aree non rientravano nell'appalto originario.
Il parco La Mandria, con i suoi vasti boschi e le sue aree verdi, è un ecosistema delicato. La rimozione indiscriminata di alberi può avere conseguenze devastanti. Si altera l'habitat di numerose specie animali e vegetali. Si compromette la stabilità del suolo e la qualità dell'aria. La tutela di questi ambienti è fondamentale per il futuro del nostro pianeta.
Oltre 4mila tonnellate di legname illecitamente asportate
Dalle aree non autorizzate, quelle dove i tagli erano vietati, sono state asportate ingenti quantità di legname. Si stima che oltre 4mila tonnellate di materiale legnoso siano state rimosse illecitamente. Questo quantitativo rappresenta un danno economico e ambientale considerevole. Il profitto ingiusto derivante da questa operazione è stato stimato in oltre 350mila euro. Una cifra considerevole, ottenuta attraverso attività illegali.
Il legname rubato ha preso diverse strade. In gran parte, è stato ridotto in cippato direttamente sul posto. Il cippato è un materiale utilizzato principalmente per la produzione di energia da biomassa. Successivamente, questo materiale è stato immesso sul mercato. Per garantirne l'apparente lecita provenienza, sono stati utilizzati una serie di atti contabili falsificati. Questa è una pratica comune per riciclare materiali di provenienza illecita.
Gli inquirenti stanno lavorando per ricostruire il percorso del legname. L'obiettivo è quello di individuare tutti i soggetti coinvolti nella filiera. La tracciabilità del legno è un aspetto fondamentale per combattere il commercio illegale. Le normative europee e nazionali prevedono controlli rigorosi in questo senso.
Reati contestati e falsificazioni documentali
Agli esponenti dell'impresa boschiva sono contestati diversi reati. Tra questi spiccano il furto pluriaggravato, l'alterazione e il deturpamento di bellezze naturali protette da vincolo paesaggistico. Inoltre, devono rispondere dell'accusa di immissione in commercio di legname illegale. Questi capi d'accusa evidenziano la gravità delle azioni commesse.
Il legale rappresentante dell'impresa è accusato anche di aver designato un responsabile di cantiere fittizio. Questa figura, secondo l'ipotesi accusatoria, non si sarebbe mai recata sul posto. La sua nomina serviva a coprire formalmente la supervisione dei lavori. Si tratta di un ulteriore elemento che suggerisce un piano premeditato per eludere i controlli.
Per consentire alla ditta di operare senza intoppi, sarebbero state messe in atto condotte di falsità ideologica. Le autorità competenti avrebbero ricevuto indicazioni progettuali non veritiere. Queste indicazioni sarebbero state volutamente sottostimate. Lo scopo era quello di evitare le procedure di valutazione ambientale obbligatorie per legge. Successivamente, sarebbero state prodotte false attestazioni. Queste servivano a mascherare gli evidenti sconfinamenti della ditta. L'obiettivo finale era certificare la regolare esecuzione dei lavori. Questo avrebbe permesso di svincolare la polizza fideiussoria e chiudere la pratica dell'appalto.