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Un'analisi tecnica rivela gravi criticità nei soccorsi al caicco Summer Love. Ritardi nelle partenze, errori nella gestione dei radar e sottovalutazione delle condizioni meteo hanno segnato la tragica notte del naufragio di Cutro.

Analisi tecnica sui soccorsi al caicco

L'ammiraglio Salvatore Carannante, consulente della Procura di Crotone, ha esposto criticità significative. La sua testimonianza, nell'ottava udienza del processo sul naufragio di Cutro, ha delineato un quadro preoccupante. Si discute del presunto ritardo nei soccorsi al caicco Summer Love. Quest'imbarcazione affondò il 26 febbraio 2023, causando la morte di 94 migranti. L'incidente è avvenuto dopo la partenza dalla Turchia.

Quattro militari della Guardia di Finanza e due della Guardia Costiera sono imputati. Sono accusati di omicidio e naufragio colposo. La testimonianza di Carannante si è concentrata sull'operatività delle unità navali. Ha analizzato le condizioni meteo e la gestione dei sistemi di localizzazione.

Criticità nella gestione delle motovedette

La testimonianza ha toccato il tema delle motovedette della Guardia di Finanza. Si tratta della V5006 e del pattugliatore Barbarisi. Entrambe sono partite da Crotone alle 2:30 del 26 febbraio. La partenza avvenne dopo una segnalazione di Frontex su una barca con possibili migranti. Le unità rientrarono in porto a causa delle condizioni meteo. Il mare era forza 4 con vento forza 5.

Carannante ha definito questi valori non pericolosi per la navigazione. Ha sottolineato che la motovedetta V5006 poteva navigare a 30 nodi in quelle condizioni. Il rientro in porto appare quindi poco giustificato. Per il pattugliatore Barbarisi, la situazione era al limite. La sua scheda tecnica prevedeva mare forza 4 come massimo stato di navigazione. Il comandante potrebbe aver valutato il mare superiore a tale soglia. Le motovedette della Guardia Costiera, Cp 321 e 326, erano invece pienamente operative.

Errori nella gestione dei radar e ritardi nei soccorsi

Un punto cruciale dell'esame riguarda i radar del Roan della Guardia di Finanza. Carannante ha descritto la situazione come «drammatica». Il radarista non avrebbe adeguato la scala di portata. Questo limitava la precisione, specie con meteo avverso. Nonostante la segnalazione di Frontex, non si è cercato attivamente il bersaglio. L'operatore radar si è definito un mero osservatore. Il radar era impostato su una portata di 12 miglia, inferiore alle sue potenzialità.

L'ammiraglio ha spiegato che la ricerca di un bersaglio richiede competenze specifiche. Le manopole del radar permettono di superare le difficoltà meteo. L'operatore non sembrava possedere tali capacità. L'apparizione del target sul radar è stata fortuita, non frutto di ricerca attiva. Il monitoraggio occulto del caicco era impossibile. Il radar non era settato oltre le 12 miglia. La telecamera termica al radar di Campolongo non funzionava.

Il consulente ha anche analizzato la rotta del caicco. I dati di Frontex erano fuorvianti. I calcoli di Carannante indicavano un punto di approdo diverso da quello segnalato. Nonostante ciò, la rotta stimata non ha influenzato l'intervento. La Guardia di Finanza si è attardata nell'uscita. Sapevano che il caicco si sarebbe avvicinato a Le Castella.

L'intervento era di tipo «law enforcement». L'imbarcazione navigava in tranquillità. La Guardia di Finanza era titolata a intervenire. Il ritardo nella partenza delle unità della Finanza è stato decisivo. Se fossero partite alle 00:17, come richiesto, avrebbero intercettato il caicco a 6 miglia dall'arrivo. Evitando la tragedia. Uscendo alle 2:30, anche a 10 nodi, non sarebbero arrivati in tempo.

La Capitaneria di Porto non ha interagito con il Roan dopo aver saputo della gestione della Finanza. L'operatore di turno doveva verificare l'uscita delle unità della GdF. La valutazione iniziale di Frontex era ambigua. Si parlava di una barca con «stufette» o «migranti». La Guardia di Finanza ha interpretato la segnalazione come «barca con migranti». Dopo il rientro delle unità, non sono stati richiesti altri interventi.

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