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La famiglia di Pietro Sanua insiste per riaprire le indagini sul suo omicidio, avvenuto nel 1995 a Corsico. Nonostante la richiesta di archiviazione, emergono nuove piste legate a una Lancia Thema e a possibili esecutori materiali.

Il cold case di Pietro Sanua a Corsico

Il mistero sull'omicidio di Pietro Sanua, avvenuto il 4 febbraio 1995 a Corsico, potrebbe non essere ancora risolto. I legali dei familiari hanno presentato una memoria il 13 febbraio, opponendosi alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Dda. La memoria evidenzia diverse piste investigative ancora da esplorare.

Queste includono l'analisi di tracce di sangue e possibili legami tra un indagato e un suo omonimo. La discussione in Tribunale è prevista a breve. I magistrati dell'Antimafia, dopo cinque anni di indagini, avevano concluso che nessun collaboratore di giustizia aveva fornito elementi concreti per identificare i responsabili.

Nuove speranze per la giustizia

Gli avvocati Nicola Brigida, Fabio Repici e Guido Salvini ritengono invece che ci siano ancora aspetti da chiarire. Sarà il gip Patrizia Nobile a decidere se queste nuove prospettive meritino ulteriori approfondimenti. L'ipotesi più accreditata è quella di un omicidio di 'ndrangheta.

Si ipotizza che Sanua sia stato ucciso su ordine di Gaetano Suraci. I due ebbero un litigio plateale il 6 aprile 1994 a Buccinasco. La disputa riguardava l'assegnazione di un posto per un chiosco bar. Sanua avrebbe pagato con la vita l'affronto all'uomo legato ai clan.

Le indagini e i possibili esecutori

Collaboratori di giustizia come Saverio Morabito e Domenico Agresta hanno descritto Suraci come un affiliato 'ndranghetista. Suraci è deceduto nel 2005. Le indagini si sono quindi concentrate sui possibili esecutori materiali del delitto.

Un nome emerso è quello di Vincenzo Ferraro, detto 'Cecè'. È stato l'ex pentito Rosario Barbaro a collegarlo inizialmente a Suraci. Gli investigatori hanno notato una somiglianza tra il volto di Ferraro e un identikit disegnato da un testimone.

La Lancia Thema e gli indizi

Il testimone aveva visto un giovane allontanarsi di corsa poco prima di un incendio a Trezzano. L'incendio riguardava la Uno usata dai killer. I sicari sarebbero poi fuggiti a bordo di una Lancia Thema. Quest'auto fu notata da due carabinieri.

Secondo Barbaro, Ferraro possedeva una Lancia Thema Ferrari amaranto. L'auto aveva un sistema di accensione a distanza per ragioni di sicurezza. Ferraro era coinvolto nella faida di Oppido all'epoca.

La proprietà del veicolo

La proprietà della Lancia Thema è un punto cruciale. Il 26 novembre 1992, Ferraro fu controllato a Castiglione di Cervia su una Thema con Rocco Mammoliti. L'auto risultava intestata al cognato di Ferraro.

Le banche dati indicano che Ferraro possedette solo una Bmw e una Golf. Un parente omonimo possedette una Thema Turbo IE, acquistata nel 1992. Questo stesso veicolo fu reimmatricolato per smarrimento targa nel 1995, poco prima dell'omicidio.

Un'annotazione del 2022 menziona che l'intestatario, con precedenti per narcotraffico, faceva il carrozziere. Aveva quindi le competenze per riparare il veicolo dopo un incidente. Un altro omonimo di Ferraro, classe 1957, viveva a Rho. Custodiva una Lancia Thema amaranto con caratteristiche simili a quella descritta da Barbaro: vetri antiproiettile e accensione a distanza.

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