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L'artista comasco Enzo Santambrogio medita sulla ciclicità dei conflitti, analizzando la pace come una mera tregua tra interessi economici e di potere. La sua riflessione parte dalle immagini della guerra viste da bambino, giungendo a una lucida constatazione: l'umanità continua a sorprendersi di fronte a conflitti prevedibili.

La guerra vista da bambino e adulto

Ricordi vividi emergono dai telegiornali del 1975. Le immagini del Vietnam entravano nelle case, mostrando la morte in diretta. Un bambino osservava, confuso tra eccitazione e paura, la cruda realtà. La televisione trasmetteva un mondo senza filtri.

Crescendo, si crede che esporre l'orrore sia una lezione collettiva. Nel 1982, la guerra in Libano coinvolse l'Italia. Si pensava che il dolore portasse saggezza. Ma una frase secca risuonò: “Non sottovalutare la stupidità umana”.

Esperienze dirette di conflitti dimenticati

Le guerre viste in televisione sono molte. Ma alcune sono state vissute in prima persona. Non quelle romanzate, ma quelle dimenticate dai media. Piccoli conflitti in giro per il mondo, con sparatorie improvvise e villaggi cancellati.

Queste guerre, seppur piccole, sono vere e sporche. Le loro conseguenze sono definitive per chi le subisce. L'esperienza diretta rivela la fragilità della saggezza collettiva.

Interessi economici e la dissoluzione della memoria

La parola “esperienza” diventa comoda. Si dice “abbiamo imparato”, ma la storia insegna solo a chi non ha interessi in gioco. Quando il potere o le risorse sono minacciati, la memoria si cancella.

Se un politico vivesse anche solo dieci minuti in una zona di guerra reale, forse ci ripenserebbe. Un'esplosione, la polvere, il corpo di un bambino. Esperienze che dovrebbero far riflettere prima di dare un ordine.

Decisioni prese lontano dal rumore della guerra

Le decisioni cruciali si prendono lontano dal fronte. In stanze insonorizzate, con grafici e percentuali. La guerra diventa un'operazione astratta, priva di odore, sangue o occhi che fissano.

La frase del nonno risuona ancora: “Non sottovalutare la stupidità umana”. Forse è arroganza, l'idea che questa volta sia diverso. Che la guerra sia necessaria, o l'ultima.

La ciclicità dei conflitti e la sorpresa costante

Dal Vietnam al Libano, i conflitti si susseguono. Cambiano nomi e bandiere, ma la scena rimane identica. Ogni volta, qualcuno afferma di aver imparato. Ma si è solo archiviato.

L'esperienza è una verità applicata solo quando non costa nulla. Quando non intacca gli interessi o il potere. Da bambino, la guerra era eccitazione e paura. Oggi, è lucidità. La vera sorpresa non è che le guerre continuino, ma che continuiamo a stupirci.

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