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Emergenza fauna selvatica in Abruzzo

Sulmona, Abruzzo – La proliferazione dei cervi in Abruzzo ha raggiunto livelli critici. Questo è quanto emerso da un importante incontro tenutosi l'8 aprile a Sulmona, organizzato da Confagricoltura e CIA - Agricoltori Italiani L'Aquila Teramo.

L'evento ha riunito scienziati, rappresentanti dei parchi nazionali e regionali, istituzioni e agricoltori per discutere la gestione della specie. L'obiettivo era fare chiarezza sulla situazione e individuare soluzioni concrete.

Scienziati e parchi lanciano l'allarme

Numerosi esperti di fama nazionale hanno presentato dati preoccupanti. Tra questi, Francesco Riga di ISPRA, l'etologo Sandro Lovari, Stefano Mattioli del Deer Specialist Group dell'IUCN e Marco Apollonio, professore ordinario all'Università di Sassari.

I loro interventi hanno evidenziato una crescita incontrollata della popolazione di cervi, soprattutto nella provincia dell'Aquila. Questa espansione è attribuita a una politica ritenuta «inerme ed omissiva» sul tema.

Hanno partecipato anche i direttori dei principali parchi abruzzesi: Luciano Sammarone (Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise), Luciano Di Martino (Parco Nazionale della Maiella), Patrizio Schiazza (Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga) e Igino Chiuchiarelli (Parco Regionale Sirente Velino).

Impatto su ecosistemi e altre specie

La crescita esponenziale dei cervi sta avendo un impatto devastante sull'ecosistema locale. I pascoli vengono compromessi, mettendo a rischio la sopravvivenza di altre specie autoctone.

Il camoscio, il capriolo e persino l'orso sono ora considerati specie a rischio. La forte pressione competitiva esercitata dai cervi, specie non autoctona, ne sta compromettendo la stabilità.

La popolazione di cervi aumenta a un ritmo stimato tra il 20% e il 35% annuo. Questa dinamica allarmante è condivisa dai direttori dei parchi, che si sono dichiarati disponibili a collaborare per una gestione sostenibile.

Critiche alla politica e alle associazioni ambientaliste

Le organizzazioni agricole hanno puntato il dito contro la politica regionale, accusandola di inerzia e ritardi nell'adottare misure efficaci. La gestione attuale si limita a un «controllo» inefficace, secondo quanto emerso dal confronto scientifico.

Sono state criticate anche le azioni legali intraprese da alcune associazioni ambientaliste contro le proposte di contenimento venatorio. Gli esperti presenti hanno definito tali proposte «irrealistiche» e prive di fondamento scientifico.

Si denuncia una «scellerata questione di opportunità politica e mediatica» che impedisce l'adozione di un piano di prelievo selettivo, considerato l'unico strumento realmente efficace.

Danni economici e sicurezza stradale

I danni non riguardano solo l'ecosistema, ma anche l'economia agricola e la sicurezza dei cittadini. Le imprese agricole sono allo stremo, con colture cerealicole, foraggere e vigneti sempre più esposti ai danni della fauna selvatica.

Questo contrasta con gli investimenti promossi per l'enoturismo e la valorizzazione dei prodotti del territorio. La materia prima, infatti, viene distrutta nei campi prima ancora di poter essere valorizzata.

Inoltre, il numero di incidenti stradali causati dalla fauna selvatica è in aumento. Questi eventi mettono a serio rischio l'incolumità delle persone, un aspetto che la politica non può più ignorare.

Richiesta di azioni concrete

Confagricoltura e CIA chiedono un cambio di rotta immediato da parte della Regione Abruzzo. Si sollecita l'adozione di strumenti di gestione già sperimentati con successo in altre regioni italiane ed europee.

Le organizzazioni agricole non si arrendono e si dichiarano pronte a intraprendere ogni iniziativa necessaria per difendere il proprio lavoro. Viene lanciata un'interrogazione aperta ai politici regionali: saranno in grado di agire per prevenire futuri incidenti, anche a costo di decisioni impopolari?

La domanda finale è retorica: i governanti dimostreranno il coraggio di agire come un «buon pater familias», prendendosi cura del proprio territorio e dei suoi abitanti, prima che sia definitivamente troppo tardi?

Le persone hanno chiesto anche:

Perché la popolazione di cervi in Abruzzo è aumentata così tanto?
L'aumento è attribuito a una crescita incontrollata dovuta a politiche ritenute inefficaci e omissive, con una percentuale di incremento annuo stimata tra il 20% e il 35%.

Quali sono le conseguenze della proliferazione dei cervi?
Le conseguenze includono danni agli ecosistemi, compromissione dei pascoli, minaccia per specie autoctone come camosci, caprioli e orsi, ingenti danni economici alle colture agricole e un aumento del rischio di incidenti stradali.

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