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L'Abruzzo è flagellato da piogge incessanti che hanno causato allagamenti diffusi e il collasso dei terreni agricoli. Confagricoltura chiede l'immediato stato di calamità naturale per prevenire danni ingenti e scongiurare una crisi simile a quella del 2023.

Allagamenti diffusi colpiscono l'agricoltura abruzzese

La regione Abruzzo si trova ad affrontare una grave emergenza agricola a causa delle intense precipitazioni dei giorni scorsi. I terreni agricoli, in particolare lungo la fascia costiera, sono completamente saturi d'acqua. Fiumi esondati hanno trasformato vaste aree coltivate in veri e propri bacini, compromettendo seriamente la stagione produttiva.

La situazione è precipitata rapidamente, passando da un'allerta a un'emergenza concreta. L'acqua ha invaso ortaggi, vigneti, uliveti, frutteti e seminativi, rendendo impossibile qualsiasi tipo di lavorazione nei campi. L'operatività delle aziende agricole è di fatto bloccata.

Il presidente di Confagricoltura Chieti, Mauro Lovato, ha lanciato un appello urgente alle istituzioni regionali e nazionali. «I terreni sono esausti, non riescono più a drenare e l'acqua viene rigettata in superficie, riversandosi nei canali e nei fiumi», ha dichiarato Lovato. «Oggi tutti i corsi d'acqua della fascia costiera risultano esondati e stanno allagando campagne anche a oltre 10 chilometri dalle foci».

L'impatto è già generalizzato e sta mettendo in ginocchio le realtà agricole del territorio. Le aziende si trovano nell'impossibilità di accedere ai propri fondi, con colture a rischio di marciume e malattie.

Il rischio di un nuovo 2023: la lezione non imparata

Lo scenario attuale richiama alla mente quanto accaduto nel 2023, quando la mancata possibilità di intervenire tempestivamente nei vigneti favorì la diffusione della peronospora. Quell'evento causò perdite fino al 70% della produzione, un danno economico devastante per molti agricoltori.

«Abbiamo già visto cosa succede quando non si interviene in tempo», ha sottolineato Mauro Lovato. «Allora abbiamo rincorso l'emergenza, oggi dobbiamo prevenirla. Un nuovo 2023 non ce lo possiamo permettere».

Le previsioni meteo indicano la persistenza delle precipitazioni fino al 3 aprile, con ulteriori accumuli che aggraveranno una situazione già critica. I terreni rimarranno saturi e impraticabili per diversi giorni ancora.

«Questo significa non poter entrare nei campi almeno fino al 9 o 10 aprile», ha evidenziato Lovato. «Poi arriveranno sole e temperature più alte, condizioni ideali per l'innesco delle malattie fungine. È uno scenario già scritto se non si interviene subito».

La mancanza di coperture assicurative diffuse in questa fase rende il quadro ancora più fragile. Molte aziende si trovano esposte a rischi enormi senza alcuna forma di tutela, aumentando la vulnerabilità del settore.

La richiesta di Confagricoltura: stato di calamità immediato

Confagricoltura Abruzzo chiede l'attivazione immediata dello stato di calamità naturale, anche in via preventiva. L'obiettivo è quello di poter intervenire con tempestività per mitigare i danni e supportare le aziende colpite.

«Serve l'attivazione immediata dello stato di calamità naturale, anche in via preventiva», ha dichiarato Mauro Lovato. «Se poi i danni saranno contenuti saremo i primi a esserne sollevati, ma oggi il dovere è agire prima, non dopo».

Le criticità si estendono anche alla viabilità rurale e alla tenuta del territorio. Le infrastrutture rurali sono sotto pressione e i Comuni faticano a gestire l'emergenza. A Ortona, fiumi e torrenti sono esondati e le strade interpoderali risultano compromesse, rendendo necessari interventi urgenti per ripristinare le condizioni minime di sicurezza.

La situazione è critica anche nelle aree interne. Alice Pietrantonij, imprenditrice vitivinicola e membro del direttivo di Confagricoltura L'Aquila, ha descritto un quadro complesso nella Valle Peligna. I vigneti sono allagati e il fiume Aterno ha visto un innalzamento significativo del suo livello.

«Piove incessantemente da tre giorni», ha affermato Pietrantonij. «Al di là dei danni che ci saranno, la lavorazione è ferma da una settimana, con tutte le attività bloccate e ritardi che stanno creando problematiche importanti alle aziende».

Anche per i seminativi i danni sono ingenti. Domenico D'Amato, imprenditore agricolo e consigliere del direttivo di Confagricoltura L'Aquila, ha confermato la presenza di terreni completamente allagati. «Passeranno giorni prima di poter tornare a lavorare», ha detto D'Amato, auspicando un intervento per far defluire l'acqua e ripristinare l'accesso ai campi.

Appello alle istituzioni regionali

L'appello di Confagricoltura è rivolto direttamente ai vertici istituzionali abruzzesi: il presidente della Regione Marco Marsilio, l'assessore all'Agricoltura Emanuele Imprudente, il presidente della Commissione Agricoltura Emiliano Campitelli e i parlamentari eletti nella regione. Sono chiamati a un intervento immediato per affrontare l'emergenza.

«Non possiamo permetterci di arrivare tardi ancora una volta», ha concluso Mauro Lovato. «Oggi abbiamo il dovere di agire prima che i danni diventino irreversibili. Lo stato di calamità non è una scelta politica, ma una necessità per salvare aziende, lavoro e futuro di un intero territorio».

Dati pluviometrici e confronto con l'Emilia-Romagna

I dati elaborati da Vigneto Sicuro di Trace Technologies srl, basati sulle rilevazioni delle stazioni meteo della Regione Abruzzo, confermano la gravità della situazione. Nella fascia costiera, l'evento ha interessato 12 stazioni pluviometriche nella provincia di Chieti, con accumuli fino a 210 millimetri in sette giorni e una media di circa 148 millimetri. Si tratta di oltre due volte e mezzo la pioggia media mensile di marzo, dati che non includono le precipitazioni del 3 aprile.

Questi dati, se proporzionati, avvicinano l'Abruzzo alla situazione verificatasi in Emilia-Romagna nel 2023. Anche in quel caso, gli eventi che portarono allo stato di emergenza furono caratterizzati da piogge persistenti e ripetute su terreni già saturi, con cumulate elevate concentrate in pochi giorni.

Sebbene in Abruzzo non si siano ancora raggiunti picchi estremi come quelli emiliani, la dinamica è la medesima: precipitazioni prolungate, suoli al collasso e bacini idrografici in sofferenza. L'urgenza di un intervento immediato è fondamentale per evitare che l'agricoltura abruzzese subisca un nuovo, pesantissimo colpo come quello dell'anno precedente.

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